Lega e M5S, destini incrociati fra fascismo e dissoluzione

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 20 Novembre 2019 10:46 | Ultimo aggiornamento: 20 Novembre 2019 10:46
Lega e M5S, destini incrociati in politica fra fascismo e dissoluzione

Salvini e Di Maio, simbolo de parallelismo tra Lega e M5s (foto Ansa)

ROMA – La Lega Nord era un esempio classico di massa ‘chiusa’, secondo una distinzione risalente a Elias Canetti. Quel ‘Nord’ ne individuava i limiti non solo geografici e culturali, ma di appartenenza ( dentro-fuori) e di obiettivi: La Padania indipendente. La massa chiusa si fa riconoscibile, particolare, esclusiva e storica. Si territorializza e si dota di confini, di miti delle origini (‘Il Dio Po’). Rinuncia alla crescita – che considera spesso con ostilità – e si preoccupa soprattutto di durare, creandosi appositi nemici: esterni, come i meridionali, lazzaroni , sporchi, improduttivi e famelici ; i comunisti divoratori di bambini; oppure gli ebrei, che ne utilizzano il sangue per confezionare il pane azzimo.

I capi della massa chiusa si ‘insediano’, spesso democraticamente, scimmiottando le istituzioni, dotandosi di apparati, sedi, strumenti per l’esclusione. Si danno una radio, un ‘governo’ e un ‘parlamento’. La massa chiusa finisce però per esaurirsi, consumata da questo sforzo di escludere da sé. Tralasciando e anzi contrastando ogni impulso alla crescita, paga con se stessa, il proprio sangue, la propria venerata ‘identità’. E’ la tragedia di ogni società di massa ‘chiusa’, destinata a concedersi, per sopravvivere, a un potere marcatamente fascista. 2 Salvini ha cercato con successo di sottrarsi a questo destino, facendo della Lega un movimento – pur nel suo conclamato ‘sovranismo’ – sostanzialmente aperto e indifferente alle componenti ‘regionali ‘e locali. Da massa ‘chiusa’, ha trasformato la Lega in movimento di massa relativamente ‘aperto’, cercando di portare all’esterno quei principi di chiusura ed esclusione che dovevano garantirne la durata.

La nuova Lega nazional-sovranista ha così dissolto i vecchi confini Nord-Sud, aprendosi a nuovi consensi ‘di massa’ e trasformando la propria ‘base’ in una massa del tipo ‘aperto’. Ma, questo è il paradosso di Salvini, avere ‘aperto’ la Lega, non significa averne rimosso la tendenza alla chiusura e alla durata . Il’capitano’ non ha davvero innovato , o invertito la tendenza del suo movimento, cercando di allargare indefinitamente la vecchia tendenza, di rendere – se si può dire dire – ‘aperta la chiusura’, trasferendo nella ‘nuova’ Lega quei principi e quei valori che ne avevano caratterizzato la chiusura. Ha solo spinto i confini ‘un po’ più in là’. Questo paradosso , se ha salvato per il momento la Lega dai rischi mortali di una ‘chiusura’ territoriale e culturale garantita, alla fine , da un ‘regime’ di stampo autoritario e al limite fascista, ha finito per l’esporlo a rischi, del tutto analoghi , pur nell’ambito di una comunità autoproclamatasi ‘aperta’.

Questa paradossale ‘apertura alla chiusura’ ha spinto la nuove Lega nelle braccia – quelle si aperte – dei nuovi sovranismi e nazionalismi e fascismi che minacciano la scena internazionale. Dal rischio di un mini-fascismo gretto, provinciale, ‘padano’, la 3 Lega salviniana è passata a quello, ben più grave, di un gran- fascismo internazionale, come la vicenda del Russiagate e la fratellanza con Orban stanno a dimostrare. E’ abbastanza curioso che anche l’altro movimento tendenzialmente ‘di massa’, che ha caratterizzato e ancora caratterizza la vita politica di questo Paese, sia passato attraverso lo stesso processo, una identica, paradossale, mutazione, ma in forma invertita.

Da movimento di massa anti-istituzionale, radicalmente ‘aperto’, anti-partito, privo di una specifica ideologia che non fosse quella del ‘vaffa’, deciso ad ‘aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno’, i Cinque Stelle hanno finito per ‘asserragliarsi’ entro una forma ‘chiusa’ che contraddice clamorosamente, pur volendo riaffermarla, la posizione iniziale di indiscriminata apertura. Parlamentarizzati, rinchiusi nella gabbia della forma ‘partito’, partecipi a pieno titolo dei vantaggi, dei privilegi, dei vizi della nostra classe politica, i Cinque Stelle vorrebbero – dall’interno – praticare le forme e realizzare gli obiettivi di una società di massa del tipo ‘aperto’. All’opposto di Salvini, ma con gli stessi risultati, hanno preteso di ‘rinchiudere l’apertura’. E’ questo, forse, il segreto della paradossale simpatia che lega i due fenomeni e segna il loro destino.

Anche i Cinque Stelle sono minacciati, se non da forme di esplicito fascismo, da una direzione in gran parte occulta attraverso una ‘piattaforma’ tecnologica di comando del tutto privata e incontrollabile. 4 Come risolvere questa duplice ma simmetrica contraddizione? Quale che sia la risposta, è certo che una società ‘di massa’ deve misurarsi comunque con la prospettiva della sua dissoluzione. Che questo avvenga sfociando in un regime più o meno totalitario, ovvero in un sistema capace di raccogliere i buoni frutti dell’esperienza democratica, tenendosi il più possibile alla larga da quelli avvelenati, è un esito di cui ciascuno di noi dovrà in futuro ritenersi responsabile.