Coronavirus, rischio di nuova epidemia: claustrofobia collettiva. Costituzione, art. 32 in campo

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 24 Marzo 2020 11:35 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2020 11:35
Coronavirus Italia, rischio di nuova epidemia: claustrofobia collettiva. Costituzione, art. 32 in campo

Coronavirus, rischio di nuova epidemia: claustrofobia collettiva. Costituzione, art. 32 in campo (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Non vorremmo proprio che – dopo i servizi sanitari di pneumologia e rianimazione –  nel quadro delle misure adottate per combattere il diffondersi del corona virus, venissero messi in allarme e chiamati anche loro a compiti eroici i servizi di salute mentale.

L’articolo 32 della nostra Costituzione non tutela, infatti, una particolare forma di salute: fisica, psichica , mentale, individuale o collettiva.L’articolo 32  protegge rigorosamente la salute della persona umana ‘in toto’, tanto da porre alla legge un divieto assoluto di intervenire – anche se al fine di tutelare un aspetto particolare della salute – con mezzi e provvedimenti che compromettano in qualsiasi modo il fondamentale rispetto della dignità personale. E la dignità della persona ha come presupposto ineliminabile la salvaguardia e la cura della salute  nella sua interezza, compresa quella mentale.

E’ proprio in nome della  salute mentale e della dignità dell’individuo che lo Stato deve consentirgli

“…di sfruttare le sue capacità cognitive ed emozionali, esercitare le proprie funzioni all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni” (Ministero della salute, Salute mentale, su salute.gov.it).

Ora è di tutta evidenza che le misure drastiche adottate dal Governo, in assenza dell’indispensabile ‘passaggio’ in  Parlamento e per la loro perniciosa indeterminatezza, mettono a rischio, se non pregiudicano gravement,e la capacità di ogni cittadino ‘ di esercitare le proprie funzioni all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni’ , in tal modo compromettendo un momento fondamentale della salute di una persona: quello psichico e mentale.

Non è consentito in sostanza – al fine di salvaguardare un aspetto particolare della salute – adottare misure che ne pregiudichino oltre ogni limite tollerabile gli altri aspetti.

In questo difficile momento, la salute mentale delle persone ( e quella collettiva , che pure esiste ) è messa a dura prova. Gli psicologi osservano nei pazienti uno stato di allerta continuo, notte e giorno.

Il che impedisce loro un sonno profondo, sano, con sogni.

Questa condizione, protraendosi, darà luogo a un numero infinito di  casi di PTSD, sindromi post traumatiche da stress acuto, del tutto simili a quelle che si riscontrano in chi – militare o civile – è reduce da una guerra vera e propria.

Anche in questa ‘guerra’ le persone si trovano costrette a vivere una situazione di straniamento, isolate nelle loro abitazioni ( non tutte doitate di parco e piscina privati …), private della libertà di uscire e svolgere una vita normale e familiare. Per non parlare poi delle violenze domestiche, in costante aumento a causa della convivenza forzata di coppie già per conto loro malate.E che dire degli anziani, allontanati da figli e nipoti, passati da fonte di gioia a possibile fonte di contagio e di morte.

E, se è vero  che la stessa Costituzione ( art.77) consente al potere esecutivo l’adozione con efficacia immediata di decreti, in casi ‘straordinari di necessità e urgenza’, è altrettanto vero che questi decreti, proprio per la loro natura potenzialmente devastante sul piano individuale e sociale, non possono essere prorogati all’infinito ( come si ha ragione di temere in questo caso ), devono essere sottoposti immediatamente al vaglio del Parlamento , devono recare in modo dettagliato l’indicazioni delle cause dell’urgenza/necessità ( esclusa la possibilità di ritenerle ‘in re ipsa’) e soprattutto non possono spingersi sino alla sostanziale soppressione  della totalità  dei diritti garantiti dalla Costituzione , diritti che disegnano e integrano la stessa ‘persona’ del cittadino e dell’individuo.

Nel caso, infine, dell’adozione di misure gravemente restrittive della libertà personale e degli altri diritti fondamentali – criterio opportunamente adottato dal governo nell’attuale situazione, con particolare riferimento alle aree individuate come ‘focolai’ dell’infezione – il mancato rispetto di quelle misure da parte di un certo numero di cittadini non può tradursi in una ulteriore stretta generalizzata e punitiva oltre ogni limite anche nei confronti della generalità dei cittadini che a quelle misure si sono diligentemente e doverosamente assoggettati.

Doveroso, invece, il rafforzamento dei controlli e del sistema delle sanzioni, anche penali, nei confronti dei trasgressori.

Dovere inderogabile dello Stato è quello di salvaguardare la salute dei cittadini : non solo rispetto alle malattie del corpo, ma anche – forse soprattutto – rispetto a quelle della mente.

Quella casa in cui veniamo obbligati  a restare rinchiusi come prigionieri può trasformarsi – davvero – nel focolaio di una infezione ancor più pericolosa di quella del corona virus.