Tasse, chi ne merita di meno? Sotto i 55 o 30 o 23 mila euro?

di Lucio Fero
Pubblicato il 5 Novembre 2013 11:42 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2013 12:11

tasseROMA – In origine il confine tra benestanti ancora tartassabili a colpi di tasse e comuni mortali di tasse già tosati e non più ulteriormente tosabili fu posto a 55mila euro lordi annui. Sopra questo reddito nessuno sconto fiscale, neanche minimo. Sotto questo reddito qualcosa arriva era scritto nella prima stesura della legge detta di stabilità.

Cinquantacinquemila a scriverla tutta in lettere è una cifra lunga, ma a tradurla in netto mensile non fa poi una grande impressione: a seconda dei casi si sta tra i 2.500 e i 3.000 euro netti al mese, più vicini a 2.500 che a 3.000. Ci si campa, eccome se ci si campa. Ma non ci si sguazza certo. E’ un reddito decoroso per una famiglia, più della sopravvivenza, meno dell’agiatezza. Giusto o sbagliato, il confine steso sulla prima mappa tra ancora tassabili e già tassati al massimo era qui, tra i 2.500 e i tremila netti al mese.

Ma la legge di stabilità tremola come un budino, cambia forma come un transformer e quindi il Pd appena ieri aveva fatto sapere che il confine andava spostato, e di molto. Secondo Guglielmo Epifani un reddito sopra i 23 mila (23 e non 55 mila) può ancora sopportare le tasse di prima (magari con qualche aggiunta a livello locale). Solo sotto i 23 mila euro di reddito annuo, lordi s’intende, ci si merita qualcosa in meno di tasse da pagare.

Ventitremila euro lordi annui non fanno 1.500 netti al mese. Quindi il confine posto dal segretario del Pd, dalla Cgil e, immaginiamo, dal sotto segretario Stefano Fassina che per il Pd cura la legge di stabilità è lì, a 1.500 al mese. Sopra devi pagare le tasse di prima e anche quelle nuove che verranno. Ognun può valutare se questa mappa della società su cui il Pd si orienta sia solidale o pauperistica, redistributiva o soffocante.

Cinquantacinquemila o ventitremila? Siccome siamo in Italia spunta l’ipotesi assai concreta di incontrasi a metà e non parlarne più. L’ultima dalla Stabilità è che il confine tra chi merita meno tasse e chi merita di pagarne ancora sia fissato a 30 mila euro lordi annui di reddito. Diciamo a 1.8oo euro netti al mese.

Tutti e tre i “confini” però fanno i conti senza l’oste e soprattutto senza conteggiare la regola secondo la quale se…spartisci ricchezza diventa povertà. Con il miliardo e mezzo in bilancio per lo sgravio Irpef a disposizione nel 2014 se lo dividi tenendo come confine i 55 mila euro lordi, fa una dozzina di euro netti al mese a contribuente, neanche 150 euro in un anno. Enrico Letta si è molto offeso per questo calcolo ma la matematica non è un’opinione.

Se il confine è a 30 mila euro, allora gli euro netti di sgravio diventano circa 200, sempre sotto i venti al mese. Con il confine a 23 mila euro gli euro netti di sgravio finalmente raggiungono e superano i 20 al mese ma solo per i lavoratori dipendenti a basso e bassissimo reddito. A proposito, perché solo i lavoratori dipendenti come giustamente ha fatto rilevare la Corte dei Conti? Perché se lo sgravio fiscale viene applicato o negato sulla base del reddito dichiarato, allora quasi tutto il lavoro autonomo risulta “dentro”, meritevole di sgravio. Peccato che i redditi dichiarati non abbiano alcun rapporto con i redditi reali. Non è bello ma è l’Italia bellezza…e non puoi farci niente.

Ma torniamo al meno tasse e a chi lo merita: come la giro e come la volti, dovunque metti un confine più o meno arbitrario, son sempre pochi soldi, maledettamente pochi. Quel che serve non è una limatura del cuneo fiscale su salari e stipendi, occorre un drastico taglio di almeno due/tre punti delle aliquote Irpef. Roba da dieci miliardi e più e non da 1,5 miliardi. Quei dieci miliardi e altri come loro non sono al di qua o al di là di alcun confine di reddito. Il confine è altro, occorre invadere la spesa pubblica, fermare il pagamento a piè di lista dei costi della macchina pubblica, rifiutarsi di continuare a pagare ogni sua elargizione. Ma qui si sbatte il muro contro altro ancora confine, anzi altro che confine, si sbatte contro un muro: gli italiani vogliono certo meno tasse ma non sono disposti a rinunciare ad un solo euro di spesa pubblica.