Lucio Fero

Tsunami di No: fatto fuori Renzi, esaurita spinta propulsiva

Tsunami di No: fatto fuori Renzi, esaurita spinta propulsiva

Tsunami di No: fatto fuori Renzi, esaurita spinta propulsiva (nella foto Ansa, Massimo D’Alema)

ROMA – Tsunami di No e ogni giorno si apprende che era, è stato il sommarsi di varie onde. Il No del senza lavoro che pensa il lavoro debba darglielo il governo. Il No di chi lavora con paga bassa e pensa la paga debba alzargliela il governo. Il No di chi il lavoro ce l’ha ma voleva già essere in pensione e deve aspettare e per questo ce l’ha con il governo. Il No di chi prima lavorando era pagato meglio e pensa i soldi in meno glieli abbia tolti il governo.

Il No di quelli “di sinistra” che pensano Renzi sia “di destra”, il No di quelli “di destra” che volevano buttar giù il governo Renzi che per loro è “di sinistra”, il No eterno e tondo dei grillini contro ogni governo che non sia il loro. Il No di quelli che non sopportano immigrati e stranieri e credono sia il governo a importarli come fossero tonni presi in mare. Il No di quelli che Renzi, proprio lui, non lo sopportano. Il No di quelli che non si offendono se li chiami fascisti e il No di quelli che si inorgogliscono se li chiami comunisti. Il No di quelli che odiano l’euro e pure l’Unione Europea. Il No dei giovani che l’hanno votato pensando di essere rivoluzionari no (che non usa più e cosa significhi neanche più si sa) ma di certo anti sistema. Il No di tutti coloro, burocrazie e magistrature e cattedre e lobby della politica (specialmente dei governi, assemblee e spesa pubblica locali e di “territorio”) particolarmente affezionati al sistema…

Insomma un sacco di No, tutti i tipi di No, lo tsunami di No che ha fatto fuori il bersaglio principale: Renzi. Per Renzi è stata rispolverata la vignetta che ai tempi Forattini disegnò per Amintore Fanfani: una bottiglia di champagne, un tappo che salta a forma e tratti somatico del premier e il No che campeggia sulla bottiglia appunto. Anche stavolta il No è stato così gioiosamente forte da far saltare il tappo (Fanfani, diciamo così, non era altissimo, Renzi è…troppo rotondo?).

Fatto fuori Renzi però, come si ebbe a dire una volta per cose più grandi di quelle in essere, si è “esaurita la spinta propulsiva” del No. Fatto fuori Renzi, lo tsunami si è inoltrato e impaludato subito nella grande depressione della politica e società italiane. Fatto fuori Renzi, tanto bene non si sa che fare.

Votare subito appare la meglio (anche se significa proseguire una campagna elettorale che dura ininterrotta dalla primavera del 2016). I partiti e le forze politiche italiane (e anche l’informazione politica sia quella dei quotidiani che quella dei social network) pare proprio altro non sappiano e riescano a fare: campagna elettorale. Tutti più o meno, più che meno, non mostrano alcuna competenza nel governare, vanno molto meglio nel chiedere voti e nel muovere guerra l’uno all’altro. Non fanno altro, non sanno far altro. E questa è una pena, nel doppio senso che fa pena ed è una pena civile che tutti scontiamo. Ma stavolta votare, andare a elezioni al più presto, è l’unica.

Ma, anche volendo, domani non si può votare. Perché il gran casino che qui da noi governa ha fatto in modo che ci sono due leggi elettorali, una per la Camera e una per il Senato, che fanno a pugni l’una con l’altra: maggioritaria (molto) per la Camera, proporzionale per il Senato. Se voti con due leggi, una diavolo e l’altra acqua santa, ottieni sicuro due risultati e due maggioranze diverse tra Camera e Senato. Cioè zero possibilità di fare un governo. Piace l’idea? A qualcuno perfino sì, piace. Ma è più o meno come tuffarsi di testa su uno scoglio. A qualcuno piace, più d’uno invita a non temere perché l’acqua è fresca e blu…

Eppure votare si deve, possibilmente in fretta. Ci vorrebbe quindi un governo di mezzo, anche meno di mezzo, che facesse la legge elettorale buona per Camera e Senato e facesse la guardia al bidone per qualche mese (guardia possibilmente non distratta perché di questi tempi anche i “bidoni” rischiano di essere portati via). Ma nessuno vuole farlo questo governo, a tutti piace avere un governo su cui sparare e sputare, perché togliersi questa comodità? Ovviamente Grillo non solo si chiama fuori ma se ne frega. E così Salvini. E così Forza Italia. Quasi quasi gli chiedono a Renzi di continuare, così da poter in campagna elettorale avere il bersaglio facile del Renzi “inchiodato alla poltrona”.

Renzi ovviamente non ci sta a fare il premier battuto, cacciato e…rimasto a dispetto degli elettori. E’ il ruolo disegnato per lui da Bersani e D’Alema che hanno come primario obiettivo quello di riprendersi “la ditta”, il Pd. Abbattere un governo di centro sinistra e perdere le successive elezioni è per il D’Alema/Bersani pensiero un buon prezzo per comandare nel partito, l’hanno già fatto altre volte.

Votare si deve, ma per votare in fretta occorre approvare la legge di bilancio in frettissima. Ma Salvini e Grillo la vogliono cambiata. Allora hanno fretta o no di votare? Sì, ma anche no.

Poi sarebbe il caso di fare qualche proposta agli elettori oltre quella di abbattere il governo. Abbattere il governo già fatto. Salvini e Grillo, Grillo e Salvini la buttano alta in tribuna: si abbatte il sistema!

Una proposta di destra, destra chi? Berlusconi politicamente balbetta, Brunetta ha come strategia il lanciafiamme scarico, Toti regge il moccolo a Salvini…Cosa è e vuole Forza Italia? Si metteranno insieme con la Meloni e la Lega? Probabilmente sì, per fare cosa? Per impedire governi la sinistra, perbacco! Già fatto, ci ha pensato il No di massa e il piccolo ma ostinato lavoro della minoranza Pd e dei “compagni per sempre” per ogni dove sindacale e politico.

Una proposta all’elettore dal Pd? Quale, quella delle riedizione della “gioiosa macchina da guerra” che fu di Occhetto, cioè l’alleanza di tutte le sinistre che, se si forma a fatica per prendere voti, senza alcuna fatica si scioglie e si squaglia appena i voti li ha presi? E’ la linea Pisapia. Ma già i “vendoliani” e i “fassiniani” hanno detto di no, loro con il Pd fino a che c’è Renzi non vogliono prendere neanche un caffè. Oppure dal Pd la proposta del di nuovo nel nome di Renzi che una bella fetta di elettorato Pd non vota? Oppure quella del Pd “derenzizzato” che una fettona di elettorato Pd non voterebbe?

Una proposta do governo grillina? E’ quasi una contraddizione in termini. M5S non fa alleanze, coalizioni…il suo chiarissimo obiettivo alle prossime elezioni è di essere il partito di maggioranza relativa che sta all’opposizione.

Fatti fuori i governi della Dc e del Psi si pensò che finalmente…ma i governi Berlusconi esaurirono presto la spinta propulsiva dello tsunami di voti per Silvio e alleati. Fatto fuori una volta Berlusconi…la sinistra fece fuori il governo Prodi ed esaurì praticamente subito la spinta propulsiva del voto a sinistra del 1996. Fatti fuori a fasi alterne ancora Berlusconi e Prodi si pensò che…Ma la spinta propulsiva di Monti durò una settimana e quella di Letta neanche si è vista. La spinta propulsiva del renzismo è ufficialmente morta il 4 dicembre e soprattutto ha generato per riflesso e rigetto lo tsunami di No che già spinta propulsiva non ha più. Sono quasi trenta anni che i “buoni” rovesciano i governo dei “cattivi” e poi tanto bene nessuno sa cosa fare se non scambiarsi a turno le parti appunto di “buoni e cattivi”. Dovrebbe aver stufato, invece c’è in giro qualcuno (molti) ancora tanto eccitato.

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