Zingaretti, cioè Cesare. L’intervistatore, cioè Svetonio. Il sonno della modestia genera…

di Lucio Fero
Pubblicato il 13 Gennaio 2020 9:16 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2020 9:16
Nicola Zingaretti, cioè Cesare. L'intervistatore, cioè Svetonio. Il sonno della modestia genera...

Zingaretti, cioè Cesare. L’intervistatore, cioè Svetonio. Il sonno della modestia genera… (Nella foto Ansa, Nicola Zingaretti)

ROMA – Zingaretti, cioè Cesare. Sì, proprio Cesare, quello delle Gallie, il grande generale, la figura storica che sconfina nel mito. Zingaretti, sì proprio il segretario del Pd presentato, sia pur fatte le proporzioni, come un novello Cesare. Presentato da chi in così tanta e perfino imbarazzante pompa magna? Nessun imbarazzo deve aver sfiorato l’intervistatore de La Repubblica che mette in scena se stesso come un novello Svetonio, cronista e storico di grandi gesta.

Ecco quel che, testuale, si può leggere nell’incipit dell’intervista a Nicola Zingaretti pubblicata da La Repubblica: “Svetonio informa…il 10 gennaio del 49 avanti cristo Cesare varcava il Rubicone, il 10 gennaio 2020 Zingaretti…”. L’evocativa coincidenza fa da prologo e chiave di volta per la comprensione del nuovo attraversamento del Rubicone, per introdurre come si conviene al grande e risolutivo passo che il segretario del Pd sta per fare. Il Rubicone di Zingaretti appunto, quello che segnerà uno spartiacque tra la politica di prima e quella che poi verrà, tra il Pd, ma che diciamo solo Pd, tra la sinistra di prima e quella di dopo.

E qual è il Rubicone, il dado tratto da Zingaretti-Cesare e narrato dall’intervistatore Svetonio? Eccolo, testuale: “Non un nuovo partito ma un partito nuovo”. Capperi e corbezzoli! Che eleganza semantica, che architettura di concetti, che intuizione al tempo stessa meditata e avventurosa! Non un partito nuovo ma un nuovo partito. Qualunque cosa voglia dire, non ci aveva pensato nessuno prima. Un partito nuovo e non un nuovo partito (pare, ma questo nell’intervista non viene svelato, che l’ardire teorico e pratico sotto l’impulso visionario e profetico di Goffredo Bettini si spingerà fino all’incredibile: non dovrebbe più chiamarsi Partito democratico ma I Democratici. E non vi è chi non veda come in questo passaggio cammina la storia…).

Non un partito nuovo ma un nuovo partito, dopo aver pronunciato queste parole di marmo abbagliante e di pietra granitica è facile immaginare Zingaretti e l’intervistatore orgogliosi, orgogliosamente consapevoli del momento che stanno vivendo. Si può quasi vederli guardarsi l’un l’altro compiaciuti e soddisfatti per l’opera appena compiuta: non un  nuovo partito ma un partito nuovo. Niente meno. Ed è ora di annunciare la lieta novella, l’autentico avvento ad ogni sinistra politica e ovviamente sociale d’Occidente, mica solo d’Europa.

E come sarà questo partito nuovo che non è un nuovo partito? “Radicalmente aperto” preciserà 24 ore dopo l’intervista lo stesso Zingaretti dopo attenta e ulteriore riflessione. Capito? Radicalmente aperto. Ad ontologica differenza dal resto dei partiti d’Italia e del mondo. Notoriamente tutti infatti si dichiarano e vogliono partiti radicalmente chiusi…Non c’è sul pianeta un partito politico che non si dichiari “aperto”, qualunque cosa voglia dire appiccicare questo aggettivo. E infatti non vuol dire, di per sé, nulla, proprio nulla.

Ma qualcosa trapela: aperto niente meno che alla “società civile”. Incredibile novità, davvero un Rubicone varcato, è almeno un quarto di secolo che la politica si apre alla cosiddetta società civile. L’ultima grande apertura, anzi una autentica irruzione della società civile nella politica ha avuto e ha il nome e il volto di M5S. Si è visto come va. Così come si è visto come è andata con le altre trasfusioni di “società civile” nelle istituzioni, quella guidata da Berlusconi, quella dei No Tutto, quella del tutti in galera…

Ma Zingaretti, niente meno, ci annuncia che lui ci rifa, vuole rifare, da buon ultimo, il percorso fatto da M5S. Si diceva una volta, più o meno ai tempi di Cesare quello vero, errare è umano, perseverare è diabolico. Radicalmente aperto il partito nuovo alla società civile. Ma dai! Radicalmente aperto a quelli di Liberio e Uguali, insomma Bersani e D’Alema. Ma guarda un po’ che sorpresa e svolta. Radicalmente aperto alla Cgil. Insomma Corbyn all’italiana, ovviamente dopo che Corbyn ha disastrosamente perso elezioni e consegnato la Gran Bretagna ai Conservatori in salsa populista. Ma questo è già un giudizio, opinabile.

Stiamo ai fatti, come farebbe il cronista-storico Svetonio e come fa La Repubblica: Zingaretti come un Cesare della politica porta il Pd a varcare il suo Rubicone ideando e edificando non un nuovo partito ma un partito nuovo, radicalmente aperto alla società civile, alle Sardine e a Leu. Il sonno della modestia genera anch’esso, nel suo piccolo, di questi mostriciattoli in miniatura.