Bertolaso, uno che si vede sopra le cose, gli uomini e anche Dio

di Marco Benedetto
Pubblicato il 8 Maggio 2010 - 16:47| Aggiornato il 21 Ottobre 2010 OLTRE 6 MESI FA

 

Bertolaso con Berlusconi: polo contro cravatta a pois

 

Berlusconi ne ha fatto un eroe e avrà le sue buone ragioni. La sinistra, dal Pd a Legambiente, lo guarda con indulgenza e ha certamente molte buone ragioni. Il Papa lo ha santificato da vivo e ha le sue buone ragioni.

Per questo Guido Bertolaso si sente sopra le cose, gli uomini e forse anche Dio e parla con una arroganza e una insolenza che non sono certo proprie di un gran servitore dello Stato come lui vuole farsi credere.

Certo ha servito tutti i governi che si sono alternati in Italia da quando è stato messo a capo della Protezione civile e lo ha fatto con precisione e senza badare a spese. Non aveva da badare alle spese, perché Bertolaso ha poteri che nessuno in Italia ha. Di qualsiasi cosa Bertolaso si occupi, non deve guardare ai limiti che le leggi mettono ai comuni cittadini e nemmeno ai massimi funzionari della pubblica amministrazione. Quanto ai soldi, poi, basta chiedere e gli stanziamenti per le spese fuori budget arrivano.

Sembra però che nessuno si sia mai preso la briga di rilevare come tutta la sua bravura dipenda da questa sua condizione speciale e unica. I giornali ne hanno fatto un eroe e, se non fosse che devono registrare le notizie che vengono dal fronte giudiziario, non si perdono molto nell’esame critico di quel che dice e di quel che si attribuisce.

Appare quasi che nel caso di Bertolaso i giornali più che mai abdichino alla loro conclamata funzione di controllori del pubblico agire e deleghino il ruolo alle Procure della Repubblica, non tenendo conto di una importante differenza, che la magistratura deve giudicare solo secondo il codice penale, mentre i giornali devono giudicare in base a molte regole: del buon senso, della affidabilità, della credibilità politica, dell’etica anche quando non viola alcuna legge penale. Non a caso Berlusconi, che si dichiara eterna vittima di persecuzione giudiziaria, ha scaricato il ministro Claudio Scajola: finora Scajola non è accusato di nulla, ma giustamente Berlusconi non perdona la figura fatta.

Bertolaso, lo si è visto in più di un’occasione, è bravissimo nelle pr e in genere è senza pudori nello spararle anche grosse. Qualche esempio alla rinfusa.

Ricostruisce l’Aquila dopo il terremoto e lo fa letteralmente, come facevano gli antichi: sposta la città un po’ più in là, lasciando le macerie al loro destino.

Guida un dipartimento della pubblica amministrazione dove i carabinieri fanno una retata tra funzionari, imprenditori e non si sa ancora dove arriveranno e lui dice che non si è accorto di nulla. Peccato che in una intercettazione dica al suo braccio destro Angelo Balducci: “Il capo sono io e decido tutto io”. E ancora non ci ha spiegato perché voleva decidere tutto lui a proposito della assegnazione della Maddalena a prezzo stracciati a Emma Marcegaglia, aggressiva presidentessa della Confindustria. Forse agiva per conto di Berlusconi?

Scarica tutti, getta schizzi su tutti. Nella conferenza stampa del 7 maggio, fa pesanti allusioni a colleghi che lavorarono a pochi metri da lui: “Non sono mai stato ospite in alberghi di nessuno”.

Tiene la conferenza stampa a Palazzo Chigi, appoggiando il suo insopportabile maglione al podio su cui domina il marchio “Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Berlusconi non se lo è mai pernesso, ha sempre distinto il suo ruolo di presidente del Consiglio da quello di imputato e per parlare dei suoi fatti ha usato tribune diverse dal suo ufficio.

Di Balducci dice: “Come potevo pensare che fosse quello che dite? Ho preso il presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, cioè il top”. Sembra un capo d’azienda che dica: dovevo coprire un buco nell’organigramma e ho preso, a scatola chiusa, il meglio sul mercato. Peccato che il percorso seguito sia stato meno schematico e Balducci abbia intrecciato incarichi di Ministero con cariche di commissario straordinario per oltre dieci anni e la sua carriera si sia intersecata con quella di Bertolaso almeno fino dai tempi del Giubileo, almeno dal 1999.

Di Diego Anemone, l’imprenditore edile alla radice dello scandalo che ha travolto la Protezione Civile, dice: lo conosco per doveri d’ufficio, ma non l’ho mai frequentato. Peccato che poi vada alle dieci di sera, al centro sportivo di proprietà del figlio di Balducci e ristrutturato da Anemone, per farsi fare dei massaggi da una tal Monica, una brasiliana che a tante altre cose fa pensare. Bertolaso nega e nessuno ha elementi per smentirlo.

A suo onore, o forse a onore del suo istinto di sopravvivenza, evita una festa che Anemone e soci gli hanno organizzato al centro Salaria con un po’ di ragazze. Bertolaso dà buca all’ultimo momento: ma perché quelli si sono sentiti autorizzati a festeggiarlo?

Va a Haiti, senza che nessuno lo abbia chiamato, e dice che l’esercito americano non è all’altezza, facendosi insultare pubblicamente e con ragione da Hillary Clinton che definisce le parole di Bertolaso chiacchiere da bar sport.

Passa qualche mese e si vendica. In conferenza stampa, il 7 maggio dice: ieri mi ha chiamato Bill Clinton [marito di Hillary] per farmi i complimenti per quel che l’Italia ha fatto a Haiti e io volevo fargli una battuta: “io e lei abbiamo un problema che ha lo stesso nome, Monica”, ma poi ho desistito perché io con Monica non ho avuto problemi reali, lui probabilmente qualche problemuccio ce lo ha avuto.

Pregasi notare la poca eleganza di uno che parla con l’ex presidente degli Stati Uniti e dice “io e lei”, pregasi notare la pesante allusione alle corna, peraltro coraggiosamente e dignitosamente portate da Hillary, pregasi notare che Clinton chiama Bertolaso.

Viene in mente quel giornalista napoletano invitato a cena da Bob Geldof, quando suona il telefonino del cantante filantropo. “Era Clinton, voleva sapere del concerto”.

Bertolaso la battuta non la fa, ma all’ambasciata americana a Roma i giornali li leggono e deve essere successo un piccolo finimondo se di sabato mattina il ministro degli Esteri Franco Frattini, di solito rigido nel suo cerimoniale e mite nell’approccio perfino con pirati e terroristi, è stato costretto a dire: Bertolaso chi?

Ma perché, con tutta l’eleganza che le circostanze e la decenza richiedono, non mettono Bertolaso in condizioni di non nuocere? Ci guadagnerebbero l’Italia, il Governo, Berlusconi. Invece lo faranno ministro. Un’idea: perché non al posto di Scajola? Con tutti i poteri del commissario straordinario di tutto, ovviamente.