“Manifestazione Fiom 18 maggio: il Pd si schieri con gli operai, mandi una delegazione”

di Sergio Cofferati
Pubblicato il 16 Maggio 2013 15:33 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2020 9:17
Manifestazione Fiom 18 maggio: Pd mandi una delegazione. Ruoli diversi, percorso comune

Manifestazione Fiom 18 maggio: Pd mandi una delegazione. Ruoli diversi, percorso comune (LaPresse)

ROMA – Nella geografia sindacale, per decenni, le categorie della Cgil hanno collocato ad un estremo quella dei chimici – riformista e pragmatica – e dal lato opposto quella dei metalmeccanici – duri e conflittuali. Sono stato per anni un dirigente dei chimici e ho combattuto lunghe battaglie politiche con “i fratelli metallurgici”. Erano discussioni che riguardavano i contenuti rivendicativi dei contratti, le modalità con le quali gestire le crisi aziendali o le ristrutturazioni, le forme della rappresentanza ed altro ancora.

Alcuni commentatori se lo ricordano e non mancano di rinfacciarmelo ogni volta che aderisco ad alcune iniziative della Fiom, perché cercano di attaccare la comoda etichetta di “radicale” a quella organizzazione per evitare di affrontare i problemi che la stessa pone. Io invece condivido le sollecitazioni della Fiom e trovo meritoria la sua iniziativa di sabato. Ma cosa deve fare, nel mezzo di una crisi gravissima come quella attuale, un sindacato, se non chiedere a piena voce a governo e imprese di adoperarsi per innescare una crescita economica in grado di creare nuovo lavoro?

Crescita e lavoro sono purtroppo parole inflazionate, molti le usano, ma nessuno le riempie di contenuti e di scelte. Allora fa bene un sindacato a sollecitarne la concretizzazione ai suoi interlocutori.

E se un sindacato maggioritario in tanti luoghi di lavoro viene privato dei suoi diritti perché non ha firmato contratti che non condivideva e che sono stati siglati invece da altre organizzazioni – ma mai approvati dai lavoratori destinatari di quelle intese – cosa deve fare, rassegnarsi?

Per nulla, fa bene a chiedere regole contrattuali e legislative che stabiliscano le modalità con le quali ogni organizzazione deve certificare la sua rappresentatività e che riconsegnino alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto di approvare o respingere con il VOTO le piattaforme rivendicative e gli accordi che li riguardano.

Se poi aggiunge, come legittima sollecitazione alla politica e al resto della rappresentanza sociale, la proposta di istituire uno strumento di carattere universale, già presente in altri Paesi, come il reddito minimo garantito per aiutare i più poveri in stato di necessità, avanza un’idea condivisibile, perché mai come ora occorre riunificare, anche negli strumenti di tutela, ciò che è diviso e che la crisi rischia di contrapporre duramente.

Le loro proposte complessive sono ragionevoli, giuste e financo moderate. L’unico problema, semmai, è che fino ad ora, non sono state prospettate con la stessa forza dalla sinistra politica. Intendiamoci, non pretendo che la sinistra politica, nelle circostanze in cui si trova, organizzi cortei o manifestazioni su questi temi, non ne ha le condizioni.

Dal mio partito, il Pd, mi accontenterei di una cosa più semplice, di quelle che si usavano un tempo. Uno scarno ma esplicito comunicato di condivisione di questi temi. E la nomina di una delegazione rappresentativa che partecipi alla manifestazione di sabato mattina a Roma. In modo che sia chiara la distinzione di ruoli, riconfermata la reciproca autonomia, ma anche esplicitata la volontà di un percorso comune.