M5S, i nuovi democristiani: soldi pubblici in cambio di voti

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 29 aprile 2018 5:48 | Ultimo aggiornamento: 28 aprile 2018 18:53
M5S, i nuovi democristiani: soldi pubblici in cambio di voti

M5S, i nuovi democristiani: soldi pubblici in cambio di voti

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “I nuovi democristiani”, anche sul sito Uomini & Business:

Sorprende, e non poco, l’ostinazione dei 5 stelle a non vedere la realtà. Il loro atteggiamento più che un cronista della politica richiederebbe l’intervento di uno psicologo o forse addirittura di uno psichiatra.

Adesso gli ha preso questa mania di voler fare un governo con il Pd, partito che fino a ieri hanno accusato di ogni bassezza possibile. E fin qui passi: non hanno alternative, almeno per il momento.

1- Ma dovrebbero vedere che, se anche il Pd dovesse a sorpresa dire di sì, vanno a infilarsi in un imbuto. I voti sono pochi (la maggioranza al Senato è risicatissima, uno o due seggi) e la diffidenza tanta. Ma insistono, pur di dare vita a un governo con Di Maio presidente. Tutti hanno spiegato loro che Di Maio non è proponibile: non lo vuole Mattarella, non lo vogliono le cancellerie europee, non lo vogliono a questo punto nemmeno i grillini. Ma insistono.

2- Come insistono sul reddito di cittadinanza. E qui li si può capire. Le loro proposte programmatiche sono cervellotiche e senza senso. Di fatto, non esistono. L’unica cosa veramente distintiva è la proposta del reddito di cittadinanza. Anche se ne hanno già prodotto una versione addomesticata: non più 780 euro al mese a tutti gli italiani, ma 780 euro solo a dieci milioni. Il che porterebbe, a parte il disordine, a una spesa aggiuntiva di circa 100 miliardi all’anno. Soldi che ovviamente non esistono. Ma insistono.

3- Gli obiettivi sono due. Passare alla storia come quelli che hanno introdotto il reddito di cittadinanza e “incontrare” quella parte del Pd più sensibile ai temi sociali. E’ stato calcolato, e qui sta la furbizia dei grillini, che circa l’80 per cento di questi redditi di cittadinanza andrebbero nelle regioni del Sud, cioè dove i 5 stelle hanno il loro vero bacino elettorale. In pratica, una maxi-operazione di voto di scambio.

E questo ci riporta alla realtà, che loro si ostinano nel non voler vedere. L’Italia non è in condizioni di allargare il welfare, oggi. Già nella sanità spuntano ticket a ogni passo perché costa troppo. Ma, di colpo, vogliono mettere a carico dello Stato altri dieci miliardi annuali di spese. In più sognano grandi investimenti in opere pubbliche al Sud, il cui senso è lo stesso del reddito di cittadinanza: far girare soldi pubblici nelle aree dove hanno preso più voti. In questo caso, vergogna massima, sarebbero i soldi della Cassa depositi e prestiti, cioè i soldi del risparmio postale, i soldi dell’Italia più umile e meno facoltosa.

Insomma, di nuovo qui non c’è niente. Si tratta esattamente di quello che faceva a vecchia Dc, condita con fumisterie più moderne. Ma la base rimane quella: soldi pubblici in cambio di voti, politica delle mance. E’ possibile che la parte del Pd più populista, più antica, sia attratta da queste cose.

Ma sarebbe un errore. Il Pd renziano aveva rotto con il passato per cambiare l’Italia. Non per proseguire lungo una strada che ci ha portati a 2300 miliardi di debiti.

Tutto questo immenso pasticcio, alla fine, dovrebbe essere appoggiato su un governo debolissimo e percorso dalla disistima reciproca. Sarebbe cioè traballante, come una canna al vento.

Il Pd, ovviamente, non può fare da stampella a un governo neo-Dc. Meglio andare al voto e che il cielo ce la mandi buona.

En marche, magari.