Referendum. Va un po’ meglio? Diamogli un vaffa con il No

di Lucio Fero
Pubblicato il 3 dicembre 2016 7:00 | Ultimo aggiornamento: 2 dicembre 2016 16:38
Referendum. Va un po' meglio? Diamogli un vaffa con il No

Referendum. Va un po’ meglio? Diamogli un vaffa con il No

ROMA – Referendum, si vota. Quindi caro elettore del No una rispettosa domanda per te: sei proprio sicuro che più nera della mezzanotte non possa essere? La domanda ci sta perché spesso, caro elettore del No, sei tu e proprio tu che dici, argomenti e lamenti che va tutto male, che è tutto nero, nero profondo. E che quindi che ci si rimette a “vaffare” tutto e tutti alla prima occasione che si presenta. Uno dei tuoi argomenti, caro elettore del No, è che non si rimette nulla, che peggio di così non può andare e che peggiora, eccome se peggiora. Quindi sbaraccare è gratis, ci si toglie lo sfizio e la soddisfazione e non si paga biglietto per lo spettacolo.

Proprio sicuro? Istat, Ocse, Fmi, Bankitalia, Bce tutti dicono che il Pil a fine anno sarà cresciuto più o meno dell’uno per cento. Che i posti di lavoro a tempo indeterminato sono qualche centinaio di migliaia di più di prima. Che l’enorme disoccupazione giovanile un filo è stata limata. Che di qualche etto è stata abbassata di peso la quintalata delle tasse. E le cronache dicono che sono stati appena firmati accordi per due rinnovi di contratti di lavoro: cinque milioni tra statali e metalmeccanici che a fine mese avranno in busta qualche euro in più e in azienda o fabbrica qualche speranza in più di essere competitivi.

Dicono anche le cronache che arriva lo “sconto” sull’età per andare in pensione e che aumentano le eccezioni alla legge Fornero. hanno detto le cronache che è arrivata una legge civile per le unioni civili. Hanno raccontato che nei tre terremoti del 2016 lo Stato ha funzionato, c’era e in fretta. E lo stesso nelle piccole alluvioni di novembre. Dicono ancora che la tassa sulla prima casa non c’è più, che l’imposta sulle imprese l’anno prossimo cala del tre per cento…

Certo, elettore del No, puoi credere o pensare che Istat e compagnia mentano o siano al soldo, così come le cronache. E allora fatti i conti in tasca da solo, nella tua tasca di lavoratore e cittadino. Da due tre anni a oggi i conti che ti dicono? Che reddito e consumi e welfare e lavoro sono tutti peggiorati in questi tre anni rispetto al 2013 o che tutto o quasi va un po’, appena, un filo meglio? Fatteli da solo i conti se non ti fidi di niente e nessuno. Ma cerca di essere onesto con te stesso, prova a dire a te stesso la verità. Anche se questa dovesse contraddirti e smentirti, consenti alla realtà di farlo. Tanto lo saprete solo tu e lei. Puoi anche non confessare a nessuno che il paese alla fame e sempre più in rovina che ogni giorno denunci e lamenti e ti indigna corrisponde mica tanto a quel che davvero ti succede. Non dirlo a nessuno per carità, ma a te stesso perché non puoi dirlo?

Caro elettore del No la realtà è che un governo condotto da un premier discretamente antipatico ci ha messo in questi tre anni una pezza, dieci pezze, cento pezze. E che, sia o no merito del governo, l’Italia va un po’ meglio. Un po’ meglio di tre anni fa. Molti gridano: inganno e dittatura. Dittatura? Elettore del No, davvero non sei libero di votare, pensare, parlare? La realtà è che ti chiedono e tu stai per dare un vaffa sotto forma di voto al governo del va un po’ meglio. Lo fai, stati per farlo perché l’andare un po’ meglio ti fa schifo?

Se sei sicuro che più nera della mezzanotte non possa essere, allora ti sbagli due volte.

Primo: non è più mezzanotte. Non è ancora chiaro mattino e chissà se lo sarà mai. Ma è già quasi alba.

Secondo: a mezzanotte si può tornare, eccome se si può. Un governo di spesa pubblica a debito e di legge elettorale proporzionale e di “tavolo” di spartizione delle risorse per ogni lobby e territorio e rieccola mezzanotte.

E’ il governo per cui stai votando votando No. E’ il governo che chiami e che alla mezzanotte ti riporta.

Infine, caro elettore del No, poco o nulla sul cosiddetto merito del referendum, sulla legge su cui si vota. Poco o nulla perché, siamo sinceri, a te frega poco o nulla della riforma. Voti No perché vuoi votare contro il governo, punto. Ma se proprio vuoi mostrare il tuo cruccio per gli equilibri costituzionali presuntamente violati, ti basti sapere (o ricordare) che i mostruosi meccanismi nella legge, quelli che portano alla Costituzione addirittura stuprata, sono stati a suo tempo approvati, proposti e votati dai congressi del PDS, dei Ds, del Pd. Insomma anche da D’Alema e Bersani e allora l’Anpi non si indignava e la Cgil si crucciava. E vasti tratti di quella riforma sono nei programmi di quella che era Forza Italia e anche An. Tutti golpisti in Italia? Interi Parlamenti pieni di golpisti che poi diventano difensori della democrazia? Caro elettore del No lo sai anche tu che se non ci fosse Renzi da abbattere questa riforma avrebbe avuto il Sì della gran maggioranza. Probabilmente anche il tuo.

Infine caro elettore del No la cosa di te che meno sei disposto a discutere perché è quella che più ti appare naturale e istintiva. Non sei solo nella storia d’Italia. Tutte le volte dal dopoguerra che in forma referendaria o politica o governativa al paese è stata fatta una proposta di riforme, sempre il paese ha detto no. Che fosse un riformismo di destra sognando la Thatcher o riformismo di sinistra alla Blair, che fossero Berlusconi o Prodi o ancor prima Famfani, Moro, Craxi, Spadolini, sempre il paese ha detto di no al riformismo. Una lunga pratica politica e sociale ha allevato l’istinto a dire no.

Una lunga pratica politica e sociale che rifiuta, respinge e rigetta qualunque riforma e cambio che non comportino e garantiscano un po’ di guadagno e compensazioni per ogni parte e interesse. Siamo stati allevati a che la riforma non è quella cosa che sposta dove è più utile e giusto, quella cosa dove qualcuno utilmente e giustamente ci guadagna e qualcuno altrettanto giustamente e utilmente ci perde. Da noi e per noi la riforma è quella cosa dove ci guadagnano tutti, non si tocca nulla di quello che c’era prima o altrimenti non si fa. Infatti non si fa, in Italia le riforme si chiacchierano ma non si fanno. In Italia l’istinto che è stato allevato nel corpo sociale è opporsi, dire no a chi chiede o propone di cambiare.

Questa è la storia, caro elettore del No e con tutta probabilità anche tu sei uno dei milioni di italiani che ogni giorno più volte pretendono, invocano, chiedono il “cambiamento” da dieci, venti, trenta anni e poi, quando si cambia davvero o si prova a farlo, dicono con il loro voto che no, non si cambia, ma che sei scemo, che fai sul serio?

Quindi e concludendo con tutta franchezza caro elettore del No, se voti pensando e godendo all’idea di “vaffare” il governo del va un po’ meglio, allora quel che di peggio verrà in caso di tua vittoria te lo sei democraticamente chiamato, voluto e meritato.

Due parole anche all’elettore del Sì: dicono che perderai e sarai minoranza. Prendine atto serenamente ma seriamente: questo è un paese che non cambia, non vuol cambiare e resisterà ad essere come è anche se intorno gli cambiasse il clima planetario, l’asse terrestre, il livello dei mari e la quantità d’ossigeno nell’aria. Questo è un paese che resisterà immobile fino a che potrà e anche oltre. Dotato di una straordinaria energia creativa: inventa e fabbrica alla bisogna ogni tipo di forza, partito, e movimento conservatori pur di non cambiare. Questo paese è riuscito a far diventare forza conservatrice e di conservazione dell’esistente la sinistra: anzi più è sinistra radicale è più è gelosa custode di quel che c’è, qualunque cosa sia, purché ci sia. E quando la sinistra si è lisa come una maglia troppo usata per lo scopo della conservazione dell’esistente, ecco M5S alla bisogna: la conservazione sotto forma di ribellione vociante nelle gole ma immobile sulle gambe. Questo, caro elettore del Sì, non a caso è il paese del No-tutto. I comitati del No a qualcosa sono il tessuto connettivo della conservazione.

Quindi c’è poco o niente da fare, pare. Ma se dovessi invece essere maggioranza e vincere, caro elettore del Sì, avrai solo evitato il ritorno alla mezzanotte, il trionfo della conservazione e qualche notevole danno collaterale. Avrai evitato il peggio ma non ti illudere: tu o chi per te le riforme necessarie, giuste e utili per cambiare i connotati all’Italia le dovete ancora fare. Se vinci con il tuo Sì hai evitato di perdere l’ultimo treno (vincendo il No il treno non parte più) ma il viaggio resta lungo, accidentato e pure pericoloso.