Il video che non “rimbalza”: poliziotti che le prendono per fermare gli scontri

di Lucio Fero
Pubblicato il 19 Novembre 2012 14:55 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2012 15:03
Il video che non "rimbalza": poliziotti che le prendono per fermare gli scontri

Il video che non “rimbalza”: poliziotti che le prendono per fermare gli scontri

ROMA – Per due volte, due sere di fila è entrato in un telegiornale, ma ad entrare nel circuito del “dibattito”, chissà perché, non ce la fa. Chi ha visto il tg del La7 allle 20.00 di sabato e domenica scorsi ha visto la lunga sequenza, il video dei poliziotti che prendono botte, sputi, calci, spinte, petardi e vernice e bastonate per fermare gli scontri tra “celerini” in scudo e manganello e “studenti” in casco e bastone.

Siamo a Milano, nei pressi della Università Bocconi. Dentro c’è Mario Monti, fuori ci sono alcune centinaia non proprio di studenti quanto di manifestanti a tempo e impegno pieno, insomma i Centri sociali, professionisti e non dilettanti della protesta di piazza. Da professionisti sanno come si fa e quindi fronteggiano la fila dei “celerini” senza arretrare ma anche senza attaccare: quattro metri di distanza che a intervalli più o meno regolari diventano zero per scambiarsi un calcio o una manganellata, un pugno o una bastonata. Si vuole, si chiama la “carica”, quella pesante perché dentro c’è Monti e se fuori ci si fa male davvero lo “scandalo” politico sarà enorme. E si vuole “caricare” perché questi fanno rabbia e “si meriterebbero una lezione…sono quelli della No Tav, ma stavolta li possiamo beccare, non hanno boschi dove scappare…”.

In mezzo tra “celerini” e “centri sociali” ci sono i funzionari della Digos. Sono poliziotti, ad ogni “ingaggio” tra le due fila spingono via, urlano basta, si mettono letteralmente in mezzo. Impedisco, fermano la “carica” e le sue conseguenze. Non una volta e neanche due, ma tre, cinque, dieci volte come si vede nel video. Come li vogliamo chiamare questi poliziotti che a mani nude impediscono lo scontro? Hanno abiti lacerati, prendono calci, uno ha ematoma sanguigno sui capelli bianchi. Come li vogliamo chiamare questi poliziotti che davvero mantengono l’ordine pubblico che tutti intorno a loro manderebbero volentieri a gambe all’aria?

Troppo difficile trovare il nome esatto con cui chiamarli e infatti la mitica e pervasiva “rete”, il popolo dei video questo video prudentemente lo ignora. Meglio guardare e riguardare quello dei candelotti che vengono giù a via Arenula e che li hanno tirati dalle finestre del ministero della Giustizia poliziotti appostati come indiani sulle pareti del canyon, anzi no pare, dicono i Carabinieri, che sono stati sparati proprio dalla strada e allora niente “indiani”. Ma dal video sembra vengano proprio giù dal ministero e anche se solo sembra…meglio riguardare quello di video. E quello con lo studente pestato a terra e quello con il manifestante manganellato di spalle. Questi sì che sono video chiari.

Quell’altro, quello della Bocconi, fa confusione. Se lo fai vedere, se lo guarda la Federica che a Rimini coraggiosamente ha contestato il diritto del ministro Cancellieri a parlare di legalità mentre “questo governo reprime ogni forma di dissenso”, come fa la Federica a farsdi tornare i conti della sua civile indignazione? Quindi il video non sfonda, non “buca”, non conta.

Perché, anche se vero, anche se parte integrante della realtà di piazza, quel video contraddice e insolentisce il dominante infantile vittimismo. Questori che lamentano “attacchi in stile militare” e mamme che lamentano il figlio svanito alla loro vista per il fumo dei lacrimogeni…Vittimismo infantile e irresponsabile: qualcuno dovrebbe spiegare ai manifestanti che se cerchi di sfondare uno sbarramento di polizia o se vuoi accerchiare un “palazzo del potere” o cambiare il percorso concordato di un corteo, allora potrai anche essere un eroe della giusta e santa causa, potrai perfino avere ragione civile ma è ovvio e doveroso che la polizia ti fermi con le cattive, ti impedisca, ti arresti. E’ il prezzo che mette in conto, dovrebbe mettere in conto, chiunque manifesti, anzi marci per spezzare regole e poteri costituiti. Altrimenti le varie “Federica” continueranno a confondere la “repressione del dissenso” con l’esistenza stessa della polizia. Qualcuno dovrebbe dire che una manifestazione non è certo una rivoluzione ma non è “un pranzo di gala” o una festa danzante o una processione con i tamburelli. Qualcuno dovrebbe provar imbarazzo di fronte al manifestante fermato che dice, candidissimo, “volevo solo entrare a Montecitorio”. Solo!? Qualcuno, ma chi?

E qualcuno dovrebbe sussurrare ai Questori che “attacchi in stile militare” purtroppo sapiamo cosa sono, la Polizia lo sa. E sono drammaticamente tutta altra cosa da quelli di questi giorni e settimane. Più che forse della “repressione” e della “eversione” l’un contro l’altra armate troppo spesso si vede nel “dopo piazza” una corporazione sindacalizzata e una giovinezza incosciente e inconsapevole armarsi l’una contro l’altra di vittimismo. Spesso ingenuo, tenero e patetico, talvolta furbastro e ipocrita. Tutto quello che non c’è nel video dei poliziotti che le prendono per fermare gli scontri, video quindi da non guardare troppo. Hai visto mai dovesse smentirci tutti col suo essere reale, troppo reale?

Il video: