No al presidenzialismo: non “manomettere” la Costituzione, è già “flessibile”

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 6 Giugno 2013 12:57 | Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2013 12:58
No al presidenzialismo: non "manomettere" la Costituzione, è già "flessibile"

Giorgio Napolitano (foto Ansa)

GENOVA – La Costituzione italiana non sarà ‘la più bella del mondo’ ( sempre la nostra,insopportabile, tendenza all’enfatizzazione), ma è certamente ‘la mia’ Costituzione, quella che mi ha creato come cittadino e, dunque, una specie di seconda madre.

Per questa ragione non posso accettare che, col pretesto tecnico di mettere mano ‘alla’ Costituzione, si cerchi di raggiungere l’obiettivo politico di ‘manometterla’ o mettervi ‘sopra’ le mani.

E’ quello che sta accadendo con il dibattito, più che stucchevole eversivo, sul presidenzialismo o sul più pudico semi-presidenzialismo ( cui si aggiunge la nota ‘chic’: ‘alla francese’).

E’ chiaro a tutti che, toccando la figura del Presidente della Repubblica si compromette l’intero sistema costituzionale: dalla divisione dei poteri, alla responsabilità politica del Capo dello Stato, al ruolo di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, cui la Costituzione affida la difesa di un valore perennemente in pericolo: quello dell’indipendenza dei nostri magistrati.

Il ruolo del Presidente della Repubblica è disegnato nel Titolo secondo, parte seconda della Costituzione, intitolata all’ ‘Ordinamento della Repubblica’. Ciò significa che ‘mettendo mano’ alla figura del Capo dello Stato si prefigura una profonda trasformazione di quell’ordinamento repubblicano dal quale dipendono e sul quale fondano le nostre libertà .

Non ritengo la Costituzione un documento ‘intoccabile’ (anche la madre delle Costituzioni moderne, quella americana, ha subito degli ‘emendamenti’ pur restando immutata nella struttura fondamentale). Vi sono aspetti che giustificano se non addirittura reclamano l’intervento del legislatore ordinario. Basti pensare al numero dei parlamentari, al bi-cameralismo perfetto, all’ attuazione del federalismo , alla disciplina dei referendum,alla natura giuridica dei partiti ).

Allo stesso tempo, però, è del tutto fuorviante la distinzione che si è soliti fare tra la ‘Parte Prima’ ( intoccabile in quanto tale, se non attraverso una nuova assemblea costituente ) e la ‘Parte Seconda’, esposta a qualunque nefandezza legislativa. Riforme quale quella – confusamente prospettata – della Presidenza della Repubblica , pur toccando norme contenute nella ‘Parte Seconda’, comporterebbero trasformazioni di tale portata da richiedere necessariamente una dimensione ‘costituente’. Si pensi, per un confronto, a un progetto che toccasse i principi dell’indipendenza della magistratura e della soggezione dei giudici ‘soltanto alla legge’ ( pure contenuti nella Parte Seconda). La realtà è che ( ricordando Andreotti e il suo famoso ‘a pensar male…’) non c’è quasi meccanismo della Parte Seconda che non comporti il rischio di incidere sui principi ‘sacri’ enunciati nella Parte Prima. In realtà, non si vuole ‘modificare’ la Presidenza della repubblica, ma la si vuole ‘occupare’, prendendo spunto da una vicenda – quella della ri-elezione di Napolitano, i cui aspetti a dir poco imbarazzanti ricadono sull’incapacità del neo-eletto Parlamento e non su reali inefficienze o problematicità della figura del Capo dello Stato consegnataci dalla Costituzione.

La saggezza di una Costituzione – e la sua capacità di durare nel tempo, legando l’una all’altra le generazioni – si manifesta anche attraverso la flessibilità e la relativa indeterminatezza. Questo è il caso della nostra Costituzione nella parte relativa al Capo dello Stato.

Questa figura, come noto, è stata interpretata nei modi più diversi dai Presidenti che si sono succeduti nella carica. Una maggiore rigidità avrebbe impedito sia questo positivo adattamento della personalità dei Presidenti alle situazioni concrete del Paese, sia la progressiva evoluzione della figura stessa da una funzione meramente cerimoniale e rituale, a quella – ben più preziosa – di prudente e riconosciuto ago della bilancia in condizioni di ,più che instabile, stabilmente precario equilibrio tra le forze politiche in campo.

Quale che sia il giudizio da darsi sulle scelte operata dal Presidente Napolitano ( e sulla stessa confusa vicenda che ha portato allo ‘strappo’ della sua rielezione per un secondo settennato ), non vi è dubbio che di ‘scelte’ si sia trattato; che esse abbiano avuto decisive conseguenze politiche; che – pur consapevole di quelle conseguenze – il Presidente non abbia mai superato i limiti, posti dai costituenti al suo ruolo in termini sufficientemente elastici e imprecisi , così da permettere una evoluzione costituzionalmente impeccabile della prassi costituzionale.

Solo in questi termini positivi, e non convincendoci enfaticamente che sia ‘la più bella del mondo’, potremo – con rispetto filiale e saggezza istituzionale – ‘mettere mano’ alla nostra Costituzione.