Erdogan l’ha fatta grossa. Putin in Siria non può perdere

di Lucio Fero
Pubblicato il 24 Novembre 2015 13:18 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2015 19:21

Il jet russo abbattuto

Il jet russo abbattuto


ROMA – Difficile dire se sia sotto valutazione, riflesso lento o consapevole reticenza. Fatto sta che in apparenza solo i soldi sembrano manifestare apertamente di aver capito natura e possibili esiti di quello che è successo nei cieli siriano-turchi alle nove circa di un mattino, il mattino del 24 novembre. Solo i soldi parlano esplicitamente e mostrano di aver capito: le Borse arretrano, vanno giù dal minuto dopo che caccia F-16 turchi hanno abbattuto caccia bombardiere Sukoi 24 russo.

Per il resto è nell’informazione immediata e veloce un misto di sotto valutazione e riflesso lento. L’avvenuto viene “impaginato” come un importante e grave incidente su un teatro di guerra. Secondo o terzo in gerarchia, comunque dopo i funerali della povera Valeria Solesin. Ma non è questione di posizioni sul podio delle notizie, la sensazione è che non si abbia immediata nozione di quel che davvero è successo e sta succedendo.

E’ successo che Erdogan premier turco ha dato personalmente l’ordine di abbattere l’aereo militare russo. Un ordine che purtroppo non sorprende data la personalità dell’appena rieletto capo supremo della Turchia. Un ordine di guerra che coerentemente viene da un leader che sta combattendo la sua guerra: contro i curdi, contro Assad e ora contro i russi. Erdogan spara contro chiunque si opponga alla sua ambizione territoriale. Vuole un pezzo di Siria, quella abitata anche da turcomanni in attesa di essere “liberati” dalle truppe di Ankara. Vuole quel pezzo di Siria per farlo diventare di fatto Turchia e metterlo come un cuneo tra i due pezzi di territorio siriano abitato da curdi. Erdogan vuole territorio per impedire la nascita sul campo di uno Stato curdo più ampio di quello già formatosi a Nord Est dell’Iraq.

Erdogan non solo vuole, Erdogan spara. E azzarda anche una sfida militare niente meno che a Putin, alla Russia. Erdogan gioca alla guerra e gioca di brutto alla guerra. Erdogan che ha consentito e coperto le retrovie dell’Isis in Turchia, Erdogan che ha rotto con Israele, Erdogan che immagina anche lui una sorta di califfato sunnita nell’area a guida turca. Erdogan il cui esercito è nella Nato. Erdogan l’ambiguo, Erdogan il guerriero, Erdogan che ha riportato la Turchia al velo…Erdogan l’ambizioso e minaccioso stavolta l’ha fatta grossa.

Perché Putin non può tollerare quella scena del pilota russo sul cui cadavere ballano festosi i guerriglieri turcomanni filo turchi. Putin non si può permettere la sequenza di Erdogan che ordina, i suoi caccia che sparano, i protetti di Ankara che dileggiano il pilota morto e con lui tutta la Russia. E’ la scena di Black Hawk Down in Somalia…Ma Putin non ritirerà le truppe da Latakia come fecero gli americani da Mogadiscio. Putin in Siria non può perdere, non può permetterselo. Sarebbe innescata da una sconfitta e ritirata in Siria la stessa sequenza che l’Urss conobbe dopo sconfitta e ritirata in Afghanistan. Sconfitta, rinuncia, ritirata, instabilità, crisi, disgregazione. L’Urss cominciò a dissolversi come potenza su quell’ultimo ponte su cui transitavano le colonne dell’Armata Rossa in ritirata da Kabul. Se Putin si fa cacciare dalla Siria, da Isis o Erdogan che sia, la sua Russia imbocca la stessa strada.

Quindi Putin non arretrerà, accetterà la sfida di Erdogan. E in quell’ormai incredibile teatro di guerra che è la Siria, gli Usa farebbero bene a fidarsi più dell’avversario Putin che dell’alleato Erdogan. Putin promette e garantisce campagna militare contro Isis e se ne assume il massimo carico. Erdogan ha usato Isis in funzione anti curda e nutre ostilità anti occidentale, in più lavora, con le armi, all’egemonia sunnita nell’area. In un teatro di guerra dove operano e combattono i curdi, le milizie sciite irachene e iraniane, Hezbollah, i soldati di Assad in maggioranza alawiti più o meno tutti da una parte e dall’altra Isis con appoggi più o meno recenti o evidenti dei sunniti e dei regimi sunniti, dove bombardano i francesi e tra poco gli inglesi e gli americani e i russi e quel che resta dell’aviazione di Assas e gli aerei turchi, in questa polveriera con molte micce la mano nei fatti più incendiaria è proprio quella di Erdogan.

Washington farebbe bene a comprenderlo in fretta e così Londra, Parigi e Berlino. Erdogan può fare esplodere la polveriera Siria. Non ha scrupoli, sceglie l’avventura. Infatti ha fatto pagare a Putin con l’atto di guerra dei suoi caccia quel che Putin ha detto all’ultimo vertice del G20. Qui dentro, a questo tavolo ci sono paesi che trafficano con Isis aveva detto Putin. A chi si riferisse è fin troppo chiaro dopo che Erdogan ha dato ordine: abbattete il caccia russo. Questo i governi l’hanno capito eccome, di qui la loro comprensibile e doverosa reticenza a dirla tutta, proprio tutta.