Italia afflitta da Alzheimer sociale, i cattivi maestri che tolsero l’Imu

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 19 settembre 2013 16:40 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2013 16:46
Italia afflitta da Alzheimer sociale, i cattivi maestri che tolsero l’Imu

Enrico Letta (LaPresse)

ROMA – Una demenza civile: non altrimenti può essere definita quella che ci affligge e/o ci appesta tutti. Voler diminuire uno, due, dieci, cento tasse. Prima abbonare, cancellare l’Imu 2013 in prima e seconda rata. Poi rifiutarsi di alzare l’aliquota massima Iva, a luglio, ottobre e per l’eternità. Quindi tagliare le unghie e lo spessore del cuneo fiscale, cioè della differenza tra lordo e del netto, del costo lordo di un lavoratore per chi gli dà lavoro e del salario netto che il lavoratore prende a fine mese. Altrimenti detto, meno Irpef e/o meno Irap e da subito e in crescendo di tagli.

Ancora, mantenere per via di cassa Integrazione straordinaria e in deroga il quasi milione di quelli che hanno perso il lavoro. Ancora: “stabilizzare”, cioè assumere centinaia di miglia di lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. Ancora, mantenere in vita e in esercizio tutte le società partecipate di Comuni, Regioni e Province, anche se inutili e in perdita, soprattutto, verrebbe da dire, se inutili e in perdita. Ancora, conservare l’inefficienza e l’inamovibilità di tre milioni di dipendenti statali e comunali e regionali e…Ancora, conservare l’erogazione di tutti i servizi sociali, di tutto il Welfare che c’è conservando anche le simpatiche follie di una popolazione esente ad esempio dai ticket sanitari al 70% per auto dichiarata indigenza.

Ancora, conservare l’abitudine dei governi e istituzioni locali a spendere a piè di lista, in sostanziale irresponsabilità e con la “licenza di uccidere” per via di addizionali fiscali. Ancora, conservare, anzi aumentare lo stortura del fisco italiano che tassa moltissimo lavoro e salario e pochissimo proprietà e consumi. Un reddito di 3.500 euro netti al mesi è sottoposto ad aliquota marginale, tra addizionali e Irpef di Stato, del 48 per cento. Cui si sommano ovviamente altri tributi. Quindi un reddito accertato e dichiarato di 3.500 euro netti al mese (agiatezza non certo ricchezza) è sottoposto a pressione fiscale superiore al 50 per cento. Che altro si vuole tassare sul reddito? E lo stesso vale per il reddito di impresa e per quello da lavoro autonomo. Con la non trascurabile variante che il reddito da lavoro autonomo dichiarato è, se va bene, un terzo di quello reale. Al contrario se siamo in testa alla classifica europea e forse mondiale della tassazione su lavoro e impresa, siamo in zona medio-bassa quanto a Iva e in fondo alla classifica come tasse sulla proprietà immobiliare.

Ancora, conservare una politica, un ceto politico che fa della distribuzione del denaro pubblico la sua missione. Ancora, conservare un elettorato e un’opinione pubblica che fa del denaro pubblico ricevuto la misura, unica e sola, della natura del suo consenso. Ancora, conservare una comunicazione di massa che esalta il circuito io grido, tu paghi. Dove io sta per “società civile e tu sta per governo, Parlamento, partiti.

Ancora e in una parola: diminuire le entrate, aumentare le spese e pretendere di farla franca all’infinito magari portando il debito pubblico al 150 per cento, già oggi è al 134 e comunque ci penseranno i figli e i nipoti. Ancora, magri nel frattempo dare una ritoccata alla legge che ci manda in pensione a 66 anni. Non si potrebbero fare un bel po’ di eccezioni. Magari milioni di eccezioni? magari dichiarandoci tutti esodati nelle speranze e nelle aspettative?

Ancora, non fare nulla prima in venti anni e poi negli ultimi due, dal 2011 ad oggi, per aumentare la più bassa produttività d’occidente. Magari costruire infrastrutture, porti, strade e tav? Magari lavorare sulla bolletta energetica che per chi fa impresa in Italia è del 30 per cento superiore ai concorrenti appena fuori le mura patrie? Magari finanziando e incoraggiando una formazione scolastica e universitaria di qualità e quindi selettiva? Magari lavorando su intese nazionali e di settore riguardo all’uso della risorsa lavoro? Ancora, non fare nulla di ciò in due anni e sperare che “la ripresa ci agganci”.

Ancora, conservare un sistema imprenditoriale che si finanziava al 95% dalla e banche e ora, causa crediti crunch, dalle banche si finanzia al 92%. Insomma imprenditoria piena di talento e di missione sì, ma che non ci mette un euro di suo. Ancora, conservare un sistema sindacale che negli ultimi venti o trenta anni mai ha posto la questione del salario, cioè la “sua” questione. Magari i sindacati hanno posto e pongono la questione fiscale, cioè chiedono a purtroppo spesso ottengono che tasse vecchie e nuove paghino stipendi inutili e uguali per tutti, bassi, inutili e uguali.

Ancora, partiti della sinistra che in realtà sono partiti della spesa pubblica indifferenziata sempre e comunque, delle tasse e del pubblico impiego. E partiti della destra che in realtà sono partiti del deficit, debito, bancarotta e non ti pago.

Ancora, alternative anti sistema che sono per la spesa pubblica indifferenziata e insieme per il non ti pago e bancarotta.

E ancora e soprattutto: far finta, anzi essere certi e giurarci che tutto questo sia ovvio. Ovvio svegliarsi al mattino dell’economia e delle attività umane e uscire di casa viaggiando tra lavoro, tasse, spesa, occupazione, produzione, bilanci non ricordando mai qual è la strada. Né la strada per andare dove né quella per tornare a casa. Aver memoria abbastanza nitida del passato lontano e nulla dell’appena ieri. Non riconoscere i numeri, cioè i volti della realtà. Non riconoscere la realtà. Aggirarsi bisognosi di tutela ma orgogliosi e scontrosi nel voler far da soli, magari e purtroppo facendosela addosso. Tutto questo non sai come spiegarlo, capirlo, raccontarlo se non con l’immagine della demenza sociale, dell’Alzheimer sociale sopravvenuto.

Come arrivi l’Alzheimer clinico non si sa, e anche quello sociale dove, quando e come cominciò non è dato sapere. Però si vede che c’è. E d fronte a questo c’è un governo e ci sono quelli che invocano “stabilità”.  A parte che è difficile definir stabile un governo che trema cinque volte a settimana e qualche volta anche il sabato e la domenica, il governo Letta e i governi simil-Letta e la stessa stabilità nella forma data e conosciuta hanno rispetto a questo Alzheimer sociale la stessa funzione e ruolo del medico pietoso sì ma che la la piega purulenta. Ma poi in fondo non è neanche questione di medico: allo stato delle conoscenze mediche l’Alzheimer non ha cura, non si cura, non si guarisce. Allo stato noto delle scienze umane l’Alzheimer sociale è come quello clinico: senza cura e senza guarigione. Unica differenza: quello sociale compare di rado nella storia dei popoli rispetto a quanto faccia quello clinico nella storia dei corpi. Più che una consolazione è un carico da undici sulla partita già persa.