Virgilio-La Repubblica. Esser di sinistra era…essere il più bravo a scuola!

di Lucio Fero
Pubblicato il 23 novembre 2017 10:48 | Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2017 10:48
liceo-virgilio-roma

Il liceo Virgilio, nel centro di Roma (foto Ansa)

ROMA – Virgilio, Liceo Virgilio a Roma: La Repubblica quotidiano col volto rifatto dalla nuova grafica e con l’ambizione di rimettersi all’onor del mondo in edicola e sul web è andata, per così dire, ad accreditarsi, a presentare le credenziali di quotidiano moderno, giovanile e democratico proprio là, al Liceo Virgilio.

Lì, in quel Liceo, La Repubblica ha mandato un suo inviato a “sventolare” (il termine è quello usato dal cronista) il nuovo quotidiano, sventolarlo all’attenzione degli studenti sospettosi verso la stampa. Più precisamente gli studenti che lamentano la stampa e la tv raccontino di troppe canne, troppe occupazioni, troppa licenza di far quel a ognun pare nella scuola.

Più precisamente quegli studenti che antipatizzano, sempre per così dire, la preside e soprattutto quei genitori che con la preside e, diciamo così, con le istituzioni stanno. Altri, non pochi, genitori stanno con i figli, a prescindere.

Ecco a questi studenti La Repubblica è andata a domandare che giornale vorrebbero, cosa intendono per informazione. E a La Repubblica quegli studenti hanno replicato: “Si abbia il coraggio di dire la verità su questa scuola”.

Ecco, proviamoci ad avere questo “coraggio”. La Repubblica nuova e nuovissima è andata ad accreditarsi in un Liceo sull’onda e memoria di una quasi tradizione: La Repubblica è stata il quotidiano di chi andava al Liceo negli anni Ottanta e Novanta. La Repubblica è stata il quotidiano di quella gioventù. E quella gioventù era già allora classe dirigente.

Quella gioventù nei Licei era allora e si diceva di sinistra. Esser di sinistra a scuola e all’Università (tutti l’hanno dimenticato e abiurato ma era proprio così) significava essere i più bravi. Essere quelli che studiavano di più, sapevano di più. Questa era l’etica dello studio del Pci, dei comunisti. E non solo dei comunisti, la sinistra tutta vedeva nell’acquisizione di competenze un valore etico oltre che sociale e produttivo.

Su questo è intervenuto oblio. E abiura. Sia detto per inciso, ma i vari Bersani e Camusso e compagnia che un giorno sì e l’altro pure accusano l’attuale Pd di aver nella scuola e sulla scuola abiurato niente meno che ai valori sacri della sinistra, proprio quei Bersani e Camusso sulla scuola e nella scuola hanno praticato totale abiura dalla cultura della sinistra (e anche dalla cultura tout-court) facendo propria l’opposizione e la demolizione di scuola e Università come luoghi dello studio e della trasmissioni di competenze.

La sinistra politica e sindacale oggi nella scuola si identifica con l’abolizione degli esami, del voto in condotta, con il lavarsene le mani praticato con la cosiddetta auto valutazione, con le barricate alla valutazione professionale, con l’anatema al merito sia in cattedra sia nei banchi. Tutto questo, tanto tempo fa, tanto ma non troppo da non ricordarselo, non era la sinistra. La sinistra a scuola era essere il più bravo nello studio.

E quando questo era la sinistra a scuola La Repubblica era il quotidiano di quella gioventù nei Licei. Ora La Repubblica va a vedere se può esserlo ancora il quotidiano di quella, anzi di questa gioventù che oggi c’è nei Licei. Con l’immane a parte di Internet che oggi tiene sospesi i destini di ogni quotidiano, la risposta è un modesto, sommesso sì.

Sì, La Repubblica può essere un po’, almeno un po’ il quotidiano di quegli studenti del Virgilio. Non solo perché gli liscia il pelo e li contatta come fossero profughi, perseguitati, incompresi e detentori di qualche superna verità. Questo, lisciar loro il pelo, lo fanno tutti i giornali e tutte le tv e tutti i social che non siano di destra, reazionari e forcaioli. Lisciar il pelo alla gente è anzi l’attitudine e il Verbo della vita sociale e politica italiana, figurarsi della comunicazione.

Lisciare il pelo non basta: Ma La Repubblica ha una carta in più per accreditarsi. Come Colombo che trovò le Americhe cercando le Indie, La Repubblica va al Virgilio cercando gli studenti di sinistra e democratici e trova invece gli antagonisti (versione liceale del populismo). Come Colombo, La Repubblica confonde gli uni con gli altri. L’antagonista antagonizza soprattutto lo studio e il sapere, la competenza e il merito e gli fa schifo non a caso l’alternanza scuola-lavoro.

L’antagonista non è la sinistra, ma La Repubblica non lo sa. Così come non sa che antagonisti saranno…grillini. Così come, a sua totale insaputa, grillina è La Repubblica. Perché tale non è la sua intenzione, consapevolezza e direzione, ma tali sono la sua narrazione, il suo vocabolario, le categorie concettuali, la bussola e la rotta con cui La Repubblica buscando la sinistra trovò e trova il grillismo.

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