Anche la Cassazione sbaglia: paghi i suoi errori

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 12 Giugno 2012 18:16 | Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2012 18:16
tribunale

Foto Lapresse

ROMA – In un suo intervento sulla “Repubblica” del 12 giugno, il Presidente della Corte di Cassazione lancia un grido d’allarme per la giustizia , che sarebbe esposta a un ennesimo pericolo se venisse approvata la norma che prevede la responsabilità dello Stato-giudice – e in sede eventuale di rivalsa – anche del singolo magistrato , nei casi di violazione manifesta del diritto interno, e non solo ( come oggi imposto da sentenze della Corte di giustizia Europea ) per violazioni del diritto comunitario.

In realtà, più che nell’interesse della giustizia, l’intervento è dettato – per ammissione dello stesso “alto magistrato” – dall’esigenza di tutelare l’istituzione da lui presieduta, vale a dire la Suprema Corte di Cassazione.

L’innovazione ventilata – e tanto temuta – riguarda infatti l’eventuale responsabilità personale dei magistrati della Cassazione ( in via di rivalsa, una volta riconosciuta la responsabilità dello Stato-giudice) non solo per i casi in cui la violazione di legge sia loro attribuibile soggettivamente a titolo di dolo o colpa grave, ma in ogni caso di oggettiva violazione di legge.

In sostanza, chiunque si ritenesse leso da una violazione ‘manifesta’ della legge da parte della Corte di Cassazione ( e dei suoi giudici ) potrebbe chiedere a un Tribunale della Repubblica il risarcimento del danno che gli è derivato, rivolgendosi in prima battuta allo Stato-giudice, il quale a sua volta potrebbe rivalersi sui magistrati responsabili della violazione.

Questa possibilità viene considerata dall’alto magistrato un ‘vero e proprio ribaltamento dell’attuale assetto ordina mentale e processuale della giustizia’, per due ragioni. La prima, perché costituirebbe una palese violazione dell’ordinamento che affida proprio alla Cassazione il compito di accertare in via definitiva se – da parte dei giudici ‘inferiori’- vi sia stata o meno una violazione della legge. In pratica, non avendo a sua volta un giudice ‘superiore’ , la Cassazione non potrebbe dunque essere a sua volta sottoposta a un giudizio ‘in diritto’ ( Cosa che invece è ormai ammessa pacificamente con riferimento al diritto comunitario, dove il giudice ‘superiore’ è rappresentato dalla Corte di Giustizia).

In secondo luogo, si paventa che la possibilità ‘di rimettere in discussione l’interpretazione a base di una sentenza irrevocabile’ della Corte Suprema, andando a colpire sentenze della Cassazione, provocherebbe una moltiplicazione dei processi e allungherebbe , sia in penale che in civile, la ben nota crisi della nostra giustizia.

Per quanto drammatico, l’appello ‘ a tutela della Cassazione’ non sembra condivisibile.

La sentenza della Corte Suprema eventualmente ‘viziata’ per un errore manifesto dei giudici resterebbe comunque ferma e irrevocabile. La parte o l’imputato che se ne ritenessero danneggiati potranno soltanto agire contro lo Stato-giudice per ottenere il relativo risarcimento. Saranno il Tribunale in primo grado, in secondo grado la Corte d’Appello e – infine – la stessa Suprema Corte a valutare se vi sia stata una ‘violazione manifesta’ della legge. Sarà infine lo Stato-giudice, se condannato al risarcimento, a decidere se rivalersi nei confronti dei magistrati cui sia da attribuire la violazione.

Nessun attacco, quindi , alla sacralità della ‘cosa giudicata’ ( peraltro sottoposta a numerose eccezioni da parte della Corte di giustizia europea ) e nessun significativo aggravio per i processi o per la funzione interpretativa della Cassazione che rimarrà pur sempre affidata alla Suprema Corte. Solo, pare, un’autodifesa del suo autorevole Presidente, cui deve contrapporsi il diritto del cittadino – danneggiato da una sentenza che a suo avviso ‘viola manifestamente la legge’ – di rivolgersi allo Stato-giudice per esserne risarcito, secondo legge e secondo giustizia.