Madrid: no esercito anti Barcellona. L’altra guerra spagnola

Pubblicato il 8 Settembre 2015 12:00 | Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2015 12:20
Madrid: no esercito anti Barcellona. L'altra guerra spagnola

Madrid: no esercito anti Barcellona. L’altra guerra spagnola

ROMA – Il ministro della Difesa spagnolo, Pedro Morenes, ha escluso un intervento dell’esercito in Catalogna se i partiti della secessione dovessero vincere le elezioni del 27 settembre nella Regione. La notizia, ai limite dell’incredibile è che in Spagna oggi un ministro debba escludere niente meno che un intervento militare che innescherebbe una guerra civile, una seconda guerra di Spagna.

Il 27 settembre si vota in Catalogna ed è possibile che l’Alleanza per il Sì (il sì alla secessione) ottenga nell’Assemblea regionale la maggioranza dei voti. In questo caso i secessionisti hanno già annunciato che proclameranno la scissione da Madrid e la creazione a Barcellona di un nuovo Stato. Diciotto mesi per staccarsi definitivamente e dividere in due la Spagna.

A Madrid replicano, Costituzione alla mano, che la secessione non è appunto costituzionale. E l’articolo 155 della Costituzione spagnola consente, quasi impone al governo centrale di intervenire ad evitare la secessione. Di qui l’incedibile annuncio del niente esercito di Madrid contro Barcellona. Annuncio per tranqulizzare ma che in realtà è assai inquietante.

Prima dell’esercito, “l’arma” che dovrebbe bloccare la secessione si chiama Unione Europea. Un nuovo Stato, la Catalogna staccata dalla Spagna, non entrerebbe automaticamente nell’Unione economica e monetaria. Anzi, le capitali europee hanno fatto sapere che non se ne parlerebbe per molti anni. Niente Unione economica e monetaria per Barcellona secessionista significherebbe tracollo economico e finanziario. Ma i secessionisti contano di imporre anche all’Europa il dato di fatto.