“Superpensioni!” a 3500 netti.. Demagogia fa i titoli ma (forse) non fa la legge

di Lucio Fero
Pubblicato il 19 Agosto 2014 15:32 | Ultimo aggiornamento: 19 Agosto 2014 16:02
"Superpensioni!" a 3500 netti.. Demagogia fa i titoli ma (forse) non fa la legge

Repubblica, la prima pagina del 19 agosto

ROMA – Una mattina di mezzo Agosto (il quando ha la sua importanza che presto apprezzeremo) un autorevolissimo quotidiano, sì insomma La Repubblica, titola così la notizia che ritiene la più importante: “Il piano del governo, prelievo di un miliardo dalle superpensioni”. Superpensioni tutto attaccato, ad indicare più o meno consciamente, di certo graficamente e concettualmente, una categoria, non un caso anomalo, qualcosa che i filosofi classici avrebbero detto una “sostanza” e non un “accidente”.

Proseguendo la lettura, il titolo di apertura della prima pagina viene spiegato e reso concreto da quello che in gergo si chiama “catenaccio”, sì insomma la riga che sta sotto il titolo grande. Leggi la spiega: “Allo studio l’ipotesi di colpire gli assegni oltre i 3.500 euro”. Dunque la notizia (il piano o l’ipotesi del governo) e il suo quantum: 3.500 euro netti al mese di pensione. Sulla notizia, se sia tale o meno, tra qualche riga. Sul quantum invece subito perché è evidente, marcato, gridato, stampato che La Repubblica, o almeno il suo titolatore di prima pagina, considera, anzi addita come “superpensioni” quelle da 3.500 euro netti al mesi.

Con tutta probabilità chi ha concepito, deciso e stampato quel titolo, quell’equazione 3.500 netti uguale “superpensione”, 3.500 netti e forse qualcosina in più li guadagna a fine mese come stipendio. E, fossero anche quattromila, l’ideatore ed estensore del titolo, l’informatore che qualifica come “superpensione”i 3.500, non considera i suoi 3.500/4.000 netti al mese come super stipendio. E ha ragione: 3.500 netti al mese non sono un “superstipendio”, e neanche quattromila. Sono l’agiatezza e non la ricchezza. Sono la retribuzione di lavori ad alto tasso di responsabilità e professionalità. Sono soprattutto quello con cui si campa, si consuma, ci si fa la vacanza e anche il divano nuovo. Ma con 3.500 netti al mese se ci campi una famiglia fai quello e basta, altro che “super stipendio”. E allora se sempre 3.500 sono perché titolare “superpensioni” e additare i 3.500 come la soglia del privilegio per di più smisurato, appunto super?

Primo perché è Agosto. Da tempo il format più in voga nella vasta città della comunicazione è quello del chiacchierare si deve, quindi occorre, necessita, non si può fare a meno di una chiacchiera al giorno. Più che quotidiano omnibus (una volta), oppure on line e on time, oppure tematico  e specializzato, il modello/format cui nessuno si sottrae e ciascuno rende omaggio è quello del Corriere dello Sport e Gazzetta dello Sport durante la stagione del calcio mercato. Il modello che appunto dispone, consiglia e impone una chiacchiera al giorno ogni giorno su qualche acquisto/cessione di nome importante, nome di grido. Più o meno tutti, sia quelli che ne scrivono sia quelli che leggono, sanno che al 90/95% non succederà nulla, non ci sarà né l’acquisto né la cessione. Ma l’importante, la funzione, la missione è offrire una base alla chiacchiera. Ecco il primo perché nel processo di costruzione del messaggio/merce, insomma nella confezione del veicolo su cui possa salire e viaggiare ogni chiacchiera, sulla “fronte” di quel bus ci deve essere scritto non solo pensione ma anche super. Come va il mercato della squadra campione o di casa? E’ “super” o “in crisi”. In mezzo  non può esserci nulla, quindi come possono non essere “super” le pensioni?

Anche non fosse Agosto, il format resto lo stesso. Un mondo dove regna sovrana la chiacchiera, la parola, spesso la “voce”, e dove clandestino e al massimo immigrato irregolare è il fatto. Nel mondo della parola unica cosa vera e delle cose vere assolutamente da non considerare, una “orecchiata” in prossimità del governo e dintorni consente e legittima l’annichilimento del principio di plausibilità. Ricalcolare la differenza tra assegno pensionistico calcolato con il retributivo e quello derivante da calcolo con il contributivo per una ventina di milioni di volte, senza che la Pubblica Amministrazione abbia notizie dei contributi pagati dai dipendenti pubblici e quindi poi sottrarre un paio di centinaia di euro al mese al pensionato da 3.500 netti è, qualunque cosa si dica e si orecchi, implausibile. ed ecco il secondo perché dei 3.500 “superpensioni”, l’implausibile in prima pagina. Come ormai è abitudine, costume, non di rado cifra e orgoglio (da Libero a Il Fatto al Il Giornale a Il Manifesto e anche i Tg Mediaset). Tg7 di Enrico Mentana fa più o meno ogni sera quel che La Repubblica ha fatto l’altra mattina: si prende una “orecchiata” e la si trasforma in un fatto, in realtà empirica.

Terzo perché è la demagogia, conscia o inconscia del titolista. Il seguire, anzi il perdersi nell’umore del momento. Quarto perché è una sorta di pigrizia pavloviana/estetica: superpensione è un “rumore” consueto e accattivante nella canzone quotidiana della comunicazione di massa, perché non usarlo? Nel tg e nei titoli grandi è pieno di parole che fanno “rumore” forte e noto e tutti le usano per richiamo e assonanza. Fa nulla, proprio nulla se la musica dei fatti stona con quella delle sillabe. Il quinto perché è perché l’andar per parole, anzi per fiati, anzi rumori, il cercar chiacchiera e il cercarla come dipendenza, l’implausibilità come misura e tutto il resto il mondo della politica lo condivide con quello della comunicazione/informazione. Vivono in osmosi i due mondi, si scambiano umori, vuoi che non si siano trasfusi l’un l’altro più volte ettolitri di demagogia?

Demagogia che fa i titoli dunque. Ma (forse) nel caso in specie non fa le leggi. Matteo Renzi ha liquidato con un “ma de che” il “piano del governo sulle superpensioni”. E con un “non esiste” la chiacchiera del giorno prima, quella della trattativa Italia/Ue per uno sconto dallo 0,5 allo 0,25% della riduzione annua di debito pubblico come da fiscal compact. Può darsi che il premier menta o smentisca oggi per coprire lavorii e trattative, può darsi neghi oggi e confermi domani. Però perché una trattativa e per di più segreta per uno sconto nel fiscal compact quando in chiaro e da molti mesi c’è scritto che lo 0,5% di abbattimento del debito/Pil non vale e non scatta quando la “congiuntura è negativa”? Che bisogno avrebbe Renzi di trattare lo sconto se il Pil italiano 2014 cara e grazia se sarà più 0,2%? La trattativa avrebbe senso con Pil a più due per cento: usare il “più” dell’economia per abbattere il debito o per finanziare la spesa produttiva di altra ripresa? E perché per un improbabile miliardo di gettito comunicare  tutto il paese che ancora e ancora e ancora tasse e tasse e tasse?

C’è un solo perché: nei partiti, in Parlamento e nel Pd è pieno di gente che vuole finanziare nuova spesa pubblica con nuove tasse. L’elenco è lunghissimo ma Matteo Renzi dentro quell’elenco non c’è (non c’era?) Agli atti, ai fatti a quell’elenco il premier non ha ancora aggiunto il suo nome. Per questo demagogia che fa i titoli (forse) non fa la legge, nel caso in specie il capitolo pensioni della legge di stabilità. Oppure Renzi a settembre si iscrive al partito “tassa e spendi” e tocca e taglia le pensioni medie del ceto medio. Medie del ceto medio: a sessantamila euro lordi l’anno non si è parte del mitico un per cento degli umani che divora il mondo e affama il restante 99 per cento. Sessantamila euro lordi di pensione dopo decenni di lavoro sono solo la risultante di una buona carriera.

A tutti i demagoghi inconsapevoli o volontari non resta che consigliare la lettura di “Funerali di Stato” di Massimo Gramellini su La Stampa. “E’ abbastanza spiacevole questa ostinazione degli anziani nel non voler morire. Sono così evidenti i vantaggi che ne trarrebbe il debito pubblico finalmente sgravato da spese pensionistiche e sanitarie…Va riconosciuto che le istituzioni per una volta efficienti e coese stanno facendo di tutto per agevolare la complessa ma necessari operazione.. Dopo aver spremuto di tasse le abitazioni degli anziani…ora si accingono a prosciugare…la pensione. A questo scopo i bonificatori non esitano a servirsi di un arnese antico e indistruttibile, il populismo, per bollare come immorale un assegno di tremila euro al mese…Il pensionato benestante, nuovo bersaglio dell’odio collettivo, è in realtà l’ultimo Welfare…i nipoti campano grazie ai soldi che i nonni pensavano di lasciare ai figli. Adesso una parte di quel denaro dovrebbe trasferirsi dalle tasche dei pensionati a quelle bucate l Tesoro con la formula ipocrita del contributo di solidarietà…