“Contro scuola dirigenza ora e sempre resistenza”. Partigiani rivolta in tombe

di Lucio Fero
Pubblicato il 9 Giugno 2015 15:12 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2015 15:15
"Contro scuola dirigenza ora e sempre resistenza". Partigiani rivolta in tombe

“Contro scuola dirigenza ora e sempre resistenza”. Partigiani rivolta in tombe

Sfondato, frantumato, dissolto, polverizzato ogni sia pur minimo senso della misura, delle proporzioni, staremmo per dire della storia se la storia appartenesse sia pur vagamente al bagaglio culturale dei nostri eroi. Con profondo sprezzo del ridicolo gli arditi della marcia sui presidi hanno scandito in piazza, insomma in un angolo della piazza, un fascinoso e meraviglioso slogan. Eccolo: “Contro la scuola della dirigenza ora e sempre  resistenza”.

Slogan meraviglioso per impudenza e fascinoso per indecenza. Perché chi lo intonava intendeva per resistenza non la loro a una qualche legge o qualche provvedimento o, dio ne scampi, una qualche riforma dell’orto che considerano di casa (nel caso la scuola). No, intendevano proprio la Resistenza con la maiuscola, quella armata contro l’esercito nazista in Italia, quella guerra di liberazione, quella guerra civili contro i fascisti alleati di Hitler. Quello slogan dice che l’opposizione alla cosiddetta buona scuola targata Renzi equivale, fa parte della stessa famiglia di azioni e valori del combattere, e morire, contro il nazismo.

Ci vuole una faccia molto grande in protervia e una coscienza molto piccola in spessore per osare, avere appunto l’impudenza, la sfacciataggine di paragonare la propria lotta sindacale con quello che decine di migliaia di italiani scelsero e fecero tra il 1943 e il 1945. Ci vuole un senso della storia così misero nel pensare (?) che dare a un preside di scuola (la “dirigenza” dello slogan) la possibilità di scegliere un docente per la sua scuola somigli…alle leggi razziali, all’Olocausto, al rogo dei libri, al partito unico, alla democrazia perseguita dalla legge come crimine. Bisogna essere davvero scostumati, letteralmente senza pubblici costumi, per travestirsi da Partigiani, quelli con la P maiuscola.

Qualcuno evangelicamente potrebbe suggerire: sono da perdonare perché non sanno quello che fanno. Ormai infatti è una moda oscena, purtroppo sdoganata anche da non pochi a sinistra. Appena hai una grana sindacale, un contrasto sul luogo di lavoro, un interesse da difendere…qualunque sia la grana, il contrasto, l’interesse ecco qualcuno che va a cantare in piazza “Bella Ciao”. Si sentono tutti combattenti per la libertà quelli che bloccano tram, bus e metrò un venerdì sì e l’altro pure, quelli che aprono e chiudono a singhiozzo e quando gli pare musei e pubblici edifici, quelli che guai a ruotargli gli incarichi che è attentato alla democrazia, quelli che vogliono non sia chiuso l’ospedaletto sotto casa, non sia innalzata sopra casa l’antenna, non ci siano metanodotti, oleodotti, gasdotti…Tutti combattenti per la libertà, tutti a cantare “Bella Ciao”, sempre con qualche Camusso o Fassina benedicenti il coro.

Che è un coro insolente e offensivo. Insolente e offensivo verso i Partigiani veri, verso chi combatté e morì e che oggi si rivolterebbe nella tomba potesse sentire che oggi si spaccia il suo nome per difendere gli scatti di anzianità, il salario accessorio e per difendersi dagli aumenti in busta paga secondo il merito e dalla scelta secondo competenza e non secondo numero d’ordine rilasciato dal sindacato.

Sindacato della scuola in particolare che non si occupa solo come è giusto di salario e condizioni di lavoro dei docenti. No, il sindacato della scuola si occupa, anzi pretende parola decisiva sulla didattica e sulla sua organizzazione. Sindacato della scuola che vuole, e purtroppo lo fa, stabilire a che serve la scuola e a chi serve la scuola. Primo: serve ai lavoratori della scuola. Ultimo: serve alla acquisizione di competenze da parte degli studenti. Infatti qual è la fondamentale richiesta di questi “resistenti”? Che nella scuola si facciano solo le assunzioni dei precari e il resto resti com’è perché del resto chi se ne frega.

Così in questo grottesco e clownesco imbrogliare le carte, anzi gli stessi mazzi di carte del mondo, lo sciopero degli scrutini diventa il 25 aprile del 1945, la circolare del ministro diventa la strage di Marzabotto, Renzi è portatore (sano?) di dittatura, i presidi sono dei kapò, la scuola italiana è in mano ai privati e la Gilda e i Cobas dei prof sono entrati nel Comitato di Liberazione della cattedra.

Perché mai per difendere, appoggiare il proprio (giusto o sbagliato che sia) interesse di sindacato o gruppo si va senza pudore a cantare “Bella Ciao” e a far finta di essere combattenti contro il nazismo? Per ignoranza della misura civica e civile, per coprire la poca ragione delle proprie ragioni, per inerzia, non meditata inerzia comunicativa? E chi lo sa? E perché persone che fanno parte della vita pubblica coprono, incoraggiano, perfino plaudono a questa farsa? E chi lo sa…Di certo una cosa si sa: un genitore di minimo buon senso dovrebbe diffidare e non poco di un docente che gioca al mini carnevale della storia e traveste la sua normalissima vertenza sindacale da episodio fondamentale della seconda guerra mondiale. Affidare a uno così il proprio figlio o figlia? Oltre ai partigiani nella tomba dovrebbero rivoltarsi i genitori nelle case.

E un’altra cosa si sa ma non per questo non la si fa. A mostrare ieri con mano fremente quello striscione demente non arrivavano ad essere in 15. Giornali e tv hanno comunicato: “Contestazione dei prof e degli studenti al Pd e al governo”. La notizia vera, la notizia fedele a ciò che davvero è stato era invece: gruppetto di esagitati blocca un marciapiedi e lancia grida. Questo è successo e questa era la notizia vera: se le mani frementi innalzano striscioni e slogan dementi è anche responsabilità, anzi colpa, di chi gonfia, spara, titola e alla fine non sa più neanche tanto bene quel che davvero scrive, titola e inquadra perché non ha più nessuna misura, nessun parametro e proporzione. Proprio come quei prof che si sentono baluardi, anzi arditi della democrazia, anzi gli unici veri “rossi” della politica e della società e che invece, potessero vederli, renderebbero rossi di imbarazzo i partigiani, quelli della Resistenza vera.