Sicilia, non bastano 4.282 euro pubblici l’anno, a testa

di Lucio Fero
Pubblicato il 6 novembre 2017 9:12 | Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2017 9:12
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La scheda delle elezioni regionali in Sicilia (foto Ansa)

ROMA – Sicilia, non bastano…non bastano un sacco di cose.

Sicilia ha votato, ma mica tanto: il 54 per cento degli aventi diritto al voto, più della metà, a votare non ci è andato. Segno inequivocabile del loro scontento, l’altissima astensione dichiara e attesta che non bastavano e non bastano un sacco di cose.

Sicilia ha votato, quella che ha votato, pare secondo exit poll in risicata maggioranza per coloro che promettevano, guarda un po’, meno tasse e più spesa pubblica. Altro segno e marchio che non bastavano e non bastano in Sicilia e ai siciliani un sacco di cose.

E subito dopo quelli che sembrano aver preso qualche voto in più ecco quelli, votati quasi nella stessa percentuale, che promettevano la grande pulizia e soprattutto la grande redistribuzione, insomma l’allargamento a tutti e l’aumento del sacco di cose che appunto ai siciliani non basta.

Cosa non basta con tutta evidenza ai siciliani, alla società civile siciliana, alla pubblica opinione siciliana, alla gente furente siciliana?

Non bastano, con tutta evidenza, i 4.282 euro, a testa, che ogni anno la mano pubblica riversa, in media, nelle tasche dei cittadini dell’isola. Il voto ha detto, con tutta evidenza, che laggiù se ne vuole di più.

Né bastano con tutta evidenza i 52 miliardi di euro di evasione fiscale stimata, il voto ha detto che nell’isola si vuole minore fiato del fisco sul collo.

Né basta che il bollo auto lo paghi il 13 per cento di chi ha un’auto. Anzi forse sì, questo basta. O forse no, Berlusconi del bollo auto ai siciliani ha promesso l’abolizione. Non sapeva i siciliani avessero, come dire, già fatto.

Né basta tasso di assenteismo in Regione pari al 12 per cento degli addetti (nello Stato è del 9 per cento, in Italia del 6 per cento). Si è chiesto con il voto minore rigidità.

Né basta il sei per cento di siciliani che percepisce una pensione di invalidità. Con il voto si è chiesto maggior…welfare.

Né basta che per una mammografia in Sicilia ci voglia attesa di 142 giorni (89 in media in Italia). Con il voto si è chiesta maggiore autonomia.

Né basta che il 40 per cento degli occupati in Sicilia siano pubblico impiego. Con il voto e con la rabbia del non voto si è chiesto altro impiego pubblico.

Diranno, stanno dicendo che se governatore sarà come sembra Nello Musumeci questo vuol dire che è tornato Berlusconi, che l’Italia elettorale sta tornando al 1994 e che il Centro e la Destra più o meno federati possono vincere le elezioni politiche di marzo 2.018. E diranno e stanno dicendo cosa vera.

Diranno, stanno dicendo che un Cancelleri che perde di un soffio, che un M5S al 30 per cento in Sicilia è timbro e promessa che M5S sarà a marzo primo partito in Italia. Timbro e promessa che M5S  non delude elettori anche quando fallisce nel governare. E che in fondo meglio per M5S non poteva andare, perdere con molto onore e merito ed evitare la tortura pazzesca del governare la Sicilia. E anche qui diranno e stanno dicendo cosa vera.

Diranno, stanno dicendo che il Pd di Renzi con il suo candidato Micari arriva terzo e quindi di fatto ultimo che terzo non è un posto sul podio quando si vota, oggi in Sicilia, domani in Italia. Che Renzi non toglie un voto a Berlusconi e neanche a M5S, che cara e grazie se tiene i suoi di voti il Pd, che il Centro Sinistra si avvia a perdere le prossime elezioni. E anche qui stanno dicendo cosa vera.

Diranno meno del fallimento e disastro della sinistra-sinistra, candidato Fava in Sicilia, domani in Italia chissà. Elettoralmente la loro funzione è solo quella di aiutare il Pd a perdere. E anche qui cosa vera.

Non diranno invece della cosa più vera di tutte, e cioè che in Sicilia i votanti e i non votanti ciascuno a suo modo hanno manifestato volontà di popolo e popolare all’insegna di un articolato ma fermo non basta. Non bastano i 4.282 euro pubblici a testa ogni anno, il sei per cento della popolazione in pensione di invalidità, i dipendenti della Regione pari per numero alla metà dei dipendenti di tutte le Regioni d’Italia…E’ la cosa più vera di tutte (non solo in Sicilia) a dirla non ci si fa degli amici.