Berlusconi getta fango sull’Italia in mondo visione e Bersani parla (male) di tasse

di Marco Benedetto
Pubblicato il 13 Settembre 2010 0:35 | Ultimo aggiornamento: 13 Settembre 2010 1:39

Il presidente sudcoreano Lee Myung-Bak, il russo Medvedev e Berlusconi, tutto carico per l'attacco all'Italia

Il silenzio dei politici italiani sull’exploit di Berlusconi in mondovisione dalla Russia sulle prime mi ha lasciato un po’ perplesso. Sono passati due giorni di silenzio globale,  rotti solo da una indignata presa di posizione  di Nichi Vendola. Pierluigi Bersani ha parlato a Torino, ma di tutt’altro, si è solo voluto garantire la sconfitta elettorale, promettendo di aumentare le tasse su “rendite da finanza e patrimonio”, che è una cosa sacrosanta da fare, ma non da promettere, perché vuole solo dire che al Pd resteranno solo i voti dei lavoratori dipendenti, col dubbio che una parte di loro, nel timore di vedere tosato il loro gruzzoletto, si butteranno nelle braccia dello sfrontato Silvio Berlusconi.

La differenza tra Berlusconi e Bersani, rispetto agli impegni più o meno elettorali, è che Berlusconi promette e non mantiene, Bersani minaccia e non fa. Berlusconi ha già promesso, ad ogni giro di urne, di ridurre  imposte e tasse, che invece sono aumentate. Bersani ha nel suo track record proclami minacciosi come: aboliremo gli ordini, che invece ora sono tanto numerosi che ci ride dietro il mondo. Per non parlare della guerra santa contro i taxisti, i cui risultati sono tangibili ogni giorno a tutti noi.

Su questa linea, c’è da temere che Bersani vada al governo perché il rischio è che invece alla fine aumentino le tasse ai dipendenti e riducano quelle degli speculatori.

Ma sotto questi profilo siamo salvi: perché con minacce vaghe ma terrificanti, senza impegni concreti per gli ipotetici beneficiari, come ha fatto a Torino, Bersani ha fatto un concreto passo in avanti per garantirci che al Governo non ci andrà.

In tutto il suo discorso, comunque, nemmeno una parola contro il proclama russo di Berlusconi. Viene da pensare che faccia parte di una strategia pre-elettorale che mira a non continuare a demonizzare Berlusconi, a non nominarlo proprio, lasciando che il caos in cui si dibatte la destra in Italia sia sempre più evidente ai cittadini, senza bisogno di didascalie da sinistra.

Ma, dopo avere aspettato che altri parlassero, ora proprio non mi va di tacere. Credo che una delle sciocchezze maggiori che tendono  a commettere gli italiani è quella di invocare gli altri stranieri come parametro di giudizio. Una volta era peggio, perché spesso gli stranieri venivano invitati da qualche signore di casa nostra a invaderci, saccheggiarci e ridurci a colonia. Ma resta che trovo insopportabile e perniciosa questa forma di provincialismo alla Totò: l’estero ci guarda. Ed è sempre sbagliato, anche se lo fanno da sinistra per nobili cause, rovesciare sugli stranieri i nostri disagi.

Gli altri paesi hanno tutti le loro rogne e le loro schifezze, bassezze e nefandezze. I grandi europei sono più ricchi perché hanno il mercato più grande e il sistema industriale più efficiente (Germania) o vivono ancora di rendita del sangue che hanno estratto da milioni di africani, indiani, americani, australiani, in dosi diverse e per periodi diversi, senza pietà. Corruzione, inettitudine e malavita organizzata ne hanno da riempire i loro giornali, e lo fanno anche abbastanza, anche se gli effetti sono meno devastanti che da noi perché i loro sistemi sono più grandi e robusti r assorbono quindi meglio i colpi.

Anche gli altri paesi hanno scontri e conflitti istituzionali, scontri e conflitti di fazioni e di interessi, privati e di classe, sociali e politici.

Quello che non si è mai visto è che uno loro capo di governo sia sceso così in basso da andare a raccontare in pubblico, ad altri capi di governo e di stato, i tormenti della vita nel proprio paese. Può anche avere tutte le ragioni, ma nulla e nessuno l’autorizza. Chi va a parlare male del suo paese all’estero, e questo giudizio ovviamente non vale solo per Berlusconi, commette un grave tradimento, vuole dire che ha perso ogni decoro.

Uno può anche illudersi e pensare che ormai Berlusconi è diventato come quei vecchi zii brontoloni, che imprecano contro il cielo se è bel tempo perché fa caldo e contro il cielo se è brutto tempo perché piove, ormai diventati figure divertenti e innocue cui nessuno è portato più a dare peso.

Ma i voti raccolti da Berlusconi e quelli che raccoglierebbe in base ai sondaggi sembrano smentire.

Resta solo una conclusione, amara. Che non ci importa più di nulla, che siamo così incattiviti che non diamo più valore a nulla, che decoro, rispetto della forma e della dignità, individuale e nazionale, sotto tutte cose di nessun valore, anche se in realtà si tratta dell’equivalente del pergolato che regge il rampicante: senza, la pianta  striscia a terra.