Ucraina che prezzo? Morti da guerra, freddo da gas o pezzi di terra. Scegliere

di Lucio Fero
Pubblicato il 2 settembre 2014 14:46 | Ultimo aggiornamento: 2 settembre 2014 14:52
Ucraina che prezzo? Morti da guerra, freddo da gas o pezzi di terra. Scegliere

Foto Lapresse

ROMA – Al netto delle chiacchiere, delle ipocrisie più o meno consapevoli da divano di casa e delle diplomazie più o meno responsabili da governi europei, in Ucraina, sull’Ucraina e per l’Ucraina sono rimaste solo tre cose da fare. In secca alternativa tra loro: o l’una o l’altra o l’altra ancora. Una quarta ipotesi “non datur”, non c’è. E’ evidente, lampante, elementare. Eppure la “scopertura” delle tre carte rimaste sul tavolo è rimandata, offuscata, prolungata da una ragnatela di reticenza collettiva. Reticenza a sapere, comunicare, decidere. Reticenza comprensibile: le tre carte sono tutte del mazzo brutto e a perdere.

Carta numero uno: la guerra. Si sceglie e decide che l’Ucraina è come un paese Nato aggredito da forze militari straniere. L’attacco ad un membro dell’Alleanza è secondo i trattati attacco a tutti i paesi alleati. Quindi si inviano truppe Nato a contrastare le truppe russe in Ucraina. Ci vogliono droni, aerei da caccia e da bombardamento. E ci vogliono mezzi corazzati. Almeno 20/30 mila soldati, “stivali sul terreno”. Almeno 20/30 mila oggi, se i russi non rinforzano le loro truppe. Una guerra da combattere non nel deserto o nelle gole delle montagne. Una guerra da combattere anche nelle città ucraine. Contro un potente esercito convenzionale. Anche ci si fermasse, si fosse ragionevolmente (?) sicuri che tutti si fermerebbero alla soglia atomica, comunque migliaia di caduti per le truppe Nato. Morti inglesi, francesi, tedeschi, spagnoli, italiani…Questo il prezzo della carta numero uno: i morti da guerra.

Carta numero due: affamare economicamente la Russia. Si può fare in un modo solo: smettendo di comprare il suo gas e petrolio. Si può fare, ma il prezzo è per l’Europa la “glaciazione” economica e un inverno al freddo sia nelle case che nelle imprese. E quindi nel Pil, nei posti di lavoro, nei consumi. Una piccola ma durissima “era glaciale” economica e finanziaria sul continente. Non ci sono morti sul campo ma il prezzo lo pagano decine di milioni di cittadini europei.

Terza carta: la spartizione dell’Ucraina. Il prezzo è nei pezzi di terra che la Russia di fatto si annette. Niente morti, niente gelo. Però la tremenda e pericolosa realtà per cui chi manda le truppe a sostenere i suoi “fratelli di sangue” in altro paese si mangia, ottiene in premio pezzi dell’altro paese. Modello Hitler Cecoslovacchia.

Al netto delle chiacchiere occorre, governo e pubbliche opinioni, scegliere qual è il prezzo Ucraina. Tra le chiacchiere ormai anche la consapevolezza della faciloneria alquanto irresponsabile dell’Europa tutta all’inizio del dossier Ucraina. L’appoggio e la spinta a coloro che a Kiev la volevano risolvere prima dando il benservito ai russi e poi a colpi di cannone contro i ribelli dell’Est. Fino a sei mesi fa si poteva pilotare una “federazione” ucraina, una lottizzazione di interessi e poteri dentro uno Stato unito. Ma il gruppo dirigente di Liev, quello della osannata in Europa Maidan non ha voluto trattare, voleva “vincere”. L’Europa con serena incoscienza è andata dietro.

Serena incoscienza perché la Russia di Putin non è una democrazia da partnership scontata con Europa e Usa. Non bisognava attenderlo ieri per scoprirlo. La Russia si è sentita aggredita nel “cortile di casa” ed ha reagito come in fondo era ovvio attendersi. Stupisce, se genuino, lo stupore delle varie Merkel, Hollande, Obama…

Ora non ci sono che tre carte, tre sole. Ma continuiamo tutti a mischiare ossessivamente il mazzo come ce ne fossero cinquanta.