Scuola, prof hanno vinto: soldi al merito…uguali per tutti

di Lucio Fero
Pubblicato il 10 febbraio 2018 5:42 | Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2018 15:43
Scuola, i professori hanno vinto: soldi al merito...uguali per tutti

Scuola, prof hanno vinto: soldi al merito…uguali per tutti (foto Ansa)

ROMA – Scuola, prof hanno vinto. Non solo la battaglia per il rinnovo del contratto di lavoro, battaglia lunga anni. Non solo hanno abbastanza vinto in busta paga, aumento medio di 96 euro al mese e arretrati per circa 600 euro. No, hanno vinto qualcosa di più, qualcosa di molto più importante per loro, per loro come vogliono essere. Hanno vinto una fondamentale battaglia contro la “buona scuola”. Sia contro la “buona scuola” tra virgolette che indicano la legge varata dal governo Renzi e odiata tra i prof quanto e più del canone Rai. Sia contro la buona scuola senza virgolette, contro la buona scuola e scuola buona i prof hanno vinto la battaglia.

Hanno ottenuto infatti dal governo che i premi, i riconoscimenti, insomma i soldi ad incentivo e premio al merito siano cogestiti da presidi e sindacati. I sindacati a gestire i premi di merito…come mettere un animalista a distribuir bistecche. I sindacati della scuola (non solo della scuola ma soprattutto della scuola) hanno orrore dei premi al merito professionale. Li considerano una cosa sporca e capace di traviare. Infatti nella scuole italiane dove sono stati concessi sono stati tenuti segreti i nomi dei prof che li hanno ottenuti, rischiavano l’ostracismo dei colleghi e anche peggio. Il merito riconosciuto è stato tenuto nascosto per una sorta di esigenza di ordine pubblico: questa è la scuola dei pro e dei loro sindacati.

Quindi mettere in mano ai sindacati i 200 milioni di euro di premi al merito professionale significa una cosa sola: i premi saranno per tutti ed eguali per tutti. Magari piccoli per entità, ma la cosa che preme ai sindacati è che non siano appunto premi che fanno di uno bravo, l’altro meno bravo, l’altro ancora impreparato…Questa classifica e verifica per i sindacati (e per i prof) non si deve fare, né ora né mai. Era uno dei peccati capitali e imperdonabile della “buona scuola”, addirittura voler misurare a premiare il merito professionale di chi sta in cattedra. Il merito professionale secondo i sindacati e i prof si contempla, compendia ed esaurisce nell’esserci in cattedra. Punto.

Quindi ecco la scena: abbiamo qui in Istituto assegnati qualche migliaio di euro dei 200 milioni che il governo ha stanziato per premiare il merito, a chi li diamo? Parla il sindacato: ovviamente a tutti senza discriminazioni, magari premiamo un po’ l’anzianità. Punto e fine del merito professionale. I soldi al merito uguali per tutti sono la tomba del merito. Per la contraddizion che nol consente…un prof dovrebbe saperlo e capirlo.

E i prof e i loro sindacati sanno e capiscono e hanno perciò vinto la loro battaglia contro la buona scuola e la scuola buona, affossando perfino per contratto il merito professionale. Aiutati nella cattiva battaglia da un governo che ancora si illude ci sia un riscontro elettorale ad aumentare buste paga (non c’è più, da tempo il meccanismo si è inceppato) e soprattutto da una ministra, Valeria Fedeli, che ha mostrato con chiarezza come la sua idea di scuola sia quella per cui la scuola e l’università servono soprattutto a chi ci lavora dentro e sulla base degli interessi dei lavoratori della scuola vadano normate e organizzate. Non per caso, la ministra Fedeli dal sindacato viene. Anche lei, c’è da scommettere, considera una conquista democratica che siano i sindacalisti a misurare il merito…uguale per tutti ovviamente.

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