Genova, dalla finestra di casa vedo due simboli del passato della città

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 1 dicembre 2018 6:53 | Ultimo aggiornamento: 30 novembre 2018 14:00
Genova, dalla finestra di casa vedo due simboli del passato della città (foto Ansa)

Genova, dalla finestra di casa vedo due simboli del passato della città (foto Ansa)

GENOVA – Dalla finestra di casa vedo due simboli della Genova del passato: la Lanterna e la bandiera di San Giorgio che sventola sulla torre di Palazzo Ducale. Manca quello destinato a diventare il terzo simbolo, non del passato, ma del futuro della nostra città che pare aver ritrovato – dopo la grande tragedia e forse grazie ad essa – il senso e il sentimento positivi del suo essere comunità.

La separatezza fisica ci ha fatto sentire all’improvviso più uniti che mai. Il crollo del ponte , dunque, non è stato solo una disgrazia ( della quale sarà arduo , per la giustizia, trovare i responsabili ), ma si rivela un segnale drammatico del disfacimento progressivo di una collettività sino a ieri incapace di ritrovare se stessa: dispersa, lacerata dai conflitti interni, ‘divisa’, come si leggeva in un vecchio saggio di Paolo Arvati.

‘Resilienza’ è parola di moda. Sta a indicare la capacità di non cedere alla cattiva sorte ( quasi mai attribuibile al solo caso), ma di resistervi e – addirittura – di trarne profitto risvegliando forze insperate di cui non si sapeva di disporre. ‘Resilienza’ dev’essere la parola d’ordine di questo momento, pieno di dolore ma anche di speranza. Il solo modo di rendere omaggio alle vittime è in questo sapere rialzarsi e alzare la testa: il ponte ricostruito deve non solo riattivare il collegamento tra gli spezzoni della ‘città divisa’, ma ridare a quella città il senso e l’orgoglio dell’ unità ritrovata. Per questa ragione – credo – la ricostruzione del ponte non può essere solo un fatto di appalti e progetti, un fatto di ingegneri, architetti, amministratori, occasione per nuove diatribe politiche.

La ricostruzione del ponte dev’essere un fatto che avrà come protagonisti tutti noi genovesi, chiamati a parteciparvi , consapevoli che proprio da quella ricostruzione dipende la nuova nascita di una città degna della propria storia. Se spetta ai tecnici e agli amministratori individuare – seguendo le procedure di legge – le soluzioni costruttive più adatte, in relazione all’urgenza dell’opera e alle risorse disponibili, è diritto e dovere dei cittadini tutti il prendere parte a questa davvero grande e difficile ma necessaria impresa. Vogliamo, noi genovesi, far sentire la nostra voce, non solo per chiedere aiuto e assistenza in un momento così difficile , non solo per rivolgerci allo Stato, che con grave ritardo mostra di accorgersi della nostra città e della sua importanza per l’intero Paese.

Vogliamo essere resi partecipi – nelle forme più idonee: penso a un’esposizione pubblica dei progetti selezionati e , perché no , a un referendum popolare – di un’impresa che dia a Genova il suo terzo e nuovo simbolo: quello che dovrà indicarne la rinascita come città, come collettività, come soggetto di nuovo decisivo per la vita dell’intera nazione. Solo allora, guardando dalla finestra di casa mia, potrò vedere riuniti due possenti simboli del passato – la bandiera di San Giorgio e la Lanterna – a quello , simbolo di speranza e promessa di concordia per il futuro, del nuovo ponte.