Regioni: 150 mld a se stesse, 17 al territorio. Le tasse ingiuste, altro che Imu

di Lucio Fero
Pubblicato il 11 settembre 2013 16:19 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2013 16:20

soldi2ROMA – Il Sole 24 Ore e Radio 24 stanno conducendo un’istruttiva campagna giornalistica: fanno un po’ di conti in tasca alle Regioni e agli Enti locali. Così, nel giorno in cui il Corriere della Sera ci ricorda che quasi tutti i Comuni d’Italia hanno alzato o stanno per alzare l’Irpef comunale, l’addizionale cittadina alle tasse che si pagano allo Stato, nello stesso giorno apprendiamo che le Regioni spendono 150 miliardi di euro circa per se stesse, per il loro funzionamento, la loro esistenza, il loro personale, i loro uffici, le loro collaborazioni, consulenze, iniziative, mance. E spendono le Regioni 17 miliardi per il cosiddetto “territorio”, cioè per sviluppo economico nei rispettivi confini.

Miliardi, 150 contro 17: fin troppo ovvia, o forse ormai per nulla ovvia, la considerazione che in un mondo non capovolto le Regioni dovrebbero semmai spendere 17 miliardi per se stesse e 150 per il territorio. Insomma non fosse l’Italia un mondo a testa in giù il rapporto dovrebbe essere invertito. E dove trovano le Regioni gran parte dei 150 miliardi che spendono per esistere e funzionare e distribuire collaborazioni, consulenze, mance e favori? Ovviamente dalle tasse. Tasse tra cui figurano in posizione di spicco le addizionali regionali. Addizionali regionali su Irpe e Irap e addizionali comunali su Irpef e Irap.

Non sono poca cosa, non sono bruscolini, anzi. Accuratamente nascoste e celate nei calcoli ufficiali, a far due conti si scopre che le aliquote Irpef, quelle su salari, stipendi e pensioni in Italia non sono quelle dichiarate, quelle ufficiali. In media ciascuna aliquota va maggiorata tra l’uno e il due per cento perché tanto valgono sull’Irpef le addizionali regionali e comunali. Analogo calcolo sull’Irap che pagano le aziende: l’entità reale della tassa va maggiorata dall’Irap locale.

E che ci fanno le Regioni e i governi ed enti locali con queste e altra tasse (compartecipano ad esempio per una quota quasi del 50% al gettito dell’Iva)? Oltre a pianger miseria ogni giorno, ci fanno appunto quei 150 miliardi di spesa per se stesse (le Regioni). Un momento, il concetto di “se stesse” va allargato a tutti quelli che di soldi regionali e comunali ci campano. I politici certo ma mica solo loro. I dipendenti certo, ma loro più i politici locali sono una minoranza di quelli che ci campano sopra. Ci campano sopra a quei 150 miliardi una, due e anche tre fette d’Italia: professionisti, lavoratori, impiegati, imprenditori, manager.

Tutti quelli che ci campano, e anche non male, stando attaccati alle trentamila (trentamila!) “stazioni appaltanti” che operano nel nostro meraviglioso paese. Trentamila luoghi e autorità autorizzati a indire appalti con soldi pubblici, autorizzati a spendere soldi pubblici. Trentamila “stazioni” non le controlla nessun capostazione cioè nessun governo. Trentamila stazioni appaltanti sono un ceto sociale, una “casta” più vasta e inattaccabile di quella dei politici. E infatti questa casta blocca e boicotta ogni attentato alla spesa per inutile o clientelare che sia. Blocco e boicottaggio che avviene sempre in alleanza con la “gente” che va a protestare ogni volta che qualcuno prova a chiudere un binario morto: un Tribunale, un ospedale…No, anche se il binario è morto la “stazione appaltante” è in grado di inviarci sopra un treno scassato purché faccia fumo e, soprattutto, consumi carbone e stipendi che la stazione appaltante sta lì apposta per fornire.

L’Italia è così, è l’unico paese al mondo che ha fatto il federalismo (ricordate: tutti dicevano era urgente e benefico) aumentando di dieci e venti volte le tasse locali e non diminuendo di un decimale le tasse dello Stato centrale. L’unico paese al mondo. In principio furono la Lega e Bossi, l’origine di questa valanga di tasse. Sì, proprio loro. Forse non sapevano quel che facevano, ma l’hanno fatto. Poi ci mise eccome se ci mise del suo la sinistra con la sciagurata e sciocca riforma costituzionale che dava alle Regioni il diritto di spendere e tassare come loro pare senza controllo e limite. Infine i giochi di prestigio del berlusconismo e la infinita capacità di abboccare del pesce italico: tutti a maledire l’Imu che era e resta minima cosa rispetto alle tasse comunali e regionali. Addizionali che tagliano il reddito da lavoro e da impresa ogni mese, anzi lo taglieggiano. Al confronto e di sicuro l’Imu era una tassa piccola e giusta.