Psicosi della Casta: senatore Vip in corsia! Al Policlinico di Roma?

di Lucio Fero
Pubblicato il 13 Agosto 2014 15:03 | Ultimo aggiornamento: 13 Agosto 2014 15:09
Psicosi della Casta: senatore Vip in corsia! Al Policlinico di Roma?

Il senatore Antonio De Poli

ROMA – Chiunque nella sua vita abbia avuto modo di conoscere, da paziente, amico o parente di paziente, il Policlinico Umberto Primo di Roma non poteva che provare la sensazione che qualcosa non tornava. Nel Policlinico molto non torna da decenni certo ma anche, in piccolo, nella storia raccontata, anzi postata sull’immancabile Facebook da una studentessa di infermieristica, tirocinante nello stesso ospedale. Postava la ragazza (informava risulterà alla fine parola grossa, molto grossa) che una sera “due pazienti sono stati spostati in altre stanze con quattro letti…stato di agitazione, apriamo finestre, spruzziamo deodorante…domani arriva un senatore…disposizioni del primario…”. Dunque il post narrava di un fastidioso e oltraggioso trattamento da Vip per il paziente parlamentare.

E allora? Cosa non torna nel reportage indignato? Non torna che se uno, uno qualsiasi dei potenti veri o presunti di questo paese, vuole un trattamento alberghiero da Vip in ospedale l’ultimo posto in cui va è il Policlinico di Roma. Al Policlinico di Roma se sei in pericolo di vita ci vai e ti guariscono pure, la vita, se è umanamente possibile, te la salvano. Rara la mala sanità. Molto professionismo, un posto dove vai in emergenza grave per la tua salute. Ma sei vuoi stanze singole, aria condizionata, lenzuola freschi, pavimenti lindi, insomma se vuoi ospedale/albergo da Vip non vai certo al Policlinico. In nessuno dei suoi edifici, in nessuna delle sue cliniche. Neanche in quelle in cui ti salvano la vita. A Roma e non solo a Roma lo si sa da decenni: le condizioni di accoglienza “alberghiera” del Policlinico sono quasi ovunque pressoché pessime.

Dunque perché mai il senatore Antonio De Poli, se voleva stare da Vip, avrebbe scelto il posto dove da Vip non può stare neanche il Padreterno ammesso lo ricoverino lì? Antonio De Poli senatore aveva, anzi ha certamente il reddito per farsi ricoverare in una clinica privata da Vip. Anzi non h nemmeno bisogno dei soldi, la clinica gliela pagava l’assicurazione previdenziale da senatore. Quindi va al Policlinico e ovviamente “sono stato quattro giorni in una struttura fatiscente, un unico bagno per tutto il reparto, cibo da ospedale come per tutti, passare pure per il simbolo della Casta mi fa un po’ girare i c…”. Tranne che per l’ultima frase quello di De Poli non è un lamento. Sapeva dove andava e sapeva che quella descritta, i suoi quattro giorni al Policlinico sono l’assoluta normalità al Policlinico.

Ci è andato, è andato proprio lì perché temeva di star davvero male, di avere qualcosa di grave, diagnosticata “una polmonite virale molto estesa da aggredire subito”. Ma Roberta Cristofani, la studentessa, ha scritto di “sentirsi profondamente offesa” da quella rinfrescata e ripulitura alla stanza. Replica la direzione del Policlinico “Nessun favoritismo…specifica patologia e ragioni di sicurezza”. Il primario di Medicina Interna, Francesco Violi: “Precauzioni prese legate alla sua patologia”. Imbufaliti alquanto quelli del Policlinico pensano di denunciare la studentessa.

Ora denunciare è troppo e la studentessa non lo merita. Ha in buonissima fede creduto di vedere. Al Policlinico dove sono ogni giorno a contatto con patologie e sintomi vari dovrebbero riconoscere chiaramente di cosa si è trattato, di un caso di Psicosi della Casta. Quel piccolo ma persistente disturbo cognitivo-neurologico per cui uno/a vede Casta ovunque e comunque. Fosse stato ricoverato un suo parente in quella stanza, l’affetta da Psicosi della Casta avrebbe  insistito per lavarli meglio pavimenti, pareti e infissi e avrebbe lamentato eccome il bagno in comune…Psicosi della Casta che talvolta si manifesta in abbinata ad eruzione pseudo giornalistica. Un piccolo, innocente caso da manuale. Di una malattia che non si cura però, come il raffreddore. O passa da sola o peggiora alla lunga, e molto.