Scandalo protezione civile: servono regole, non scorciatoie

di Marco Benedetto
Pubblicato il 18 Febbraio 2010 12:31 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 17:30

Da che mondo è mondo, la corruzione è intrinseca alla vita politica e alla amministrazione del bene pubblico. Da che mondo è mondo le accuse di corruzione e di illecite frequentazioni femminili hanno contribuito alla caduta di personaggi come Scipione l’Africano, quello che salvò Roma da Annibale e hanno infangato Pericle, uno dei padri dell’Atene moderna.

E poiché tutto il mondo è paese, la corruzione non risparmia i poveri dell’Africa né i colossi del mondo: in Cina ne fucilano a centinaia ogni anno; negli Stati Uniti, quelli che più fanno la lezione di morale, ora che internet permette di leggere in tempo reale tutti i giornali del pianeta, se volete farvi un’idea di quanto sia diffusa la corruzione anche là, girate un po’ per i siti dei quotidiani locali: quasi ogni giorno ne arrestano uno, dal consigliere comunale di un paesino, all’ex capo della polizia di New York al deputato di Washington che teneva le mazzette nel frigo.

Accuse di corruzione e incompetenza hanno travolto la Protezione civile americana dopo il disastro dei soccorsi del ciclone Katrina, che nel 2005 devastò New Orleans. Uno potrebbe anche dire che almeno nessuno mette in dubbio la competenza degli italiani. Questa è una giaculatoria che tutti recitano da noi senza nemmeno pensarci, tanto che san Guido Bertolaso si è praticamente assunto al cielo da solo. E tanto che, dicono, l’opposizione è stata sempre molto tiepida nelle sue critiche a Bertolaso perché condizionata dalla sua popolarità, un perfetto comma 22 di una repubblica basata sui sondaggi. (Ho un sospetto: che in realtà Bertolaso sia stato bravo a obbedire a tutti i governi, destra come sinistra, e a distribuire equamente appalti e favori).

A dirla tutta sarebbe da vedere come Bertolaso e i suoi se la sarebbero cavata con uno dei più tremendi uragani della storia americana e anche solo con il terremoto del Friuli. Con tutto il rispetto e l’ammirazione per gli abruzzesi colpiti dal terremoto, per la dignità con cui hanno affrontato e affrontano la loro via crucis, la gravità del sisma abruzzese è assurta fin dall’inizio a emblema della capacità di Berlusconi di affrontare con ordine e successo l’emergenza, a prescindere da qualsiasi termine di confronto: lo si è visto, dalla struttura multimediale approntata nello studio di Porta a Porta, che l’Abruzzo diventava paradigma del saper fare, assoluto, metafisico.

Ora la Protezione civile guidata da Bertolaso è travolta da uno scandalo che, se non lo si inquadra nei giusti parametri, rischia di avere una sola conseguenza: distruggere del tutto e per sempre ogni minimo di speranza in un futuro “perbene” e aprire la strada a tentazioni autoritarie che non rimuoverebbero certo la causa di quella disperazione (povero Mussolini quanti guai ebbe dalle ruberie dei suoi gerarchi) ma potrebbero soddisfare il desiderio che spesso ci prende di voltare pagina, di archiviare una storiaccia. Come tante volte è successo in Italia, si fa un gran polverone su giornali e tv e ora anche sui siti internet, si leggono per giorni con divertimento, gusto, indignazione, voyerismo, sgomento, le parole e le parolacce che dicono tra loro quelli della classe dirigente, in una versione elitaria del Grande fratello che poi spesso non porta a risultati giudiziari e che spesso, quando li porta , non fa più audience.

Non è peculiare dell’Italia il disgusto verso i governanti. Gli ultimi sondaggi americani preoccupano. Risiede in una chiesa fiorentina da un paio di secoli quel Foscolo che scrisse che “lo scettro dei regnatori gronda di lacrime e sangue”.

Ma l’Italia è sfibrata da mezzo secolo di blocco per la guerra fredda. Solo negli ultimi 60 anni l’Italia è stata una democrazia piena: è un paese nuovo, giovane, adolescente e perciò psicologicamente fragile e instabile.

Lo scandalo della Protezione civile si interpreta secondo diversi piani di lettura,uno più fastidioso dell’altro. Lasciamo stare gli aspetti penali e quelli etici. Nella pubblica amministrazione, dal sommo dell’apparato statale (Angelo Balducci è presidente del consiglio superiore dei Lavori pubblici) al più modesto ambito comunale, accanto a tanta gente perbene vive un parallelo sistema di connivenze, che c’è sempre stato e sempre ci sarà. Inutile illudersi di estirpare col fuoco e il supplizio il Male: non c’è riuscita l’Inquisizione con l’eresia, non ci sono riusciti i pm di Milano di mani pulite.

Meglio prendere atto che il Male è dentro di noi, la corruzione è dentro di noi e male e corruzione sono nel dna di qualsiasi sistema amministrativo e politico. Il passo successivo è trovare gli strumenti che permettano di individuarlo, intercettarlo, estirparlo ma non in una lotta globale e assoluta, ma in un contrasto giorno per giorno, caso per caso. Questo richiede leggi e procedure. L’Italia è piena di leggi e procedure, che non hanno mai impedito la corruzione, di solito hanno favorito i corrotti, hanno portato alla paralisi in molti casi.

La soluzione trovata all’intrico di norme dai Governi che si sono succeduti , ultimo il governo Berlusconi, ma prima quanto meno quelli di D’Alema e Prodi, è stata trasformare quel che serviva a loro in un’emergenza, dotando chi serviva loro di poteri straordinari.

La cosa brutta è stata che gli ultimi governi italiani, di destra come di sinistra, hanno preferito la scorciatoia dei poteri eccezionali piuttosto che affrontare i problemi alla radice, in modo strutturale, e finirà che presto avremo anche un commissario straordinario anche per la pizza a taglio.