“Prima si guadagnava, ora no”. Il movente bomba Vantaggiato

di Lucio Fero
Pubblicato il 8 Giugno 2012 15:02 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2012 15:02

ROMA – Il colpevole c’è, il movente ancora no. Ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così? E se il movente per la bomba davanti alla scuola di Brindisi il reo confesso Giovanni Vantaggiato l’avesse invece già fornito? Al magistrato ha detto: “Prima si lavorava e si guadagnava, ora non più”. E lo ha detto proprio mentre parlava del perché di quella idea della bomba e quindi di quella bomba. Può bastare come movente il “prima si guadagnava e ora no”, può essere un movente per odiare e colpire, odiare e colpire chiunque, cioè nessuno in particolare e tutti in generale? Sì, in una triade che vede mente, coscienza ed esistenza avvelenate, quelle di Vantaggiato, e in un paese intossicato, non Brindisi, non la Puglia ma l’Italia tutta di questi mesi, può bastare, può essere un movente. Sufficiente ad odiare, bastante per uccidere. Uccidere chi? Chi capita, tanto sono tutti in qualche modo nemici.

Giovanni Vantaggiato è una pila nucleare di fiele sociale, la sua decisione di fabbricare e far esplodere una bomba è l’equivalente dell’esplosione di Chernobyl, qualcosa che accade di rado, molto di rado e accade solo quando ogni minima barra di autocontrollo è stata erosa e sollevata dalla vasca dove gli umani restano tali. Vantaggiato-Chernobyl è un’eccezione, rarissima e quasi impensabile. Però l’energia “nucleare” che ha letteralmente fuso l’uomo Vantaggiato c’era e c’è indipendentemente dalla sua nefasta evoluzione in Chernobyl. E l’energia maligna e possente è quel rancore che senti ogni mattina negli abbozzi di rapporti umani al semaforo o sul bus. L’energia maligna è in quel vittimismo che ti avvolge, prodotto da tutti i tuoi simili, davanti a un caffè, una scrivania, un banco di lavoro e alla sera intorno ad una tv o a una pizza. Tutti si raccontano come vittime, inenarrabili no perché ciascuno si narra. Ma tutti vittime di nemici, avversari, congiure. O comunque vittime di poteri, i poteri degli altri.

E oltre al vittimismo, anzi appena sotto la vernice del vittimismo, anzi più alto è il vittimismo e più li trovi. Cosa trovi? I soldi. L’unica vera questione, l’unico vero valore, l’unico vero amore. Tra quello che occupa la strada con il suo mezzo e blocca il resto dell’umanità passante in nome dell’autoassolutorio “sto lavorando” e Vantaggiato che dice “Prima si facevano i soldi e ora no” la grandissima differenza è di quantità, ma la “qualità” del valore in campo è la medesima. “Noi pensiamo a lavorare”, cioè ai soldi, è la prima frase che la gran parte dei “soggetti sociali” antepone e privilegia ad ogni richiesta di qualunque dimensione sociale. “Uno che lavora…”, alibi per ogni nefandezza o almeno attenuante. Quindi non sorprenda più di tanto quel Vantaggiato che come movente per muovere guerra al mondo può avere e gli basta, eccome se gli basta il “prima si guadagnava, ora no”.

Il vittimismo, il vittimismo sui soldi. Che Vantaggiato aveva, soldi che ha maneggiato in abbondanza per una vita. La barca “ferro da stiro” da un miliardo e 400 milioni di lire, proprietà immobiliari…Insomma era stato ricco. E un po’ di quella ricchezza l’aveva aiutata a venire: nel 2001 era stato denunciato per truffa finalizzata al conseguimento di finanziamenti pubblici e nel 2005 era finito ai domiciliari per aver violato la disciplina sulle accise e altre imposte dirette. Insomma Vantaggiato non era poi così “strano”: aveva fatto i soldi e per farli aveva anche litigato con padre e fratelli, non aveva guardato, come si dice “in faccia a nessuno”. Neanche al fisco, era, come si ama dire “andato per la sua strada”. Fino a sbattere nella “metanizzazione” che gli aveva tramortito il giro d’affari della vendita di carburanti, la sua personale “globalizzazione”. E fino a sbattere, come in ogni far west sociale che si rispetti, in uno con la pistola più veloce di lui, uno che lo aveva imbrogliato per 300mila euro. Una biografia mica tanto “strana”, almeno fino a che Vantaggiato Giovanni non decide di mettersi a fare bombe e a uccidere ragazzine davanti alla loro scuola. Una biografia dove il movente c’è, eccome se c’è: il vittimismo, i soldi e la convinzione che tutto accade perché il mondo complotta contro di te o almeno ti è non per caso nemico.

Di qui l’ossessione per i ritagli di stampa sulle nefandezze della banche. Ma ce l’ha solo Vantaggiato questa convinta ossessione che le banche tramino e godano contro l’umano indifeso? Di qui la certezza che colpendo nel mucchio si colpisce bene. Ma ce l’ha solo Vantaggiato questa certezza? Di questa ossessione e certezza ad esempio sono pieni e ricolmi il discorrere pubblico quotidiano. Della gente comune, del popolo del web e perfino dei politici e dintorni. Michele Brambilla su La Stampa accenna appena l’elenco di coloro che anche sul delitto di Brindisi hanno mostrato profonda fede nella “ossessione del complotto”. “Il 20 maggio Paolo Flores d’Arcais: chi ha compiuto l’orrore sa di avere spalle copertissime, è certo di far parte di una potentissima strategia della tensione…ora la strategia della tensione è tornata…”. La tesi di d’Arcais, direttore di Micromega, era che la bomba conveniva ai partiti in crisi, in crisi di tutto: “anche un bambino lo capisce”. Poi Walter Veltroni che “faceva notare l’evidente nesso tra la bomba e il finto suicidio di Provenzano”. Poi Beppe Grillo “Se tre indizi (il ferimento di Adinolfi a Genova, la bomba di Brindisi e le continue esternazioni sul ritorno del terrorismo) fanno una prova, allora ci sono ottime probabilità del ritorno di una stagione stragista”.  Qui Brambilla si ferma nelle sue citazioni e fermiamoci anche noi: basta e avanza a dimostrare che ossessione della trama e certezza del nemico maligno corrono libere e forti nel sistema sanguigno dell’Italia contemporanea.

Un’Italia cattiva, incattivita, acida. Vittimista oltre ogni plausibilità, con i soldi nella testa, nel cuore e in ogni dove, pronta a difenderli ma anche a vendicarsi se parte dei soldi svanisce, lo svanire di soldi è infatti l’estremo sopruso, qualcosa che può perfino generare e indurre una sorta di ritorsione e “delitto d’onore” perduto. E allevata nella sensibilità al complotto, allevata, nutrita e pasciuta dall’ignoranza che sempre è alla base di ogni tuffarsi nel “dietro quel che accade c’è sempre un nemico, il mio nemico,il nemico di tutti”. In questa Italia contemporanea un Giovanni Vantaggiato cresce e matura come una normale pila di rancore e odio sociale. Poi, eccezionalmente, esplode come una Chernobyl. E oggi si cercano forse, se ci sono, i complici e i mandanti e il vero movente. Ricerca comprensibile, ancor più comprensibile l’ansia e la voglia di farla questa ricerca. Perché è dura da mandar giù che il movente che ha dilaniato Melissa Bassi e strappato pezzi di carne alle sue compagne è solo e soltanto: “Prima si lavorava e si guadagnava, ora non più”.  Ammetterlo vorrebbe dire almeno imporsi di non dar corda ai vittimisti, complottisti e malati di soldi che ogni giorno incontriamo. Uno su un milione diventano Vantaggiato Giovanni, basta e avanza.