Banche, rimborsateci tutti e sempre…e saremo ricchi

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 7 Dicembre 2015 12:46 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2015 12:52
Banche, rimborsateci tutti e sempre...e saremo ricchi

Banche, rimborsateci tutti e sempre…e saremo ricchi

ROMA – Se i circa 130 mila che hanno comprato azioni e obbligazioni di Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria, Carife e Cari Chieti saranno rimborsati con denaro pubblico delle perdite subite, allora correrò ad acquistare azioni e obbligazioni delle banche messe peggio in Italia, di quelle sull’orlo del fallimento, di quelle impantanate in speculazioni azzardate. Correrò a comprare le loro azioni e sottoscriverò le loro obbligazioni per il semplice motivo che le banche inguaiate sono quelle che pagano di più in interessi e cedole per la raccolta di fondi. Correrò a comprare quei titoli e quelle obbligazioni, incasserò fino a che dura interessi e cedole alti. E poi se arriva il crack voglio vedere chi avrà il coraggio di dirmi che non devo essere rimborsato. Rimborsato a spese e con i soldi dei contribuenti del mio azzardo finanziario.

Questa storia delle quattro banche salvate dal governo e dei loro azionisti e obbligazionisti che oggi esigono rimborso totale è una compiuta ed esaustiva parabola della società italiana contemporanea e dei suoi reali valori.

1) Le quattro banche stavano andando, anzi erano a gambe all’aria perché da tempo gestite e di fatto saccheggiate in nome e per conto del “territorio”. Finanziamenti erogati su parametri di “vicinanza” sociale e para politica. Soldi impiegati a sostegno di imprenditoria amica e segnalata. E il tutto coperto dall’alibi della “funzione del credito sul territorio”. Insomma le banche in questione con la società civile del contado e con la politica locale avevano e praticavano un patto esplicito: noi vi diamo soldi a prescindere, voi ci tenete in piedi comunque.

2) E’ probabile che alcuni, molti, dei 130 mila tra azionisti e obbligazionisti delle quattro banche che ora reclamano rimborso totale nulla sapessero e soprattutto nulla incassassero da questo patto. E’ assolutamente improbabile che ignari e non favoriti in alcun modo fossero tutti i 130 mila. Alcuni di loro, difficile dire quanti ma tanti, hanno comprato azioni per guadagnarci e hanno comprato obbligazioni su cui ci hanno guadagnato. Fino a che le obbligazioni hanno pagato interessi e cedole.

3) Azioni ed obbligazioni sono esplicitamente capitali a rischio e investimenti a rischio. Sta scritto ovunque ed è una ovvietà. Se non ci fosse rischio non ci sarebbe guadagno. Anzi, di solito il guadagno possibile è parallelo al rischio stimato. Nessuno può far finta di non saperlo. Però tutti fanno finta che l’investimento a rischio non esista.

4) Truffati i 130 mila che hanno comprato investimenti a rischio? Tutti poveri vecchi incapaci di intendere e volere come li racconta la stampa e la televisione? Qualcuno può darsi. E allora c’è responsabilità penale e civile di chi li ha imbrogliati. Ma tutti imbrogliati è una bugia. Bugia neanche pietosa, bugia invece maliziosa.

5) Con il tutti imbrogliati si vuole stabilire la prassi e la teoria della copertura a spese del contribuente del rischio cancellato per l’investitore. Lo si battezza piccolo risparmiatore e si stabilisce che gode di una sorte di assicurazione pubblica pagata con le tasse. In sostanza e in soldoni: perché io che investo in obbligazioni che pagano 1,5 per cento pago poi con le mie tasse il rimborso delle perdite a chi ha rischiato e investito in obbligazioni che pagavano il 3 per cento. Perché deve essere punita la prudenza finanziaria e la solidità dell’investimento e coperto a spese pubbliche l’azzardo e l’approssimazione e la cattiva gestione?

6) Il perché, vien detto, è nella piccola dimensione. Chi ha comprato azioni e obbligazioni per poche decine di migliaia di euro spesso è un soggetto sociale debole cui se togli o intacchi quel risparmio lo condanni all’indigenza o quasi. A parte l’ovvia circostanza per cui un minimo di responsabilità nelle scelte deve essere attribuita anche ai soggetti deboli, è davvero un soggetto debole uno che compra azioni di una banca? Come che sia, se c’è stato raggiro o truffa vengano arrestati i truffatori. Se c’è emergenza sociale in alcuni casi si intervenga per via di welfare anche straordinario.

7) Ma qui non si chiede e non si reclama aiuto ai veramente truffati e veramente poveri dei 130 mila. Qui si reclama e si grida come somma giustizia il rimborso totale per tutti i 130 mila. Il rimborso di che? Non dei soldi sul conto corrente che sono salvi e anzi salvati dal decreto del governo. No, si reclama il rimborso totale della perdita di valore subita dalle azioni e dalle obbligazioni delle banche. Il che è somma ingiustizia: perché mai i titoli azionari di quei 130 mila dovrebbero essere esentati dal rischio, dalle oscillazioni, dalle perdite che subiscono regolarmente altre centinaia di migliaia, milioni di azionisti di altri titoli? Forse che quando quelle azioni oggi di valore azzerato di valore salivano chi le aveva in tasca versava alla cassa pubblica la plusvalenza? E perché mai le obbligazioni di quei 130 mila devono essere sicure e a valore costante per decreto e mano pubblica mentre altre milioni di obbligazioni, magari più prudenti, subiscono le oscillazioni del mercato?

8) In realtà la storia delle quattro banche e dei 130 mila e il gran teatro allestito intorno a loro sono l’apoteosi e la liturgia solenne del diritto senza doveri, dell’incasso senza rischio, del facciamoci rimborsare tutti e tutto sempre a spese dello Stato.

9) Pochissimi, in apparenza nessuno, hanno il coraggio civile non dico di scriverlo ma neanche di pensarlo. A pensarlo si fa peccato e sacrilegio contro la divinità suprema dell’informazione e della politica: la gente in piazza. Così Huffington, cioè La Repubblica, spara sulla sua homepage “Rabbia contro il Palazzo, risparmiatori truffati” e fotograficamente esalta quella manifestante che con scarso senso delle proporzioni e anche minimo rispetto per gli assassinati veri innalza il carrello “Banca Isis” davanti a Montecitorio.

10) Non è “rabbia”, è pretesa. Il “Palazzo” ha salvato il sedere, sotto forma dei conti correnti, anche a molti di quelli che oggi reclamano. Non sono tutti “risparmiatori truffati”. Qualcuno sarà stato truffato, davvero, qualche altro si è accomodato volentieri a quegli acquisti. Rimborsarli tutti a spese del contribuente è ingiusto e farlo, se lo fanno, risponde solo alla logica del cedere a chi grida più forte. Infine raccontare tutto questo come fosse la santa rivolta del popolo spennato, l’accodarsi e il cavalcare ogni piazza e ogni lobby…se questa è la musica nessuna sorpresa che si preferisca l’originale alla copia. Cioè? Cioè se Repubblica si mette a suonare la musica che suonano Libero e il Giornale è in fondo piccola nota di una sinfonia più grande: quella per cui se la “gauche” parla come Varoufakis o Fassina allora nessuna sorpresa se la “gente” preferisce e vota l’originale: il Fron National della famiglia Le Pen.