Sacchetti bio: non c’è speranza per un popolo disperato

di Lucio Fero
Pubblicato il 4 gennaio 2018 14:28 | Ultimo aggiornamento: 4 gennaio 2018 14:28
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Sacchetti bio: non c’è speranza per un popolo disperato

ROMA – Sacchetti bio, ma tu guarda se da una cosa piccola piccola doveva venire la conferma, anzi la prova provata che non c’è speranza. Non c’è speranza, non per i sacchetti o la biosfera o il resto dell’universo mondo. Non c’è speranza per un popolo disperato. Disperato oltre ogni misura della ragione, disperato oltre ogni confine della realtà, disperato oltre ogni parametro di sana salute civile.

Il popol furente contro i sacchetti bio, anzi furentissimo contro l’ipotesi di pagarli sia pure pochi centesimi l’uno è insorto. Insurrezione corale, unanime, ossessiva e ossessionata. E la sua insurrezione per le forme e i contenuti che spontaneamente assume è la prova che non c’è più speranza, più nulla da fare per questo popolo.

Popolo in preda ad una allucinazione per così dire civica. Che la storia dei sacchetti bio da pagare sia tutta e solo e davvero e soltanto la storia di Renzi che fa guadagnare soldi ad una sua amica che li produce è pura e totale allucinazione civica. Allucinazione che per esistere e sussistere deve cancellare anni e decenni di allarme climatico, miliardi di fatti, notizie e pronunciamenti sull’inquinamento, accordi internazionali, trattati internazionali…Niente, tutto questo non esiste. Il popolo disperato oltre ogni limite percepisce come sola realtà l’allucinazione di Renzi e l’amica che fabbrica sacchetti. Un po’ come dire che inventare e diffondere gli antibiotici fu la pastetta tra medici-governi e farmaceutici ai danni dei batteri o che l’alcol disinfettante viene venduto a pagamento solo perché chi lo fabbrica ci guadagni mentre in realtà non serve a nulla. Gli allucinati sono legione, allucinazione Renzi-amica sua-sacchetti va come il pane, anzi di più. E’ la miglior “roba” che spaccia il mercato. Ha quindi grandi quantità di consumatori che di questa “roba” ne cercano ancora e ancora. E quindi non c’è speranza, più nulla da fare per questo popolo.

Popolo in totale dominio di una intossicazione per così dire civica. Quella di sentirsi sempre fregati da qualcuno. Terrore, ossessione che purtroppo nasce e promana a immagine e somiglianza del proprio quotidiano comportamento (se io frego sempre il prossimo non può non essere che il prossimo sempre frega me).

Popolo in piena tossicodipendenza civica. Popolo che ha bisogno di dosi sempre più alte di rancore rabbia da assumere. E pazienza se sono dosi mal tagliate. Come appunto nel caso dei sacchetti bio. Ci si poteva dolere dei veri aumenti di luce, gas, autostrade. E invece in maniera assolutamente irrazionale e appunto virale (nel senso di virus) è stata insurrezione di popoli sui centesimi dei sacchetti. Succede quando si assume roba tagliata con chissà che, gesso politico o cipria propaganda che sia. O, più probabilmente, roba tagliata con talco di social.

Popolo credente e fervente credente nella religione esclusiva e possessiva dei fatti e cavoli propri, di quelli e di nulla più. E il resto è nulla e chi se ne frega. I cavoli propri tutto e nulla a un palmo dal mio sedere: il sacchetto per i cibi è mio, era gratis, lo voglio sempre gratis perché è roba mia e se mi gira poi lo butto. Già, perché il preziosissimo sacchetto che il popolo furente reclama come diritto inalienabile poi il popolo lo butta nel secchio. Tanto è gratis.

Popolo in piena over dose di militanza: chi dice che il sacchetto si può pagare è…del Pd! L’unico altro posto del mondo dove vige la secca equazione tra un’opinione e un’appartenenza politica è la Corea del Nord. In ogni altro luogo del pianeta è ormai assodato le cose siano un po’ meno…rozze. Ovunque tranne che sui social italiani.

Popolo in indigestione perenne di vittimismo: portare il cibo nei sacchetti, se tanta è l’onta e la pena, non è obbligatorio. Una borsa da casa e la tortura svanisce.

Popolo che comunque è tanta parte del popolo tutto. Popolo che è correttamente anche volontà popolare, elettorato. E magari in qualche modo e misura governo domani. Governo? Domani? Non c’è speranza per un popolo così disperato.

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