Val di Susa: non entri senza passaporto. C’è la polizia politica No Tav

di Lucio Fero
Pubblicato il 1 Marzo 2012 14:41 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2012 14:41

ROMA – “Per raggiungere le tende dei manifestanti e arrivare al centro della protesta bisogna lasciare la macchina sui prati, saltare due barricate di tronchi e imboccare a piedi il raccordo autostradale…un avamposto di ragazzi giovani vestiti di nero. Ci hanno chiesto di mostrare i documenti, come ad una frontiera. Poi li abbiamo osservati allontanarsi per un conciliabolo. Soppesare il nome della testata e della persona. Osservare le nostre scarpe e la giacca. Litigare in disaccordo fino alla decisione: vai ma non azzardarti a fare fotografie, chiaro?”. E’ la cronaca di Niccolò Zancan, inviato de La Stampa. E’ la procedura cui deve acconciarsi tutta la stampa “straniera” che vuol varcare la “frontiera”.

Qualche ora prima un gruppo di tutori dell’ordine No-Tav, di guardie di frontiera No Tav avevano visto un furgone sospetto nei prati. Spiega un loro ufficiale superiore, Alberto Perino, che credevano fossero “spie”, spie della Polizia e dei Carabinieri, spie degli stranieri al soldo dello Stato straniero. Infatti avevano antenne e microfoni e perfino una sirena blu. Le guardie No Tav li hanno circondati e hanno resi inoffensivi i loro strumenti, non senza averli “interrogati” con qualche durezza. Erano giornalisti, quando questo sarà chiaro l’ufficiale superiore addetto alla sicurezza interna No Tav Alberto Perino spiegherà e giustificherà appunto: “Potevano, sembravano essere poliziotti”. Spiegando quindi che, fossero stati davvero poliziotti, l’arresto, il fermo, il sequestro e la distruzione dei materiali erano doverosi e sacrosanti.

La cronaca, le cronache convergenti da ogni fonte, compresa quella No-Tav attestano che in Val di Susa c’è e opera una “polizia politica” appunto No-Tav. Che esige di mostrare passaporto, “politico” anche questo. Se hai scritto o filmato cose che non piacciono alla “polizia politica” non passi. Se passi, vieni ammonito a non fotografare. Se passi senza autorizzazione, rischi grosso e paghi dazio. Come ad una contemporanea frontiera iraniana, come alle frontiere di quelli che erano i “paesi dell’est”, est europeo. Cambiano le proporzioni ma la sostanza è la stessa: un pezzo della Val di Susa per entrarci ci vuole il passaporto politico rilasciato dallo Stato No Tav, controllato dalla polizia No Tav, polizia che dà la caccia e punisce le violazioni non autorizzate della frontiera. Nessuno lo nega e i No Tav ne vanno orgogliosi. Check point No Tav, venti anni dopo lo smantellamento del Muro di Berlino. Chi sono i Vopos?