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Sea Watch e la legge: violarla per i profughi non è come salvare gli ebrei…

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 28 Giugno 2019 13:50 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2019 13:50
Sea Watch e la legge: violarla per i profughi non è come salvare gli ebrei...

Sea Watch e la legge: violarla per i profughi non è come salvare gli ebrei… (Ansa)

ROMA – I tentativi da parte della ‘capitana’ della ‘Sea Watch 3’ di infrangere la legge italiana sono manifestazione evidente di un fantasma che da tempo si aggira per l’Europa (e non solo). Questo fantasma è il diritto dei cittadini, o di minoranze di essi, di resistere ad ogni abuso da parte dell’autorità pubblica quando si traduca nella palese violazione di diritti umani fondamentali, in contrasto con le convenzioni internazionali e la Costituzione nazionale.

Il diritto di resistenza è riconosciuto espressamente dalla Costituzione Tedesca (art.20) mentre nella nostra Costituzione deriva necessariamente dagli articoli 2 (‘la legge riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo’) e 10 ( ‘l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute’).
In questo senso vale solo in parte il richiamo all’Antigone di Sofocle che si oppone alla legge civile della città in nome della legge divina. Chi oggi si avvale del diritto di resistenza (e, quindi, di opporsi a leggi inique perché
contrarie ai diritti inviolabili dell’uomo  lo fa non in nome di un vago principio ‘superiore’, ma in nome della legge che regola e disciplina tutte le altre: la Costituzione.

Non è facile resistere, come non lo era sotto i regimi totalitari e razzisti. Chi resisteva, allora, nascondendo un ebreo o diffondendo volantini contro il regime, rischiava la vita. Chi resiste oggi, in nome della
Costituzione, lo fa a proprie spese, sapendo di dovere andare incontro a sanzioni pur sempre legali: come Socrate, nell’accettare di bere la cicuta pur consapevole della giustezza dei propri insegnamenti. Allo stesso modo, accetta il rischio della sanzione legale chi – come accaduto in Francia – rifiuta di allacciare la cintura di sicurezza, al decollo di un volo che deporta degli extra-comunitari; chi oppone resistenza alla polizia che sgombera con modalità violente un campo rom; chi occupa un edificio pubblico o scende in piazza pacificamente in segno di protesta contro una manifestazione che metta in discussione l’ordine democratico.

Sia ben chiaro. Tutte queste iniziative non possono aspirare a una specie di immunità dalla legge: amministrativa, civile e anche penale. La comandante della ‘Sea Watch 3’, e chi la vuole sostenere attivandosi direttamente, non intendono sottrarsi alla legge e alle sue sanzioni: loro scopo è mostrarne pubblicamente l’iniquità e cercare di convincere le autorità dello Stato – attraverso un confronto anche duro e ostinato ma animato sempre dalla volontà di dialogo – a tornare sui propri passi e sulle proprie decisioni.

Inteso in senso davvero ‘costituzionale’ e democratico il confronto tra Autorità e resistenti deve sempre essere una forma particolare di dialogo tra opposte ragioni: quelle della legge formale ordinaria e quelle dettate dalla Costituzione.

Cosa sarebbe accaduto delle infami ( ma del tutto legittime ) leggi razziali, se una maggioranza dei cittadini italiani si fosse rifiutato di osservarle? Nessun regime, nemmeno il più brutale, può sbarazzarsi di un popolo sgradito, ma un popolo esasperato e davvero ‘sovrano’ può, alla fine e in assenza di altri mezzi , sbarazzarsi di un regime iniquo e oppressivo.