Preferenze o liste bloccate, il falso dilemma della legge elettorale

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 25 gennaio 2014 20:48 | Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2014 20:48

elezioni usa urne ansaROMA – Il dibattito sulla nuova legge elettorale sembra ormai inchiodato al dilemma ‘preferenze/liste bloccate’, come se non esistessero alternative ragionevoli e – soprattutto – ossequienti della Costituzione, alla cui straordinaria e inesauribile saggezza occorre sempre tornare nella ricerca della ‘diritta via’.

Più che essere contrari alle liste bloccate, i cittadini non sono più disposti ad accettare ( pena il sempre più massiccio astensionismo ) di essere di fatto esclusi dal diritto – loro attribuito direttamente dall’art.49 Cost. – “ …di associarsi liberamente in partiti per concorrere ( essi cittadini, n.d.a.) con metodo democratico a determinare la politica nazionale”: partecipazione che avviene principalmente attraverso le elezioni politiche.

Il ‘metodo democratico’ non riguarda i partiti ( la loro struttura interna) ma il modo in cui i cittadini stessi esercitano il diritto – e noi diremmo anche il dovere – di prendere parte alla determinazione della politica nazionale.

I partiti sono solo i mediatori, i facilitatori e insieme gli interpreti monopolistici di questa partecipazione attraverso il grande rito popolare delle elezioni. Spetta ai partiti assicurare che questa partecipazione abbia luogo secondo un ‘metodo democratico’: il che certamente non accade quando la designazione dei candidati avviene all’interno delle segreterie, al di fuori da ogni partecipazione significativa degli iscritti e dei simpatizzanti.

Il problema non investe le ‘liste bloccate’ in quanto tali, ma il modo in cui si arriva alla loro formazione, che per l’articolo 49 deve essere ispirato al ‘metodo democratico’. Il confuso e ancora ‘allo stato nascente’ sistema delle primarie non è altro che la prima, timida risposta dei partiti a questa indicazione che viene dalla Costituzione.

Il ricorso alle primarie è , in realtà , il segno di una evoluzione-maturazione della forma ‘partito’ da organismo fortemente ideologizzato e strutturato in vista della lotta per il potere, a strumento di raccolta e indirizzo del consenso, attraverso il quale i cittadini – che di una democrazia sono i protagonisti e non gli ‘utilizzatori finali’ – elaborano le proprie scelte e attuano la partecipazione alla politica nazionale.

Non si sente il bisogno di un ‘partito delle preferenze’, contrapposto a quello delle ‘liste bloccate’. C’è bisogno, piuttosto,di un impegno o patto solenne di tutti i partiti ( come scriveva l’altro giorno – sulla ‘Stampa’ – Fabio Martini ) per la preselezione di almeno una parte dei candidati attaraverso primarie autentiche e possibilmente omogenee, meglio ancora se rispondenti a criteri generali fissati per legge.

Solo in questo modo si sfuggirebbe ai vizi delle attuali ‘liste bloccate’ come a quelli, ben noti, del ‘mercato’ delle preferenze. Solo in questo modo – infine – si rispetterebbe la Costituzione, la ‘più bella del mondo’, forse, ma sicuramente la più inattuata.