M5s, dell’originario Movimento non resta più niente. Sono come gli altri, inchiodati alle poltrone

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 26 luglio 2018 6:05 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2018 1:20
M5s, dell'originario Movimento non resta più niente

Per Giuseppe Turani (in foto), dell’M5s delle origini non resta più niente

ROMA – Guseppe Turani ha scritto questo articolo anche sul blog Uomini & Business  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  con il titolo “patatine fritte”  (http://www.uominiebusiness.it/default.aspx?”c=635&a=26849&tag=25-07-2018-Patatinefritte).

Secondo Turani, il Movimento 5 stelle aveva avuto, all’inizio, dei tratti distintivi che ora ha completamente perso per strada. Tutto ciò avviene mentre il suo alleato Salvini è sempre più divergente, ossia politicamente diverso dal resto del mondo.

Turani elenca i cavalli di battaglia del Movimento 5 stelle. Ecco cosa scrive:

“1- La rendicontazione online, obbligatoria per tutti gli eletti, è scomparsa: ognuno prende i soldi dello stipendio da parlamentare e ci fa quello che vuole. Il deputato Mura ci va in barca a vela e non si fa vedere nelle aule parlamentari: e viene quasi da applaudirlo, è quello che fa meno danni.

2- Il vincolo dei due mandati (poi a casa, per sempre) è già morto. Chi rimanda a casa Di Maio o la Lezzi: a fare che cosa? Visto che dovranno aspettare fino quasi a 70 anni per avere una modesta pensione? Meglio stare sui banchi del parlamento indefinitamente e portarsi a casa 12-15 mila euro al mese, arrotondabili con la truffa dei rimborsi. Intanto, la pensione sale e prende consistenza.

3- Le consultazioni online. Prima si facevano ogni due per tre, come lo streaming. Per quest’ultimo credo che abbiano anche venduto le macchine: mai più visto uno streaming da mesi. Le consultazioni online su quella barcollante piattaforma Rousseau non si fanno più e forse è meglio così.

4- Avevano promesso grande consultazione popolare per le nomine in Rai e negli enti, ma alla fine si sono riuniti in quattro (Conte, Di Maio, Salvini e Tria) a palazzo Chigi e si stanno spartendo tutto, come belve a digiuno da decenni. Per le cariche più importanti ammessi anche i già condannati (d’altra parte la Lega stessa è una condannata, dalla Cassazione addirittura, e il mitico Movimento dell’honestà ha quasi tutti i sindaci eletti inquisiti).

Insomma, tutti folgorati sulla via di Damasco. Tutti diventati, di colpo, politici tipici: un po’ imbroglioni, spartitori di cariche, inchiodati alle poltrone.

5- La propensione per la bugia, più grossa è meglio è. Chiuderemo i porti, porti chiusi, vedrete l’Italia in cartolina. I porti non sono mai stati chiusi e non lo saranno nemmeno nei prossimi mesi. Garantisce il nostro ministro degli Esteri, solennemente.

6- L’abitudine alla persecuzione. Fico, il presidente della Camera, che dovrebbe essere la sinistra del Movimento, ha tagliato con procedura discutibile i vitalizi ai sopravvissuti dopo il taglio del 2012. Risultato, una cinquantina di 80enni e 90enni si sono visti tagliare la loro pensione da deputati anche dell’80 per cento: e sono lì con 1000 euro al mese, quando va bene. Risparmio totale 40 milioni all’anno (meno di un euro a testa per ogni italiano) per qualche anno su una spesa pubblica totale di 800 miliardi. Tutto questo per avere un po’ di applausi in Rete, questi sparerebbero alla mamma per avere un titolo in prima pagina.

Solo due cose non sono cambiate:

1- La faccia di tolla con la quale si presentano in pubblico, dipingendosi sempre come i migliori (anche in questo ricordano il peggior Pci di una volta) e i più onesti.

2- La visione poraccista, miseranda, da frati cerconi, da barboni, del nostro futuro. Viene in mente Longanesi: scelsero di vivere da poveri perché costava meno. Questo è il massimo della loro ideologia: i poveri sono il futuro dell’umanità. Più ne abbiamo, meglio siamo. Questa è la vera rivoluzione anti-capitalista.

Poveri e anche con debiti. Se il buon ministro Tria dice che mai sforeremo i parametri di Maastricht, Salvini (una delle menti del paese) subito corregge: se sforeremo, ce ne faremo una ragione. Cioè se ne sbatte allegramente di Tria, della Ue, della Bce, del Fondo monetario e di chiunque altro. Alla peggio, si esce dalla Ue e ci si ritrova nella ridotta della Val Brembana, a mangiare polenta e a bere birra, sempre a debito. Pagano Salvini e Di Maio.

Loro il reddito di cittadinanza, che nessuno vedrà mai, lo stanno già incassando. Loro hanno fatto tombola. Per gli altri, qualche patatina fritta e correre che sono già le otto e fate tardi in ufficio”.