Lucio Fero

Trump smantella class action anti banche. Ma non era l’anti sistema?

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Donald Trump nella foto d’archivio Ansa

ROMA – Trump smantella class action anti banche. Un voto del Senato americano (51 a 50 con il voto determinante del vice presidente Usa Mike Pence) ha smontato le leggi a protezione della possibilità di procedere per class action contro le banche. Dopo la grande crisi finanziaria di dieci anni fa l’amministrazione Obama aveva reso appunto per legge facile il tentare di rivalersi per via giudiziaria contro le banche. Trump ha cassato, posto fine a questa facilità: negli Usa promuovere una class action contro una banca ridiventa una sfida impossibile o quasi.

La class action facile e possibile era per le banche statunitensi una remora, un impaccio, un memento. Qualcosa che un po’ funzionava anche senza scattare: sapere della possibilità di questo eventualmente notevole costo aggiuntivo tratteneva le banche dal gettarsi nei gironi più estremi della speculazione finanziaria. E Wall Street tutta chiedeva e si aspettava da Trump di essere liberata dall’impaccio, della remora. Detto, fatto.

Un provvedimento, un voto, un’idea dell’economia e della finanza e in fondo anche dei diritti e doveri favorevole appunto a Wall Street, alla finanza anche speculativa, alle banche anche propense all’azzardo come prima della crisi dei subprime. Non c’è dubbio che di questo si tratti. E coerentemente fin dal principio l’amministrazione Trump è stata piena di uomini di Wall Street, della finanza, della speculazione finanziaria. Tanto che i militari presenti nell’amministrazione rappresentano l’ala prudente e moderata del governo che fa capo a Trump.

E onestamente Trump l’aveva detto anche in campagna elettorale che avrebbe liberato le banche dall’impaccio e remora di regole e dalla preoccupazione di una class action facile contro di loro. L’aveva detto chiaro e tondo che avrebbe ridato briglia e protezione al sistema delle banche e della finanza. Eppure milioni di elettori americani infuriati contro il sistema, Wall Street, le banche, Washington, i ricchi, i mutui hanno votato Trump. Perché Trump era ai loro occhi l’anti sistema.

Come accade che un protettore di quel che genericamente si chiama sistema appaia all’elettorato l’anti sistema? Non accade di rado, anzi. Nel caso specifico in Usa per l’elettorato che ha fatto Trump presidente bastava dire che la legge da abolire era legge di Obama e tanto bastava. Milioni di elettori americani che resterebbero senza protezione sanitaria e senza cure hanno entusiasticamente votato per l’abolizione dell’Obamacare che garantisce loro protezione sanitaria e cure. E a milioni quelli che odiano (anche a sproposito) le banche hanno votato per chi assicurava le avrebbe protette. Più forte di ogni altra considerazione e motivazione è stata la voglia di punire il potere. Nel caso americano poi si aggiungeva anche l’ostilità dell’America che si sente solo bianca ad un presidente nero.

Si vota quindi spesso e volentieri contro i propri interessi. Non è raro, anzi. E perché il fenomeno si realizzi ci vuole, tra gli altri, un ingrediente disponibile ovunque ma di cui in Italia c’è estrema abbondanza e cioè la combinazione tra serietà zero, responsabilità men che zero e vittimismo e sceneggiata a mille.

Qualche esempio? Susanna Camusso che recita una sorta di svenimento pauperistico di fronte all’età pensionabile a 67 anni. Misura forse necessaria e sacrosanta e forse fastidiosa e rinviabile per un po’ e per qualcuno. Ma non certo quella calamità naturale e punizione divina che la Camusso recita davanti a quotidiani e televisioni. E poi le quotidiane (anche due-tre al giorno) dichiarazioni di morte della democrazia e fine della Repubblica per mano di una legge elettorale. Legge elettorale bruttina invero. Ma che ovviamente non ammazza nessuna democrazia, tanto meno quella italiana di ben altro malata. Tra le altre, la malattia, grave, della pagliaccite acuta e cronica al tempo stesso.

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