Marchionne e la fusione Fca-Gm, una follia razionale

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 22 Settembre 2015 11:56 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2015 11:56
Marchionne e la fusione Fca-Gm, una follia razionale

Marchionne e la fusione Fca-Gm, una follia razionale foto Fabio Ferrari – LaPresse

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su “Uomini & Business” con il titolo “Il sogno planetario di Marchionne”.

La Fca, cioè Fiat Chrysler, vuole fondersi con la General Motors, una delle più grandi aziende del mondo. Già da qualche mese Marchionne ha proposto per iscritto la fusione ai vertici della casa automobilistica di Detroit, ricevendone peraltro un secco rifiuto.

Eppure Marchionne non desiste.

Tutto ciò ha un senso? O ci troviamo di fronte a un abbaglio di proporzioni mondiali? A prima vista sembrerebbe buona la seconda ipotesi. Ma forse non è così.

Dalla parte di Marchionne ci sono vari elementi.

1-L’opposizione del management è abbastanza ovvia. In caso di fusione, infatti, tutti i vertici dovrebbero lasciare e verrebbero sostituiti. E questo, ovviamente, non piace a chi è già lì.

2- Nella General Motors non esiste un proprietario. E’ una public company, con un azionariato diffuso su scala planetaria. In teoria, quindi, sarebbe scalabile, anche se servirebbero montagne di soldi.

3- Il disegno di Marchionne ha una sua razionalità. Nel giro di cinque anni nel mondo esisteranno probabilmente solo tre case automobilistiche: General Motors, Toyota e Volkswagen. E quindi ha un senso procedere da subito agli accorpamenti.

4- Benché GM vada bene, gli azionisti non sono poi tanto contenti dell’attuale Ceo, Mary Barra.

5- Marchionne può contare, da subito, sull’alleanza con uno degli uomini più ricchi del mondo, Warren Buffet, azionista della Gm, favorevole alla fusione. A Buffet potrebbe aggiungersi anche George Soros, un altro personaggio ricchissimo e sempre interessato a smuovere le acque della finanza.

6- Infine Marchionne conta (quasi certamente) sull’appoggio dell’azionista occulto di tutta l’industria dell’auto americana: e cioè il presidente Obama.

Quindi c’è della razionalità dentro un disegno che a prima vista sembrerebbe folle. Detto questo, non rimane che stare alla finestra e aspettare il maturare degli eventi, sapendo benissimo che fusioni di questa portata sono sempre faccende molto complicate (bisogna valutare tutti gli asset e il loro rendimento). Alla fine possono saltare su un dettaglio.

Il particolare curioso è che all’inizio del 2000 la Fiat era già stata venduta di fatto alla Gm, che ne aveva una quota importante, ma che era tenuta a acquistare il resto su richiesta della stessa Fiat. Solo che allora la casa di Torino andava malissimo e Gm pagò fiori di dollari pur di svincolarsi. La trattativa fu condotta proprio da Marchionne, che con quei soldi salvò la Fiat dal disastro.

Adesso nel destino della General Motors riappare Marchionne (che intanto si è preso anche la Chrysler): ma questa volta come protagonista si una fusione e, forse, con l’ambizione di dirigere il mega-gruppo una volta costituito. In fondo l’idea è stata sua.

Oggi è inutile cercare di capire quanta probabilità può avere questo disegno di avverarsi. Nella finanza le cose a volte giacciono per anni e altre volte scattano con moltissima velocità.

Si può solo dire, per ora, che se si dovesse arrivare a questa fusione per l’Italia cambierebbero molte cose. Non saremmo più padroni (attraverso la famiglia Agnelli) della Fiat perché essa verrebbe annegata dentro il supercolosso Gm-Fca. Certo gli Agnelli avrebbero una partecipazione importante, ma non decisiva e non superiore a  quella di altri (in genere fondi di investimento molto potenti).

In sostanza, governo e sindacati avrebbero qui soltanto una sorta di “filiale” di un supercolosso mondiale senza un vero padrone e con cui il dialogo potrebbe anche rivelarsi difficile, cioè esclusivamente professionale.

E’ la globalizzazione che avanza.