Macron copia M5s? Ecco perché il suo reddito universale è il contrario della decrescita felice

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 14 settembre 2018 7:51 | Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2018 2:07
Macron copia M5s? Ecco perché il suo reddito universale è il contrario della decrescita felice

Macron copia M5s? Ecco perché il suo reddito universale è il contrario della decrescita felice

ROMA – Emmanuel Macron copia i 5 Stelle? Se lo domanda Giuseppe Turani a proposito della promessa fatta oggi dal presidente francese di un “reddito universale” entro il 2020. L’aiuto ai meno fortunati, spiega Turani in questo articolo apparso anche sulla rivista Uomini & Business, non l’ha inventato Grillo, ma André Gorz, sociologo e giornalista francese, di sinistra.

Allora Macron, l’uomo dei grandi banchieri, copia i 5 stelle sul reddito di cittadinanza? No, non ne ha alcun bisogno. In casa, nella storia francese, ha André Gorz, che nessuno ricorda più. Un signore che ha attraversato quasi tutta la cultura e la politica francese, sempre a sinistra. Venne introdotto al giornalismo da Servant Schreiber, che lo assunse all’Express come redattore economico, con lo pseudonimo di Michel Bosquet. Più tardi ritroviamo Gorz come fondatore, insieme a Jean Daniel, del Nouvelle Observateur. E in un’infinità di altre avventure, che qui sarebbe lungo raccontare.

Gorz aveva elaborato, negli anni 50 e 60, una teoria semplice e suggestiva. La società contemporanea, sosteneva, è per sua natura competitiva. Ma in questo genere di società accade che alcuni non riescano a sfondare: per difetti di nascita, di ambiente sociale, di mancanza di istruzione, di limiti fisici, ecc.

Non è che possiamo lasciare questa gente abbandonata al proprio miserabile destino. D’altra parte, c’è una quota della popolazione che, in una società moderna e competitiva, non riesce a raggiungere l’autosufficienza. Che si fa allora?

La risposta di Gorz è stata molto semplice e diretta: dobbiamo pagarli. Secondo i suoi calcoli la popolazione “da pagare” era pari al 25-30 per cento del totale.

Da qui la necessità di avere una società in crescita, efficiente e quindi in grado di generare le risorse anche per quel 25-30 per cento che non era in grado di farlo autonomamente. Il contrario, come si vede, della “decrescita felice”, che il povero Grillo ha bassamente copiato da un altro francese, Latouche (esperto di economie povere dei deserti africani).

Il reddito universale di Macron, quindi, non ha alcun rapporto con il reddito di cittadinanza grillino (780 euro al mese a tutti, ricchi e poveri). È semplicemente una mano tesa verso coloro che non sono in grado di sostenersi da soli.

In un certo senso, si tratta della fase 2 del welfare. Il problema di queste idee, giustissime, è uno solo: il resto della società e dell’economia deve essere super-efficiente per poter generare le risorse necessarie a sostenere questo welfare potenziato al massimo.

Gorz sosteneva, vari decenni fa, che non esisteva altra strada. E probabilmente aveva ragione. Il punto-chiave, però, è quello indicato prima: per raggiungere questi livelli di civile convivenza (i bravi aiutano i meno bravi) bisogna costruire società che funzionano. Se invece si fa con il ricorso all’indebitamento (caso italiano) alla fine si diventa tutti più poveri. E infatti il nostro reddito di cittadinanza si riduce a 5 euro al giorno, un cappuccino e mezza brioche. Al bar Giamaica, anni fa, questa era la “dieta” che veniva passata gratis, di default, agli artisti poveri, in attesa del loro successo, grazie ai gentili proprietari, amanti dell’arte e della bohème. Ma Grillo non c’era, era già ricco.