Primarie Pd: stampa amica apre il gioco: “Chi è il tonto?”

di Lucio Fero
Pubblicato il 7 Marzo 2012 15:15 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2012 15:30

ROMA- Intorno al Pd è cominciato un nuovo gioco: il gioco a chi è più “tonto”. Partecipano soprattutto amici e simpatizzanti, del Pd ovviamente. Michele Serra su La Repubblica sostiene che il “tonto” è il Pd o meglio il suo vertice. Serra al problema delle primarie una soluzione ce l’ha e la propone, una specie di uovo di Colombo delle primarie. Alle primarie vince sempre quello che non è in candidato “ufficiale” del Pd? Per evitare tale inconveniente basta secondo Serra che siano tutti candidati ufficiali del Pd. Scrive che “così perdere le primarie diventa impossibile perché il candidato del Pd è quello che vince tra i vari concorrenti…il Pd vincerebbe tutte le primarie da qui al Tremila”. Elementare Watson. Aggiunge Serra: “Come accade negli Usa per le primarie democratiche e repubblicane”.

Non proprio, su questo rimando alle primarie Usa casca l’asino e la freccia che indica il “tonto” comincia a girare in cerca di bersaglio. Michele Serra scrive a pagina  30 de La Repubblica. Avesse letto Serra pagina 17 de La Repubblica avrebbe aggiunto o tolto qualche riga alla sua “Amaca”. A pagina 17 Sebastiano Messina scrive: “Negli Usa dove funzionano perfettamente, le primarie sono di partito e per ottenere la nomination bisogna conquistare la metà più uno dei delegati. Noi italiani abbiamo importato l’idea ma ci siano inventati le primarie di coalizione e stabilito che basta la maggioranza relativa…Dice che da noi le primarie non funzionano. E te credo, dicono a Roma”. Primarie di coalizione, come se negli Usa alle primarie del partito democratico partecipassero e votassero gli iscritto ed elettori al altri due, tre, quattro partiti. Da noi succede, anzi è voluto e quindi il Pd fa le “sue” primarie conteggiando i voti di elettori che sono spesso altro e contro la “sua” politica. E primarie che negli Usa eleggono i delegati, democrazia delegata che invece in Italia è vissuta come bestemmia, le primarie infatti sono presentate, officiate e partecipate come alternativa alla delega. Leggendo Messina, il “tonto” non è più il vertice del Pd o almeno non solo. L’area del “tonto” si allarga a tutto il clero officiante e il popolo in processione del rito delle primarie secondo la liturgia della sinistra.

Ma forse il “tonto” è altro ancora, forse il “tonto” è tanto nel manico quanto alla base. Il Pd è un partito, un vertice e un elettorato che vanno in coalizione, alle primarie e alle elezioni, con forze politiche drasticamente all’opposizione del governo che il Pd fortemente appoggia. Vendola e Di Pietro sono contro Monti. Bersani sostiene Monti. Coalizione? Di che? Di cosa? Poi alle primarie succede di tutto. Per dirla com Messina: “E te credo”. Con simili maestri, programmi e alunni il “tonto” non è un caso o un incidente. Il “tonto” come sempre accade coincide e convive con il troppo astuto.