La Grande bellezza di Genova: cambia, ritrova se stessa, vitale mix di razze

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 24 Marzo 2014 7:50 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2014 8:13
La Grande bellezza di Genova: cambia, ritrova se stessa, vitale mix di razze

Genova: campanili e torri millenarie, sfondo a un crogiuolo di razze in continuo rinnovamento

GENOVA – Genovese d’adozione e per così dire ‘casuale’, per anni mi sono unito volentieri ai cori di deplorazione per le caratteristiche negative di una città decaduta, popolata da vecchi, isolata dal resto del mondo, paralizzata dai ‘veti incrociati’,ostile al cambiamento. E la torta di riso che è finita, e i commercianti insofferenti dei clienti, e il centro storico degradato…

Genova invivibile, insomma, anche se si continua a viverci bene.

Da qualche tempo mi sono accorto (o, forse, mia moglie, genovese DOC, mi ha fatto notare ) che non solo non parlo più male di Genova, ma non perdo occasione di sottolineare come questa improbabile città pulluli di persone interessanti, di iniziative originali, di luoghi e situazioni in cui è piacevole o addirittura emozionante trovarsi.

“E’ l’età…” ho pensato. Poi mi sono accorto che questo atteggiamento è largamente condiviso da persone che non hanno questo problema. Molti i giovani che restano, e non per pigrizia. Molti quelli che – stanchi o delusi da realtà estranee – decidono di tornare. C’è in giro un gran desiderio di cambiamento, ma di un cambiamento che non vuole appiattirsi su modelli creati altrove, o accontentarsi dei nuovi conformismi culturali, politici, economici.

E’ come se – toccato il fondo di una riflessione su di sé spesso impietosa e tormentata – la città cominciasse lentamente a ritrovare se stessa, a partire da come è e da come, in modo insensibile ma sempre più chiaro, è decisa a diventare. Il principio, diciamo, di un risveglio dopo un lungo sonno popolato di incubi.

Genova arguta, un po’ cinica, ruvidamente timida, capace di vedere un po’ più in là e, proprio per questo, vagamente infastidita dal presente.

Provinciale? Forse, a una lettura ingenua e superficiale. Ma, anche, intrigante e capace di sedurre. Col suo buffo aeroporto (perché mai dovrebbe somigliare agli scali scintillanti che sorgono un po’ dovunque ?), il centro storico in perenne e vitalissima decadenza, la sua mescolanza di razze, lingue e costumi (il suk ne è la felice rappresentazione).

Genova non sarà mai una città ‘modello’, forse, ma una prudente e disincantata scopritrice del nuovo.

C’è una grande, forse dispersiva intelligenza in questa città innamorata di se stessa. E’ la vera ‘grande bellezza’ di Genova, alla cui scoperta noi genovesi (DOC o di adozione) dovremmo finalmente dedicarci . Il mare di Boccadasse, a questo punto, sarà solo un di più, un felice optional.