Metodo australiano per i profughi? Salvini forse non lo sa, ma in Europa non si può

di Silvia Cirocchi
Pubblicato il 24 dicembre 2016 11:09 | Ultimo aggiornamento: 24 dicembre 2016 11:09
Metodo australiano per i profughi? Salvini forse non lo sa, ma in Europa non si può

Metodo australiano per i profughi? Salvini forse non lo sa, ma in Europa non si può, avverte Silvia Cirocchi (Nella foto)

Manus. A nessuno di voi questo nome dirà nulla, eppure per qualcuno potrebbe essere la soluzione al problema della immigrazione dei profughi che affligge il nostro Paese. Certamente Matteo Salvini non legge i giornali, quelli d’oltre oceano intendo, altrimenti avrebbe già fatto sua una simile proposta.

Manus è un’ isola dell’Oceania, localizzata nel nord della Papua Nuova Guinea. È l’isola più grande delle Isole dell’Ammiragliato, e la quinta per dimensione di Papua Nuova Guinea con una superficie di circa 2.100 km², ma soprattutto è un’isola lager, perchè, inutile nasconderlo, di questo si tratta. Un lager legalizzato.
Negli ultimi tre anni 2.000 profughi sono stati letteralmente abbandonati su quest’isola e, come racconta chi di quegli immigrati ha fatto parte, vessati da un “esercizio di crudeltà assoluta”.
In Italia gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste vengono soccorsi e sistemati in strutture più che dignitose, tutte dislocate in territorio italiano.
Chi cerca di sbarcare clandestinamente in Austrialia viene preso e deportato in un’isola sperduta del Pacifico, un’isola che non permette la fuga, letteralmente abbandonati e dimenticati. Stile Alcatraz.
Quindi, inevitabilmente, cosa accade quando una persona, che cerca una fuga dalla guerra o dalla vita grama cercando di approdare clandestinamente sulle coste australiane, sa che appena sbarcato viene di fatto deportato in questo moderno campo di concentramento?
Accade che nessun immigrato tenta più la fortuna, tanta è la paura di finire su quell’isola sperduta.

Gli australiani, razzisti da sempre, se ne vantano anche un po’ e contrappongono le cifre. Circa 2 mila detenuti in 3 anni da loro, 4 mila morti nei naufragi dei barconi nel Mediterraneo nel solo 2016. È, in piccolo, il ragionamento portato dagli americani a giustificazione di Hiroshima e Nagasaki. Detto per inciso, non credo che il numero dei profughi in arrivo in Autralia sia stato mai paragonabile a quello di chi chi ha scelto l’ Europa come destinazione. Un conto sono le spiagge italiane o greche, un altro sono quelle del nord della Australia, infestate dai coccodrilli.

La domanda che viene da porsi è: possiamo farlo anche noi? È possibile attuare in Italia i provvedimenti che il governo australiano ha ufficiosamente adottato?
È indubbio che quello che accade nell’isola di Manus sia una soluzione drastica ma efficace al problema dell’immigrazione, ma a che prezzo? Colpirne 1 per educarne 100 diceva qualcuno in un passato non tanto lontano, ma quali sarebbero le reazioni europee…ad esempio come reagirebbe la vicina Germania che sui campi di concentramento qualcosa da dire forse l’avrebbe?

Non credo si possa dare, coscienza alla mano, un giudizio entusiasta sulla misure adottate dal governo australiano.

Va comunque detto che prima della decisione, nel luglio 2013, di deportare i rifugiati nel Pacifico, in Australia gli sbarchi erano costanti e numerosi, proprio come lo sono ora in Italia.
Quello che è certo è che il problema immigrazione australiano, a differenza di quello italiano, non esite più.