Berlusconi all’ultima barzelletta: “Io capo del governo nel 2013”

di Mono Fuccillo
Pubblicato il 12 luglio 2012 14:56 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2012 15:39

Silvio Berlusconi (Lapresse)

ROMA – Confesso: ci ho messo un po’ per “realizzare”, mettere a fuoco. Lì per lì la notizia che Silvio Berlusconi si candidava a premier d’Italia per la sesta volta mi è apparsa in buona misura ovvia, prevedibile, insomma non obbligata e obbligatoria ma nel novero delle cose possibili, nell’ordine delle cose italiane. Poi, con lentezza, ho messo a fuoco: un anziano signore fuori dal mondo, uno che era on time venti anni fa, un nonno che ripete sempre le stesse frasi perché di preciso non ricorda a chi le ha già dette, uno che racconta sempre dei bei tempi andati, dei “ristoranti pieni” e della “lira” e della crisi “che è un fatto di testa”, uno insomma come il geometra Rossi, il ragionier Bianchi, l’avvocato Lo Russo, il professor De Vincenzi…insomma uno di quelli che vanno per gli ottanta, abitano nel tuo palazzo e quando li incontri ti spiegano che se comandassero loro, se si facesse come loro sanno, il condominio, il Comune, lo Stato, il mondo si rimetterebbe sui giusti binari.

Con lentezza ho messo a fuoco che non era sogno o incubo ma quotidiana e concreta realtà: un anziano signore fuori dal mondo e già un filo fuori di testa tra nove mesi potrebbe governare il paese, quello dove vivo. Faccio finta di non saper nulla del Berlusconi che fu: quello del milione di posti di lavoro…del patto con gli italiani, delle tre aliquote Irpef la più alta massimo 33%, della crisi da noi non c’è e non arriva. Fingo di non saper nulla del Berlusconi privato diventato, anche per sua bulimia di sesso, di corte e di applausi, Berlusconi pubblico. Dico che tutto questo non c’entra, tutto questo sottraggo e non tengo in conto. Metto però a fuoco il Berlusconi di oggi, quello che si candida. Quello che, faccia a faccia con la Merkel al vertice di Cannes nel 2011, ne esce talmente forte e vittorioso da doversi dimettere da capo del governo italiano pochi giorni dopo, lo stesso che da comiziante in Italia nel 2012 intima alla Merkel di “andarsene lei dall’euro”. Quello che prende per i fondelli gli italiani dicendo che ci ha pensato e che se la Merkel non scuce, l’Italia “se li stampa da sola gli euro”. Li prende per i fondelli, qui e ora, perché nessuno “si stampa gli euro da solo”. Quello che andrà a chiedere, ed ottenere, voti per “abolire l’Imu così come cancellamo l’Ici”. Quello che giurerà, proporrà di rifare tutto quello che abbiamo già fatto dal 2008 al 2011, l’intero percorso del disastro economico, finanziario e sociale raccontandoci però che tutto va bene.

Lentamente ho messo a fuoco, non che Berlusconi si ricandidava premier. Lui è così, è fatto così, è sempre stato così e, avendo avuto modo di osservarlo relativamente da vicino per una decina di anni dal ’94 in poi, era difficile sorprendersi del tutto. Lui è così: è il padrone, l’anima, l’immagine e la sostanza. Lui è serenamente certo che ogni scelta che non sia scegliere se stesso sia ripiego e rinuncia. Leggo che più d’uno spiega e motiva la sesta candidatura con un doppio calcolo: forse non vincere ma comunque prendere una percentuale di voti tale da aver voce in capitolo nel futuro governo di unità od obbligo nazionale e, secondo ma forse primo obiettivo, restare con una robusta percentuale di voti in mano come garanzia e assicurazione per le sue aziende che uova d’oro non ne producono più già da un po’. Può darsi, vai a sapere. Ma quel che legge sulla doppia “vera” motivazione e intenzione di Berlusconi non mi convince e, soprattutto, non serve. Davvero ci sarà questo governo Pdl, Pd, Udc dopo le elezioni 2013 di cui sono certi Marco Travaglio e Beppe Grillo? La certezza di questi due osservatori mi conferma che un simile governo è al cuore e nella chiacchiera della politica italiana e quindi alla periferia estrema delle forze e delle cose reali che plasmano la storia che ci è contemporanea. E poi Berlusconi non è mai stato e non è quello che immagina Travaglio: sempre chino sulla scrivania a disegnar piani del male, sempre ad aguzzare la mente all’inganno…Berlusconi non è uomo di strategie, tanto meno complesse e arabescate. Il “dietrologo” che insegue Berlusconi cercando cosa c’è “dietro” insegue in realtà solo se stesso e il pubblico cui racconta favole sull’Uomo Cattivo. Berlusconi è e fa come gli gira e gli è sempre girato e ancora gli gira di essere la soubrette numero uno, il protagonista, il primo nome in cartellone. Basta e avanza a spiegare perché lo fa per la sesta volta.

Quel che lentamente ho messo a fuoco è quel che significa e attesta la “ridiscesa in campo”. E’ vero, verissimo che tanti italiani lo voteranno, tanti italiani che senza di lui non voterebbero Pdl, scegliendo magari Grillo. Invece se c’è Berlusconi votano lui. Forse, probabilmente non il 30 per cento frettolosamente annunciato (il sondaggio originale parla di “area potenziale” tra il 28 e il 32 ma area potenziale non è intenzione di voto). Ma il 20/25% Berlusconi lo può fare, è alla sua portata. Perché un bel pezzo d’Italia era, e e resta così. Così come? Così che voterebbe non solo Belzebù ma anche il Mago Otelma o la Dea Kalì se intravede la possibilità di pagare trecento euro in meno di tasse, qui ora e subito e…del doman non c’è certezza e neanche interesse, curiosità e responsabilità. Basta leggere quel che corre su Facebook e nelle vie e piazze di scambio di umori dove si incontrano i “popoli del web” per confermare che un bel pezzo d’Italia è proprio così, tutta così e solo così. Non tutta questa Italia così vota Berlusconi, ma una parte robusta di questa Italia così Berlusconi lo vota e, se c’è, lo rivota pure con piacere. Quella parte notevole del  paese che si venderebbe, anzi si vende ogni parte di sé per continuare a cavarsela e sfangarla e a “buttarla a quel posto” al resto del mondo. A questa parte del paese Berlusconi racconta che se lo compra ogni parte di sé che il singolo mette in vendita, i tanti singoli pensano: i soldi Berlusconi ce li ha, magari ci compra davvero. E il cerchio coerentemente, logicamente si chiude. Siamo il paese di Francesco Schettino che si dichiara vittima e perseguitato, il paese dove Umberto Bossi ancora giura che è tutta “una montatura di Roma”, il paese dove l’ultima barzelletta di Berlusconi: “Io capo del governo nel 2013” è un messaggio di richiamo nella più pura lingua nazionale.

Questo ho lentamente messo a fuoco e mentre stringevo gli occhi per afferrare, inquadrare l’immagine delle elezioni 2013, vedevo anche che Berlusconi non è solo sul mercato del “votatemi e sarete esentati”. La stessa mercanzia è sui banchi e banconi di tutta la Fiera: allo stand Grillo e a quello Maroni e allo stand Vendola e a quello Di Pietro. Infatti leggo che Bersani con il suo Pd si sente stretto dalla “tenaglia” che va da Berlusconi a Grillo e che sarà costretto a vendere la stessa mercanzia: “votateci e sarete esentati”. Non farà Bersani e neanche il Pd una grande fatica ad adeguarsi. Lentamente ma sempre più nitidamente metto a fuoco l’Italia 2013, e distolgo lo sguardo.