Spesa sociale? Sci sul Vesuvio, schiudi uova a Catania, farmaci greci…

di Lucio Fero
Pubblicato il 13 Febbraio 2012 14:27 | Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio 2012 14:27

ROMA – I Comuni italiani, sia quelli amministrati dalla destra che dalla sinistra e non mancano all’appello quelli con sindaci espressione di liste civiche, sono tutti molto innervositi dall’articolo 35 del “decreto liberalizzazioni”, quello che temporaneamente vieta ai Comuni di avere e gestire una propria Tesoreria. Non si tolgono soldi ai Comuni né si bloccano le spese, si monitora, insomma si controlla “dal centro” come spendono. I Comuni lo considerano un affronto, la Lega guida la protesta. Giorgio Napolitano fa sapere che la “spesa pubblica non va tagliata alla cieca”. Bene, diamo uno sguardo ad alcuni consolidati capitoli di spesa dei governi locali.

Lo facciamo insieme a Gian Antonio Stella che sul Corriere della Sera di sabato 11 febbraio raccoglie istruttivo campionario. E’ di pochi giorni fa il dibattito al Consiglio Regionale della Campania sull’opportunità di una legge che “disciplini la professione dei maestri di sci nel territorio regionale”. Maestri di sci in Campania, sul Vesuvio? A suo tempo la Regione Sicilia istituì “corsi di formazione” per allevatori di Cirneco. Il Cirneco è un cane “dalle prestigiose prestazioni nella caccia al coniglio” come da documentazione ufficiale. Per otto esemplari di Cirneco la Regione Sicilia decise di addestrare, “formare” quindici giovani di Zafferana. Contratto da 800mila lire al mese. Ma gli otto Cirneco morirono tutti. Storia vecchia, dei tempi della lira, storia unica?

A Sciacca per allestire un parco acquatico furono “formati” 290 tra sguatteri, portieri e banconisti. Costo della “formazione”: 37mila euro a testa. Più l’acquisto di due orche marine pagate l’equivalente di due milioni e settecentomila euro e oggi in “pensione” in un acquario islandese a 121mila euro al mese di “retta”. Il parco acquatico? Mai visto.  Come mai visto il parco delle Egadi per cui pure sono stati “formati” in appositi corsi “giardinieri ortolani”, “delegati alle torrette di avvistamento e spegnimento incendi”. Il Comune di Catania ha saputo finanziare il progetto di inventori locali per una “macchina schiudi uova”. E ha saputo assegnare a lavoratori precari il compito di contare le macchine ai semafori, le fontanelle e i motorini di ciascun paese e borgo dell’area. In tutta l’isola sono negli anni fioriti corsi di formazione per “operatori olistici del benessere e del massaggio”, “tecnici per il trucco e il parrucco degli spettacoli cinematografici”, “esperto nella lavorazione della cartapesta”, “istruttore di pilates”, merlettaio macramè…”. Corsi che nascono, guarda caso, in coincidenza con gli appuntamenti elettorali.

In Italia, soprattutto nell’Italia in recessione e disoccupazione, la spesa sociale va difesa e, se possibile, qua e là incrementata. Il guaio, l’equivoco e la vera e propria truffa politica e sociale sta nel fatto che anche la spesa per i Cirneco e i merlettai macramé viene conteggiata, rispettata e difesa come “spesa sociale”. Dalle Regioni, dai Comuni, dalla politica, dai sindacati e in fondo anche dalla “gente”. Non “alla cieca” ma aprendo finalmente gli occhi la cancellazione di questa spesa sociale solo di contrabbando porterebbe le risorse, i soldi per aumentare i salari reali e per sostenere e riqualificare chi un lavoro non ce l’ha e chi un lavoro lo perde. Ma quasi nessuno ha il coraggio civile di dichiarare tutt’altro che sociale questa spesa che corrode non solo le finanze pubbliche ma anche la stessa società.

Corrosione…Un medico dell’ospedale di Atene raccontava in una intervista all’inviato de La Stampa come nell’ospedale cominciassero a scarseggiare anche i medicinali forniti dalla sanità pubblica greca causa tagli di spesa imposti dal governo “sotto il tallone e lo stivale dell’Europa dei banchieri”. Vero, negli ospedali greci sta accadendo anche questo. Quel medico però, nel comprensibile sconcerto per la situazione che vive, ha dimenticato di raccontare quel che lo stesso inviato de La Stampa ha facilmente scoperto e cioè che era fino a ieri abitudine in Grecia rivendere all’estero, dove si pagano di più, i medicinali forniti a basso prezzo dalla sanità pubblica greca. Spesa sociale sono i farmaci a basso costo per i greci. Spesa sociale è anche quella che finanzia l’abitudine di rivenderseli all’estero a prezzo maggiorato? Certe volte non c’è “miglior cieco” di chi non vuol vedere. Ai greci non stanno restando che gli occhi per piangere, in Italia va meglio: è ancora pieno di occhi foderati da fette di prosciutto. Fino a che finiranno le fette e resterà l’osso.