Tasse e patrimoniale, eccole! Subito e per tutti, quasi per tutti

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 Luglio 2011 15:01 | Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2011 11:37

ROMA – Il primo che ridice la storiella, ricanta la ninna-nanna del “non mettiamo le mani in tasca agli italiani”…sia salutato almeno da una gigantesca pernacchia. Silvio Berlusconi, tanto per non far nomi, qualche settimana fa aveva detto che “non ci sarebbe stata una manovra, manovra di cui non c’è bisogno”, infatti…Infatti il Parlamento ne sta votando una da settanta e passa miliardi, quasi il doppio di quanto il presidente del Consiglio aveva negato, “rassicurando” il paese che non era necessario. Ma oramai chi se ne ricorda più e comunque è inutile rimuginare sulle parole versate, versate a vanvera. Giulio Tremonti ha tenuto alle Camere il “discorso del Titanic”, nelle stesse ore è tornato il freddo dei mercati sui titoli di Stato italiani, la tregua in Borsa è già finita, l’euro resta a rischio, della Grecia non si sa. Dell’Italia si sa che o paga subito, a partire da domani, anzi da oggi, oppure viene travolta. Ed eccole dunque le tasse, la patrimoniale. Arrivano e toccano quasi tutti. Fanno male anche se ha ragione Tremonti quando dice che “questa manovra fa il bene del paese”. Fanno male eccome tasse e patrimoniale, per tutti, quasi per tutti e quel “quasi” offende.

Tasse sono da lunedì 18 luglio i ticket sulle ricette, dieci euro ed euro 25 per le visite al pronto soccorso in “codice bianco”, cioè senza alcuna gravità. Tasse che colpiscono la gente, anche la povera gente. Tasse che fanno male ma fa male chi, sindacati e sinistra, Comuni, Regioni e Province gridano al “massacro insostenibile”. Di insostenibile ci sono i deficit eterni della Sanità, di insostenibile c’è l’idea di avere una spesa sanitaria che il paese non si può permettere. E non ci sono “altri” che possano pagare, altri e diversi dagli italiani. Tutti gli italiani o, purtroppo, quasi tutti.

Tasse sul patrimonio, patrimoniale di fatto è il prelievo sui conti di deposito in banca. Chi ha risparmi depositati per meno di 50mila euro paga 34, 20 euro, paga 70 euro chi ha risparmi tra 50 e 150mila euro, paga 240 euro chi ha risparmi o patrimonio tra 150mila e 500mila euro, paga 680 euro chi ha in deposito patrimonio sopra il mezzo milione. Questo oggi, dal 2013 la patrimoniale sui depositi cresce a 230 euro tra i 50 e i 150mila euro, 780 euro tra 150mila e 500mila euro, 1.100 euro sopra il mezzo milione. Poca o tanta che sia, patrimoniale è.

Tassa sui diritti acquisiti è la “solidarietà” forzosa sulle pensioni ricche: bloccate nella rivalutazione in tempi di inflazione crescente, tagliate del cinque per cento nella parte eccedente i 90mila euro l’anno lordi fino a 150 mila e del dieci per cento nella parte sopra i 150mila. Poco o tanto che sia, è incrinato, anche se solo per pochi, il muro dei diritti acquisiti.

Tassa di fatto è il blocco della rivalutazione per le pensioni sopra i 2.380 euro lordi mensili. Non una miseria ma certo non una ricchezza: con 1.800 euro netti al mese vivi ma non stai certo “agiato”.

Tassa eccome è l’aumento delle “accise”, cioè della benzina e del gasolio dal primo gennaio 2012. Benzina che viaggia a 1,6 e oltre a litro e che arriverà facilmente a 1,8. Inquadrando obiettivo due euro a litro se l’inflazione ci mette la coda.

Tassa, anzi tasse a decine sono il taglio a tutte le agevolazioni fiscali oggi vigenti. Si parte con il cinque per cento in meno dello sconto che il fisco fa sui mutui, le ristrutturazioni delle case, le spese per istruzione, le spese mediche…Tutto insomma, tutte le agevolazioni, tutti gli sconti ridotti del cinque per cento. Si comincia con il cinque e si arriva al venti. Chiunque, e siamo tutti, usufruisca di una agevolazione fiscale, rifaccia i suoi conti di conseguenza. In totale il fisco sconterà agli italiani venti miliardi di euro in meno.

Tasse, patrimoniale e qualche spesa pubblica in meno: si andrà di fatto in pensione più tardi, i piccoli Comuni dovranno accorparsi, grandi Comuni, Regioni e le immancabili Province avranno soldi in meno. Lacrimano in maniera indecente ma, per fortuna, qualche soldo in meno da spendere lo avranno. E si proverà perfino a vendere qualcosa dei Comuni, delle Regioni, dello Stato centrale. Qualcuna delle migliaia di aziende “partecipate” dai governi locali, forse è questa l’unica strada, l’unico viottolo stretto ma concreto per ridurre i costi della politica, cioè per ridurre le centinaia di migliaia di persone che di politica campano senza vantaggio alcuno per il paese. Si proverà a vendere qualche grande azienda di Stato, si proverà.

Ma, in somma, eccole le tasse e la patrimoniale per almeno 35 miliardi di euro e forse qualcosa in più. Per dirla e conteggiarla come ama fare il presidente del Consiglio, settantamila e passa miliardi di vecchie lire. Il governo di Berlusconi, quel Berlusconi che solo un mese fa cianciava di aliquote Irpef “più basse”, il governo della destra tassa, eccome se tassa. Non poteva fare altrimenti, non c’era altro da fare: l’Italia vive al di sopra delle sue possibilità. Avesse governato davvero negli ultimi tre anni il governo della destra avrebbe potuto e dovuto tentare di ridurre la spesa che è al di sopra delle possibilità del paese. Non l’ha fatto ed ora tassa. Viene tassato eccome un paese cui è stato raccontato che non c’era problema, un paese che se l’è fatto raccontare. Viene tassato ed è giusto che sia tassato, anche se discutibile è la “giustezza” di ogni singola tassa. In tre anni di governo Berlusconi ha tolto tre miliardi di tasse, l’Ici, e ha poi dovuto tassare almeno dieci volte tanto. Un capolavoro. Ma resta lo stesso indecente lo spettacolo di tutti coloro, anche all’opposizione, che ad ogni tassa si oppongono. Sono gli stessi che difendono con le unghie ogni tipo di spesa: i protettori della spesa pubblica sempre e comunque sono i protettori e genitori delle tasse e della patrimoniale che arrivano.

Per tutti, quasi per tutti. Non per i parlamentari, in nome dei diritti acquisiti per questa legislatura. E i diritti acquisiti dei pensionati? Non per gli allevatori morosi delle quote latte, ma sono protetti dal clan della Lega. Non gli stipendiati dalla politica sul territorio, ma sono legione e si travestono da garanti dei “servizi sociali”. Sono esenzioni che offendono, sono vero scandalo. Ma purtroppo nonostante la loro enormità non possono essere l’alibi per dire che tassare non si doveva e non si poteva. Il conto è arrivato, mano al portafoglio: si paga per almeno tre, quattro anni. Poi o l’Italia avrà cambiato i connotati della sua spesa e della sua politica o si pagherà ancora di più.