Roma incanaglita: la corsa delle tribù ad essere la peggiore

di Lucio Fero
Pubblicato il 23 settembre 2014 13:53 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2014 14:00
Roma incanaglita: la corsa delle tribù ad essere la peggiore

Scene di “tavolino selvaggio” a Roma

ROMA – A decine, a centinaia i padroni e gestori di ristoranti e bar piantano la loro privata bandiera su pezzi pregiati della città. Se ne sono impossessati da anni, li hanno rubati quei pezzi di città, presi fuori legge e contro legge. E oggi se qualcuno cerca di ristabilire la legge loro reagiscono con violenza e rabbia. Non si rendono conto che è la rabbia dello scippatore che perde nella corsa il bottino. A decine, centinaia praticano e predicano l’illegalità.

Diventano migliaia perché si annettono i dipendenti cui danno lavoro, spesso in nero, quasi sempre in grigio. Questa è Roma di tavolino selvaggio, la Roma che, se vanno i vigili urbani a togliere i tavolini, sceneggia, inventa di essere stata picchiata, si butta per terra e grida alla persecuzione.

Riesci a levare per qualche giorno qualche tavolino, ed ecco che la brava gente si comporta subito e d’istinto come i tavolinari abusivi. Lo fa sotto forma di automobilisti che occupano lo spazio lasciato libero dalla tribù momentaneamente arretrata sul territorio. La tribù degli osti abusivi si ritira qua e là e viene sostituita dalla tribù del parcheggio altrettanto selvaggio e abusivo. Questa è Roma, la Roma del cittadino comune che la città quando e come può la usa e la getta.

Roma davanti ad una scuola, ad ogni scuola elementare o materna. Ovunque mamme, nonne e nonni che sequestrano con le loro auto parcheggiate in seconda e terza fila chi ha la disgrazia di aver parcheggiato nei pressi della scuola. Mamme, nonne e nonni, talvolta papà, perfino colf che infilano l’auto davanti al cancello della scuola, sulle strisce pedonali e che ingolfano i corridoi di passeggini. La regola, l’abitudine e la cultura sono il chi se ne frega del prossimo e guai a chi mi capita sulla strada che porta al pupo. La pedagogia verso l’infanzia è: metti le ruote e/o i piedi in testa all’altro e sarai uno di noi.

Roma alla fermata dei bus, attesa media venti minuti. Roma in metrò, un guasto al giorno. Roma monumentale ovunque corredata da un camion-bar. L’unica capitale europea dove la tribù dei camion bar è stanziale e inamovibile. Garantiscono il pubblico servizio di bevande e cibi a prezzo triplicato. Roma dei cassonetti mai del tutto svuotati, Roma dell’immondizia che arreda le strade, è parte del panorama urbano. Roma delle buche su ogni strada. Roma dei quartieri cattivi e incattiviti.  Roma degli uffici pubblici sempre più indolenti e strafottenti. Roma dove anche l’extracomunitario si fa in fretta gaglioffo e prepotente, si fa banda. Roma che applaude ed è solidale con chi ne ammazza uno di questi stranieri, a calci e pugni perché “gli ha sputato”.

Roma dei nei che assaltano i bus in periferia e ti tampinano al centro con i falsi e la paccottiglia abusiva. Anche loro, se e quando arrivano i vigili, reagiscono. Come gli osti. Roma di quelli dell’est che ti assediano e minacciano se non paghi il pizzo sul posteggio. Roma degli orchestrali del Teatro dell’Opera che si beccano dal Comune 16 milioni di finanziamento, fanno scappare chiunque non voglia coprire la loro sete di comando e soprattutto indennità. Roma dove questi ras del palcoscenico si spacciano per “lavoratori della cultura”.

Roma che ogni partita all’Olimpico è, se va bene, una puncicata (coltello usato leggero). Roma della più vasta e convenzionata sanità privata, cattolica soprattutto, e del più profondo deficit di spesa pubblica. Roma dove ogni opera pubblica costa cinque volte il costo standard e occorrono tre volte il tempo per farla ovunque. Roma degli affitti tutti i nero. Roma che lascia morire o peggio danneggia i suoi alberi. Roma dei Municipi che piangono miseria e il Comune fa altrettanto e la gente piange pure e tutti piangono, i commercianti, gli osti, gli avvocati e i dentisti. Piangono anche i vigili urbani che minacciano scioperi soprattutto quando servono e specialmente quando, succede di rado, qualcuno vuole mandarli in strada e non in ufficio.

Roma delle dieci burocrazie edilizie che non ha ancora smaltito le pratiche dei condoni di un decennio fa, Roma dove il funzionario non si assume responsabilità. Roma dove sono tutti prepotenti nel prendere, sfuggenti nel farsi carico. Roma mosaico ormai di pessime tribù l’una in gara con l’altra ad essere la peggiore. Roma incanaglita dove a viverci incanaglisci anche tu, per istinto di sopravvivenza.