Migranti: 11 centrati in 45 giorni. Il negro tour nuovo sport in città

di Lucio Fero
Pubblicato il 31 luglio 2018 11:18 | Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2018 11:20
Migranti: 11 centrati in 45 giorni. Il negro tour nuovo sport in città (foto Ansa)

Migranti: 11 centrati in 45 giorni. Il negro tour nuovo sport in città (foto Ansa)

ROMA – Migranti: 11 centrati in 45 giorni. Più o meno [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  ogni quattro giorni si va a bersaglio. E forse mancano al conteggio, alla media realizzativa, i bersagli mancati. O quelli non finiti sui giornali.

Migranti, una volta si diceva immigrati. Ma adesso immigrato quasi non si dice più. Non a caso. Non c’è più immigrato nelle parole quotidiane del racconto italiano perché immigrato contiene l’idea di legittimo e utile. Invece la neo lingua e il subentrato senso comune hanno concordemente convenuto e stabilito che sono tutti migranti. Quindi tutti di troppo.

Migranti, le missioni a bersaglio erano fino a pochi giorni fa una a settimana. Il quoziente target colpito si è velocemente alzato, ora è uno ogni quattro giorni. Migliorerà il quoziente. E migliorerà in fretta. La media realizzativa crescerà. Come dicono quelli che sanno di sport (ma non di fisica) l’inerzia della partita è tutta dalla parte di chi va a bersaglio.

Lo sport, il nuovo sport in città è il negro tour. Si sovrappone logisticamente, culturalmente e umoralmente al vecchio puttan tour. Negli itinerari, nelle modalità, perfino, se così si può dire, in una sua etica cupa ed epica gioiosa.

Del negro tour sport esistono e si praticano varie specialità: la ronda, l’inseguimento, il tiro al volo, il tiro dal balcone, il mischione da rugby, il lancio in lungo. Fioriscono nella penisola cultori e appassionati. Moncalieri, Aprilia, Partinico, San Cipriano Aversa, Cassola Vicenza, Roma, Latina scalo, Forlì, Napoli, Caserta. Una mappa d’Italia. Così ramificata da dimostrare che sono iniziative di territorio, nascono dal basso.

Come dal basso? Non è il negro tour lo sport incoraggiato dal governo? No, proprio no. Il governo non scoraggia, è un’altra cosa. Certo, se dici ogni giorno che il migrante economico toglie lavoro all’italiano, se dici ogni giorno che vengono qui per rubare, se dici ogni giorno che sono da cacciare…non scoraggi. Magari anche un po’ ammicchi e indulgi. Vedi quel sotto segretario agli Interni che al mattino del 31 luglio parlando a Radio 24 del morto marocchino di Latina era angosciato per “quelli che si erano rovinati”. Il morto? No, quelli che forse lo hanno ammazzato. Sempre e comunque prima gli italiani!

Ma la dedizione e apertura allo sport del negro tour non viene dall’alto. E’ da tempo nel cuore, cervello, pensieri e parole e sentimenti della gente. Sì, della gente. Che di fronte al morto di Latina dice: ma forse voleva rubare. Che di fronte al pestaggio di Partinico dice: doveva restare nel suo campo. Che di fronte ai pallini e piombini dice: se la cercano.

Sì, della gente. Perché impegnati nei negro tour sono al momento soprattutto in relativamente pochi e probabilmente se ne vai a scoprire nome e cognome troverai qualche militanza, magari sul web, sovran-fascista-razzista. Cosa che la gente non è, non sia mai. Impegnati nei negro tour sono pochi e non dei più equilibrati e normali. Così ci diciamo e così, per ora, in parte è.

Ma la gente, la normale e tranquilla gente, è quella che ogni giorno, anzi ogni ora, elabora e mette in circolo sentimenti e profondo sentire come quell’operatore sanitario della Asl abruzzese che dice al negro: qui non c’è il veterinario. La gente è quella che dice: era stanco, stressato. E che lo vogliamo inchiodare, magari rovinare per una battuta?

E’ la gente, la brava gente italiana, a coltivare, concimare, nutrire, di fatto allestire un gigantesco nazionale negro tour. Il governo che c’è non l’ha suscitato, ha solo (e non è poco) fornito palestre, allenatori e trainer per questo nuovo sport in città.

Quelli che c’erano prima al governo continuano e continuano e continuano a inseguire un popolo che non c’è. La brava gente che non fa nessuna differenza tra colori della pelle certo c’è. Ma si ferma qui, all’affermazione teorica e a questo punto anche farisaica, della equivalenza del colore della pelle. La brava gente non ha nulla contro il colore nero della pelle. Non fa questione di colori. Purché dopo aver lavorato i colorati spariscano dalla circolazione.

Inseguendo un popolo che non c’è  quelli che erano al governo prima hanno perso il popolo, la gente che c’è. Consentendo che l’immigrazione clandestina si aggrumasse in racket di strada e quartiere, nella stolida e sciocca incapacità di reprimere i racket quotidiani sul cosiddetto territorio, quelli che erano al governo prima portano la responsabilità di aver più e più volte sfregato la lampada con dentro…con dentro quel che ne è venuto fuori.

E il governo che c’è porta la responsabilità (di cui è cosciente anche se fa finta di niente, il suo far finta di niente, grottesco nelle dimensioni, è la prova che sa quel che fa) di aver aperto il vaso con dentro quel che ne è venuto fuori.

Ma quel che c’era e c’è dentro e ne è venuto, sta venendo e sempre più verrà fuori era ed è nella testa e cuore e anima e voglia e pensieri e azioni della gente, la comune, normale gente italiana. E cosa è, come si chiama quel che era dentro e ora è fuori, quel che anima i negro tour e gli abbondanti dintorni? Chiamiamola…Sarchiapone! In un forse dimenticato ma indimenticabile performance comica decenni fa un Walter Chiari in forma inventò un nome per qualcosa che nessuno chiamava per nome ma tutti sapevano in fonda cosa era. Ecco, chiamiamola Sarchiapone la libido politico-sociale-culturale che allena e motiva i negro tour d’Italia.