Art. 67 Costituzione vs vincolo di mandato. Beppe Grillo, Pd e Berlusconi lo sanno?

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 18 Luglio 2014 7:40 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2014 19:42
Art. 67 Costituzione vs vincolo di mandato. Beppe Grillo, Pd e Berlusconi lo sanno?

Art. 67 Costituzione vs vincolo di mandato. Beppe Grillo, Pd e Berlusconi lo sanno?

ROMA – La discussione – anzi: la non discussione – sul vincolo di mandato dei parlamentari testimonia nel modo più esplicito e drammatico della nuova incultura costituzionale che si appresta a dominare la scena politica.

Ha dato il via Grillo, imponendo il vincolo agli eletti del Movimento 5 stelle, costretti a sottoscrivere un impegno a sottoporsi – pena l’espulsione – a una specie di esame semestrale per verificarne l’obbedienza alle direttive del movimento. Pare addirittura che al trasgressore si volesse imporre una penale piuttosto salata. Ma anche gli altri partiti non sono rimasti indietro, sospinti dallo spettro delle defezioni, dei trasformismi, dei ‘tradimenti’ da parte di coloro che – grazie al ‘porcellum’ – i partiti stessi hanno voluto far eleggere.

Il vice-segretario del Pd, Debora Serracchiani, si è subito adeguata, precisando (ormai il linguaggio del senatore Razzi ha fatto scuola) di ‘non credere che ci sia una questione di coscienza’ quando – come nel caso della riforma del Senato – si tratta di fare una riforma costituzionale. La coscienza, secondo l’ineffabile Serracchiani, vale solo se si tratta di discutere di matrimonio omosessuale, di fecondazione assistita, di eutanasia: dimentica, Serracchiani, del fatto che per introdurre l’ambito vincolo, occorrerebbe prima di tutto riformare proprio l’articolo 67 della Costituzione,magari distinguendo tra voto ‘di coscienza’ e voto ‘di riforma costiituzionale’.

Berlusconi, a sua volta, ha molto rudemente minacciato gli aspiranti dissidenti, tacciandoli di tradimento.

Eppure l’articolo 67 della Costituzione parla chiaro:

“ Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.”

Se si escludono le vecchie Costituzioni dell’URSS e dei paesi comunisti dell’Est, solo il Portogallo, Panama, il Bangladesh e l’India contemplano il vincolo di mandato,che riporta all’Ancien Régime e agli Stati Generali, in cui si instaurava tra elettori ed eletto un vincolo di rappresentanza quasi privatistico

Povera Costituzione. E dire che lo stesso Statuto Albertino , all’art.41, prevedeva che

“I deputati rappresentano la Nazione in generale, e non solo le provincie in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli elettori”.

Tanto meno dai partiti.

Nel suo famoso discorso agli elettori di Bristol ( 1774) Edmund Burke concludeva dicendo:

“ Certamente, Signori, dev’essere gloria e felicità di ogni rappresentante vivere in stretta comunione e in corrispondenza con quanti lo hanno eletto .Ie loro aspirazioni devono avere per lui la massima importanza ed essere degne del massimo rispetto…E’ suo dovere sacrificarsi per loro e, in ogni caso, anteporre i loro interessi ai propri. Ma la sua imparziale opinione, il suo maturo giudizio,la sua illuminata coscienza : quelli non li dovrà mai sacrificare a voi o a qualunque raggruppamento di esseri umani…Ciò che vi è dovuto dal vostro rappresentante non è solo l’operosa diligenza nell’adempimento dell’ufficio, ma il suo sano e coscienzioso giudizio. Ed egli viene meno a questo impegno se, invece di servirvi, sacrifica la sua coscienza alla vostra opinione.

“…e che sorta di ragionevolezza c’ è nel far precedere la discussione dalla decisione ?…Le istruzioni vincolanti, i mandati emessi d’autorità che obbligano ciecamente all’obbedienza e a votare in un certo modo…tutto ciò è affatto sconosciuto al diritto di questo Paese, prodotto di un equivoco fatale per la sopravvivenza della nostra Costituzione”.

“ Il Parlamento – continuava Burke – non è un congresso di ambasciatori di di opposti e ostili interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il Parlamento è l’assemblea deliberativa di una sola nazione con un solo interesse: quello dell’intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi particolari e pregiudizi locali, ma il bene comune, risultato della ragione generale dell’insieme….Il vostro eletto non è il parlamentare di Bristol: egli è un membro del Parlamento.

“Mi spiace essermi dilungato sul punto, ma vi sono stato trascinato.Sono il vostro amico fedele, il vostro devoto servitore per tutta la vita: sono certo che non vi augurate di trovare in me un adulatore”.

La Costituzione non è un pezzo di carta, utile per ogni genere di impiego: essa esprime – nelle parole dimenticate di Burke – l’esservi una Nazione e le ragioni stesse del suo riconoscersi tale. Chi non comprende questa verità non credo sia degno di sedere in parlamento.