In vacanza senza la Bce, l’estate di un paese orfano

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 3 agosto 2012 14:10 | Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2012 19:51

Mario Draghi, presidente Bce (Foto Lapresse)

ROMA – Si parte, si parte: non state a sentire quelli che, prima ancora che voi vi siate mossi o immobilizzati, hanno già calcolato quanti milioni restano in città o vanno al mare e stavolta hanno “osservato” il funerale della vacanza. Si parte invece o si è già partiti: relativamente pochi giorni, sette o quindici e non di più. Ma è così da anni e lo spread non c’entra. Cercando di spendere di meno, ma è da dieci anni che ci si prova. Con meno potere d’acquisto in tasca, ma è da 15 anni che gli italiani producono meno ricchezza e si mangiano quella, tanta, che avevano accumulato. Eppure non c’è il funerale della vacanza, in vacanza ci si va. Il funerale verrà dopo, tra poco, tra sette, quindici giorni. Il funerale di un sogno collettivo e nazionale: che la Bce pagasse per noi e noi il biglietto del treno o dell’areo o anche del pullman che ci portava fuori dalla crisi. Che ci portava al 2013, anno in cui avremmo potuto, più o meno gratis, riprendere ad essere l’Italia che eravamo fino a novembre 2011.

In vacanza senza la Bce, orfani della Bce. Tutti proprio tutti orfani. Orfana Confindustria che affidava alla Bce il compito qui e adesso di liberare in Italia risorse fiscali per l’impresa, quella cosa che la politica italiana non sa fare perché non riesce a toccare la spesa. Orfani della Bce i sindacati che affidavano alla Bce il compito di liberare risorse dal bilancio pubblico, con tassi di interesse più bassi sul debito, per non dover toccare mai e poi mai la pubblica spesa. Orfani i Comuni dell’Anci che annunciano “chiusura” a settembre lo stesso giorno in cui Enrico Bondi dimostra, numeri alla mano, che se tutti spendessero e comprassero beni e servizi ai prezzi standard del mercato, non ci sarebbero puliti e precisi dieci miliardi di spreco. Orafni i Comuni e le Regioni e le Province che affidavano alla Bce il compito di creare il clima adatto perché loro, l’intero mondo degli Enti e governi locali, potesse “resistere, resistere e resistere”.

Orfani gli schieramenti politici: Pierluigi Bersani sulla Bce faceva di conto per tenere in piedi la coalizione che sta allestendo. Senza i soldi della Bce, anzi senza i suoi acquisti di titoli di Stato italiani, acquisti senza porre condizioni al paese aiutato, come fa il Pd a governare? Come lo spiega ai suoi elettori e alla sua base sociale che nel 2013 “la musica non cambia”? E come farà Vendola, se sta nell’alleanza, senza i soldi, le risorse per il suo nuovo “welfare-cantiere”? Altro che il problema dell’intesa di governo con Casini, altro che problema delle unioni gay, queste son cose che si risolvono. Ma, come senza soldi non si cantano messe, senza la Bce deus ex machina al centro sinistra italiano manca la benzina, anzi l’ossigeno.

E orfani della Bce restano anche a  destra: fa solo sorridere l’idea di Alfano di abbassare le tasse di un punto all’anno dando in garanzia ai mercati niente meno che un Fondo con dentro le proprietà immobiliari pubbliche. Senza la Bce che interviene  “a gratis” chi si fida di quel Fondo? Orfani della Bce perfino quelli che come i Cobas a Taranto vogliono la Ilva chiusa e lo stipendio a casa pagato dallo Stato. Se la Bce dava soldi allo Stato un qualche distorto e pavido Stato poteva anche…, ma senza i soldi della Bce neanche l’antagonismo sociale campa in Italia, infatti punta al sussidio e alla pensione. Orfani della Bce anche i Beppe Grillo e gli Antonio Martino e forse i Silvio Berlusconi che accarezzano l’idea del ritorno alla lira. Senza la Bce corrono il serio rischio di vedere realizzati i loro desideri. Loro se la caverebbero, molto meno i molti italiani che leggono o sono d’accordo con Il Giornale che fa campagna per la lira: si ritroverebbero in tasca soldi che valgono il 25/50% di meno. Quelli de Il Giornale, forse, potrebbero allora farsi aumentare gli stipendi in proporzione, chi questa operazione non potrebbe farla ci rimetterebbe da un quarto alla metà dei soldi: è questa la cura che affascina Berlusconi e ha convinto Grillo.

Orfani della Bce tutti o quasi o comunque la stragrande maggioranza. Tutti quelli che aspettavano il 2013 per vedere di scamparla e scansarla un po’ questa storia della pensione a 65 anni. Ma che, davvero? Un’aggiustata con qualche ricorso alla magistratura, una parola di cortesia con il nuovo governo che arriva…Tutti quelli che aspettavano il 2013 per farla finita con questa moda degli scontrini fiscali e non sia mai delle fatture. Tutti quelli che aspettavano il 2013 per ammorbidire l’Imu o renderla “una tantum”. Tutti quelli che aspetta il 2013 e poi vedrai se il nuovo governo non si rimangia il taglio degli statali e degli ospedali. Insomma tutti o quasi, orfana l’intera Italia che liberamente voleva decidere di tornare a vivere più o meno come prima.

Orfani, perché la Bce comprerà, interverrà, aiuterà solo se i governi, i paesi e i popoli prendono impegni. Nel nostro caso non verrebbe chiesto di prendere “altri” impegni, altri tagli e tasse. Ma verrebbe chiesto di mantenere gli impegni presi. Quel che la gran parte dei partiti non vuol fare e che buona parte del paese non vuol sentire in campagna elettorale. Se vogliamo la Bce, allora dobbiamo mantenere gli impegni presi. Ed è vero che “mantenere gli impegni presi” limita di molto la fantasia e le azioni dei partiti e dei futuri governi, buona parte delle cose che raccontano e che ci raccontiamo sono fuori dagli impegni presi. Scrive perciò oggi un giornalista in prima pagina sul Corriere della Sera: “Il salvataggio del paese avrà un prezzo che si pagherà nella valuta più pregiata, la democrazia”.

Frase ad effetto, perfino efficace e che coglie il dilemma. Che però non è tra democrazia e non democrazia. L’Italia, i suoi partiti e il suo elettorato possono scegliere, nessuno impedisce di votare e governare contro gli impegni presi e per tornare ad essere l’Italia prima di Monti. Se questa è la volontà, sia fatta: è questa la democrazia. Ma anche in democrazia non esistono pasti gratis, se democraticamente l’Italia sceglie questa strada può farlo. Quello di cui è rimasta orfana e della speranza furbetta di poterlo fare gratis o comunque con qualcun altro che paga. Era molto lodata fino a ieri in Italia la Bce e la cosa riportava alla mente un insolente ritornello che si cantava negli oratori alla distribuzione delle merende, suonava così:” E sempre sia lodato quel fesso che ha pagato”. ecco, brutti e cattivi in Europa ce ne sono, fessi meno ed è questa la notizia che manda orfana l’estate italiana.