Roma allergia al lavoro. Vigili, Atac e comunali. Storie di soldi bianchi e neri

di Lucio Fero
Pubblicato il 2 Gennaio 2015 12:27 | Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio 2015 12:39
Roma allergia al lavoro. Vigili, Atac e comunali. Storie di soldi bianchi e neri

Roma allergia al lavoro. Vigili, Atac e comunali. Storie di soldi bianchi e neri

Roma – C’è una logica, ci sono motivi e storie dietro l’allergia al lavoro che ha colpito la notte di Capodanno i vigili urbani della Capitale e gli autisti del metrò cittadino. I vigili si sono dati malati all’83,5 per cento, gli autisti si sono presentati al lavoro sette su 24, più o meno il 70% di assenteismo. Ma non è che volessero “fare Capodanno”, non hanno disertato il lavoro per andare a ballare o brindare. E’ stata una forma di “lotta”, sono in “lotta” infatti i vigili, gli autisti del metro e tutti i circa 26 mila dipendenti, diretti o indiretti, del Comune di Roma.

I vigli urbani sono da settimane e mesi in lotta contro la “rotazione”. E che sarà mai, un obbligo a girare in tondo nelle piazze, una nuova mossa per dirigere il traffico, un capriccio del sindaco che li vuole danzanti come dervisci ruotanti? No, la “rotazione” per i vigili urbani di Roma è una misura di ordine e decoro pubblici. Si tratta, si tratterebbe di staccare, separare i nuclei di vigili urbani dal quartiere che da anni e anni percorrono, controllano. Staccarli dalla loro area urbana competenza e dal loro territorio e farli appunto “ruotare” in altro quartiere, area e territorio.

E perché mai questa quadriglia? Perché staccarsi e ruotare vuol dire anche e soprattutto staccarsi dai negozi, dai cantieri, dagli uffici che i vigili urbani di zona da anni controllano, ispezionano, autorizzano…E’ successo una, dieci, cento, mille volte di apprendere da indagini e processi e denunce che vigili urbani, non tutti ma non pochi, dai soliti e conosciuti e praticati negozi e cantieri prendevano mazzette per autorizzare e/o lasciar fare dai soliti uffici.

Come si può fare a spezzare la catena di soldi neri che lega esercenti, imprenditori e vigili urbani. Facendoli ruotare, spezzando il rapporto di consuetudine e la conseguente certezza del buon esito sia della richiesta di mazzette sia del loro pagamento. I vigili urbani di Roma si sentono offesi, hanno manifestato all’insegna del “Noi abbiamo le mani pulite”. Probabile, anzi certo per molti di loro. Falso, documentato falso per non pochi di loro. E comunque chi ha le mani pulite non avrà difficoltà, non dovrebbe averle, nel cambiare di tanto in tanto la zona di lavoro. O anche il giro di zona è “diritto acquisito”, “conquista del lavoratore”? L’allergia di Capodanno al lavoro dei vigili urbani di Roma è dunque “lotta contro la rotazione”. E quindi a pensar male si fa peccato ma spesso, molto spesso ci si indovina.

E gli autisti del metrò, e gli impiegati comunali e dei municipi e degli uffici e delle scuole dipendenti dal Comune perché sono in “lotta”, perché si danno malati e annunciano replica dello sciopero già effettuato mesi fa, perché proclamano battaglia e guerriglia da qui all’otto gennaio e anche dopo? La lotta è per il “salario accessorio”. Nelle buste paga dei dipendenti comunali e delle aziende che fanno capo al Comune di Roma c’è questa voce, “salario accessorio”. Poca roba, due, trecento euro in media, che vanno a irrobustire salari da 1.500 mensile sempre in media.

Il “salario accessorio” però non è come il suo nome comanderebbe, appunto “accessorio”. E’ invece fisso, stabile e soprattutto sganciato, indipendente da ogni motivazione, motivo, lavoro appunto “accessori”. Il che vorrebbe dire: 1.200 al mese per il lavoro normale, 300 per il lavoro, la prestazione “accessoria”, insomma in più e non fissa e uguale per tutti, sempre e a prescindere. A Roma invece il salario accessorio è appunto poco ma sempre e a prescindere.

Tempo fa chi lo paga il salario ai pubblici dipendenti, cioè il Tesoro, si è accorto che a Roma andava così e ha detto di smetterla, di mettersi in regola: salario accessorio pagato in cambio di lavoro accessorio. I comunali romani sono insorti e il Comune tra mille prudenze e cedimenti ha infine proposto: nessuno perderà un euro, salario accessorio rimane fisso ma diamo all’utenza qualche prestazione accessoria, magari più vigili urbani per strada, uffici comunali e scuole aperti con orario più lungo e accessibile…

Contro questa prospettiva è in corso la “lotta” con i sindacati di destra e sinistra e centro e autonomi tutti uniti nella lotta. In fondo vanno capiti i 26 mila e passa stipendiati a vario titolo dal Comune di Roma: da decenni vedono che i soldi si stampano e arrivano “a prescindere”. I miliardi per ripianare i deficit regionali e comunali, i milioni a decine e centinaia per i gruppi consiliari e per i vitalizi dei consiglieri, i milioni a cinquine per le consulenze inutili, i milioni a dozzine per gli appalti che fanno danno…

Da decenni vedono che politica, far politica e anche fare sindacato è solo e soltanto portate soldi, bianchissimi e regolari soldi pubblici, a casa. Vince, è più bravo chi è più lesto e più deciso. Da decenni vedono che va così, perché mai dovrebbero pensare che i soldi sono legati al lavoro svolto visto che da decenni questo è un criterio inesistente nella Pubblica Amministrazione dove i premi di risultato vengono dati al 98% dei dirigenti e i premi di produzione vengono spartiti e divisi tra tutti in parti uguali come si fa tra camerieri con le mance al bar o al ristorante?

E infatti non lo pensano, “lottano” invece e, se gli gira, si fanno venire l’allergia al lavoro come efficace “forma di lotta”. Non sono fannulloni, creature del denaro pubblico e delle autonomie locali, sono lavoratori in lotta con alle spalle storie di soldi, bianchi e neri.