Matteo Salvini. Gli parli di droghe, risponde sulle prostitute. Cosa c’entra?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 luglio 2015 10:31 | Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2015 11:56
Matteo Salvini. Gli parli di droghe, risponde sulla prostitute. Cosa c'entra?

Matteo Salvini. Gli parli di droghe, risponde sulla prostitute. Cosa c’entra?

ROMA – Richiesto di un parere sul progetto di legge per liberalizzare/regolamentare il consumo di cannabis, il segretario della Lega Matteo Salvini si è detto contrario. Non sorprende. Più illuminante l’argomentazione utilizzata: “Meglio la prostituzione, che almeno non fa male”. Sesso & droga, una specie di riflesso pavloviano tardo hippy, espansione della mente e amore libero. Si può essere ovviamente a favore della liberalizzazione del commercio del sesso, più arduo è sostenere che lo sfruttamento della prostituzione faccia bene alle prostitute. Soprattutto cosa c’entra?

Eppure, a meno che Salvini non voglia assegnare alla prostituzione un valore liberatorio, potremmo dire terapeutico, il suo approccio segnala la condivisione del principio della riduzione del danno, laddove ogni tentativo di arginare il problema sembra fallire. E’ lo stesso principio che guida i 220 parlamentari che hanno firmato il disegno di legge per la regolamentazione dell’uso dei derivati della marijuana firmato da Benedetto Della Vedova.

Eppure, solo qualche mese fa, in tv Salvini sempre sulla cannabis si diceva disposto a parlare di un’eventuale legalizzazione. Oggi che si candida a rappresentare il centrodestra, oggi che aspira a fare il Marine Le Pen italiano, di spinelli meglio non parlare, dovesse qualcuno ricordare i suoi trascorsi di giovane comunista padano (Comunisti padani a Chignolo Po, Pavia nel 1998) favorevole “alle tematiche classiche della sinistra, dalla forte presenza statale alla liberalizzazione delle droghe leggere”. Non si vuole riesumare la fine del proibizionismo negli Usa che mise in ginocchio la grande criminalità? Si legga almeno l’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia le cui conclusioni appaiono categoriche.

Tra 2013 e 2014, si legge nel rapporto, i sequestri di cannabis sono aumentati del 120%, per un totale di 147 tonnellate, «un picco che appare altamente dimostrativo della sempre più capillare diffusione di questo stupefacente». Secondo le stime i sequestri riguardano tra il 5 e il 10 per cento di quanto consumato. Il che porta a dire che esiste un mercato tra le 1500 e le 3000 tonnellate. Una quantità equivalente a 25/30 grammi pro-capite, vecchi e bambini inclusi. Oltre 100 dosi l’anno per ogni cittadino italiano.

Dati che, commenta la Direzione antimafia, dimostrano «il totale fallimento dell’azione repressiva». E, poiché non è «pensabile né auspicabile» impegnare ulteriori mezzi e uomini, conclude la relazione, «spetterà al legislatore valutare se sia opportuna una depenalizzazione della materia».  (La Stampa).