Grillo, Di Pietro: sinistra ma quando mai? Euro o manette: qui la frontiera

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 28 agosto 2012 16:07 | Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2012 16:07

ROMA – Enrico Mentana, comprensibilmente, ci inzuppa il pane. Bersani e Grillo gli forniscono latte e cucchiaio, lui che deve fare? Titola “rissa a sinistra” e ci fa sopra notiziario ghiotto e talk-show rissoso con Ferrara Giuliano e Travaglio Marco. Enrico Mentana è il primo, il più pronto e il più bravo, anzi “inzuppatori di pane” seguiranno. Rissa a sinistra è una “tazzona” in cui tutti possono intingere, grissino, pagnotta, biscotto, fetta biscottata, qualunque sia la natura dell’immergente, la “rissa a sinistra” è tanto ampia e capiente che “sgocciola” per tutti. E invece no, parafrasando quella della tempesta in un bicchier d’acqua, la rissa a sinistra è un subbuglio in una tazzina di caffè: il contenitore è troppo piccolo per contenere davvero quel che si agita. E anche il nome dato al contenitore, quel “sinistra” che tutto dovrebbe far immediatamente capire o almeno indicare con chiarezza il “chi” e il “di cosa” si tratta, è invece sbagliato e fuorviante.

Sinistra, destra, fascisti, piduisti…Si vuole che sia parole vuote, puro clangore di sillabe e consonanti per chi ha trenta anni circa, figurarsi di meno. E in effetti queste parole per i vari “popoli” che popolano le terre emerse e sommerse della pubblica opinione significano ben poco. Per un ottimo motivo: sono legate non a storia passata, la storia è sempre una e una sola. Sono legate e categorie di lettura e interpretazione della storia, a sentimenti e ragionamenti caduchi più che canuti. Non è la “vecchiaia” in anni che rende incomprensibile una parola o un concetto o una storia, è la “vecchiaia” degli automatismi che non scatta più, delle conseguenze che non conseguono più, del contesto che mutando se stesso muta il valore e il significato del “parlato”. Questo è l’ottimo motivo per cui a milioni e milioni risulta marziano stabilire, anzi litigare, se Di Pietro e Travaglio sono di sinistra o se la parola d’ordine del “tutti in galera” sia di destra o se prima il Pci, poi il Pds, poi i Ds e quindi il Pd abbia favorito nei decenni, per atti od omissioni i piduisti. E chi mai saranno costoro per ormai una generazione e mezza che impropriamente “azzecca” la strage alla Banca dell’Agricoltura, piazza Fontana 12 dicembre 1969, con le Brigate Rosse del decennio successivo?

E qui veniamo al secondo motivo, quello pessimo, per cui sono tutte parole che suonano vuote: l’ignoranza. Massiccia, diffusa, devastante. E da qualche anno orgogliosa di se stessa, ignoranza che si è fatta bandiera di se stessa, che ha stabilito essere questa, quella dell’ignoranza, non solo la condizione dei tanti, ma anche dei “meglio”. Il popolo vero è ignorante e quindi l’ignoranza è la condizione, l’habitat della vera democrazia: questa la cultura che si è sparsa, solo l’ignorare rende davvero liberi di volere, l’opinione e il pensiero devono essere liberi dalla fatica del sapere, schierarsi è atto della volontà e non dell’intelletto, un po’ come “l’omo ha da puzzà!”

Quindi lunghissimo è l’elenco delle cose che si possono, anzi si debbono ignorare. Per restare a noi, alla rissa a sinistra…

1) Antonio Di Pietro non è mai stato, non hai mai voluto essere e non ha mai finto di essere sinistra politica. La sua visione del mondo è sempre stata, e non è né accusa né scandalo, sempre compatibile con quella del vecchio Msi e della parte seria e non “mondana” di An: insomma manette e divisa. Questo non fa di Di Pietro in diavolo, ma non è che fosse impazzita la destra italiana quando dopo il ’94 lo voleva ministro. Per Di Pietro era una destra troppo “arraffona” e lui rifiutò. Ma lui e la destra governante se avevano comportamenti inconciliabili, pur parlavano la stessa lingua. E’ la sinistra, in particolare il partito che allora vai a ricordare come si chiamava, insomma quello che si chiama Pd oggi, che arruola Di Pietro. Lo fa eleggere senatore con i voti garantiti del suo collegio elettorale al Mugello, voti “blindati” guarda caso contro quelli raccolti da un altro candidato di chi? Della sinistra di quella che allora era Rifondazione e non solo. E sarà poi il partito di Walter Veltroni, ancora lo stesso partito, nel 2008 a voler l’alleanza in esclusiva con Di Pietro. Quel Di Pietro che oggi Vendola fatica a mollare allora mollò tutta la sinistra-sinistra.

2) Beppe Grillo se gli dici che è di sinistra come minimo ti dice che non hai capito un tubo. E’ lui stesso a fondare l’identità del suo movimento sul rifiuto e dissoluzione degli stessi concetti di destra e sinistra. Per questo rifiuta alleanze, perfino contatti. Un commentatore politico ha scritto che Bersani è stato incauto o temerario nell’attaccarlo perché “chi tocca Grillo muore”. Può essere, ma Grillo sa che se lui tocca qualcun altro, allora è lui a morire. Per esistere e ingrossare politicamente ed elettoralmente, Grillo deve stare fuori e contro la destra, la sinistra, il Parlamento, il governo…Quando toccherà qualcuno di questi, comincerà a morire.

3) Marco Travaglio non è mai stato e non ha mai scritto una sola riga di sinistra. Lo testimoniano la sua biografia e i suoi libri. Non ha nulla a che vedere, neanche per un momento e neanche per caso, con nessuna delle varianti storiche della sinistra. Niente tra Travaglio e la sinistra libertaria e libertina, Travaglio è Savonarola. Niente tra Travaglio e la sinistra scientista e positivista, Travaglio e ora anche Roberto Saviano, diffidano dei laboratori tutte succursali delle multinazionali, tutte “filiali” dell’unica vera grande multinazionale, quella del crimine. Nulla tra Travaglio e la sinistra marxista, quella che fa delle condizioni materiali di produzione il motore primo della storia e la radice dell’azione politica, Travaglio pensa che la politica fabbrichi se stessa. Nulla a che spartire con il riformismo e neanche con il massimalismo, il Travaglio/Saviano pensiero sono “oltre”, sono una lieta novella, un avvento annunciato con relativa palingesi, punizione dei peccatori e incorporato decalogo della montagna. Diciamo, a voler essere amichevoli quanto sbrigativi, il Travaglio/Saviano pensiero è una religione monoteista dell’onestà.

4) Eppure Il Fatto di Marco Travaglio e la tv di Roberto Saviano sono sentiti e vissuti come “più di sinistra” da tanta parte dell’elettorato che vota più o meno a sinistra. E’ una storia storta e lunga, più lunga di quanto si possa pensare. In tv il primo solco lo scava Michele Santoro che di sinistra parte, fuori dalla sinistra mai atterra, ma che oggi è sospeso tra il cielo e il suolo. Nel solco della sua narrazione del mondo Santoro lascia gettare, germogliare e fiorire semi che di sinistra non sono: il bisogno sociale, qualunque bisogno che diventa “diritto” alla sola condizione che venga gridato, la transustatazione in studio. Ma è nella politica che si scavano i veri solchi: la sinistra  è molto, molto meno “tangentara” di quanto non lo sia il pentapartito di allora, della fine degli anni ’80 e inizio anni ’90. Però si acconcia a che venga narrata una “narrazione” che da Tangentopoli assolve il popolo, anzi la “gente”. Milioni di persone in carne e ossa facevano “il palo” ai partiti delle tangenti, Psi, Psdi, Pli, Dc. Ma la sinistra accetta che su questo cali il silenzio, anzi la versione di comodo della “gente” vessata e quindi in rivolta. Il peccato della sinistra, là dove inizia la lunga cova della destra dentro se stessa, non è aver assecondato il giustizialismo per sbarazzarsi di Bettino Craxi e soci. Il vero peccato è aver dato dignità ed asilo ad un giustizialismo che mandava assolti, anzi neanche citati in giudizio i veri complici della politica delle tangenti, e cioè la gente, i gruppi sociali, le categorie. Le prove di questa complicità? Sono ancora scritte in bilancio: buona parte dei circa 2000 miliardi di debito pubblico guarda caso contratto in quegli anni e finito a fare di quello italiano il maggio patrimonio e risparmio privato pro capite al mondo.

5) Non c’è sorpresa nella storia passata e recente di osmosi di elettorati e di “eterogenesi dei fini”. Quando i fascismi europei smisero di esser neonati furono votati in massa anche ad ex elettori socialisti e comunisti, soprattutto quelli dei ceti più popolari. Una parte dei viti democristiani andava all’Uomo Qualunque, una parte dei voti di Berlusconi è andata e va a 5 Stelle. Fiom e Lega hanno avuto da tempo elettorati confinanti e sconfinante reciprocamente al Nord…E, andando fuor dal seminato con iperbole ma non troppo iperbole, sono stati gli americani a finanziare, accogliere e assistere per anni i talebani in funzione anti sovietica, fino a che… Tuttora l’Occidente democratica tifa e sostiene primavere e rivolte arabe che tutte finiscono più o meno in teocrazie nemiche della democrazia, ostili alle donne, ai diritti umani e all’Occidente. La maledizione dell’abbattere uno Scià per ritrovarsi con un Khomeini ha anche una sua singolare dimensione e proiezione domestica.

6) Sesta e ultima cosa che quindi si può allegramente ignorare, tanto…Non è rissa a sinistra, per le suddette cinque precedenti e ignorate ragioni e tante altre da farci lunghissimo elenco, tanto lungo da farci un sudario per ogni tal-show. E’ un’altra cosa che un po’ non si sa, un po’ non si vuol e un po’ non si può dire: la rissa in questione è solo un episodio marginale seppur rumoroso, una “botta a muro” nella vera guerra politica e sociale: quella pro e contro l’euro e l’Europa. Guerra politica, sociale ed elettorale che si sta combattendo in tutti i paesi e che affianca la sinistra politica greca con la destra economica della Bundesbank, i socialisti che forse vanno a vincere le elezioni il 12 settembre in Olanda con i destrissimi “veri finlandesi” che vogliono la Finlandia mollare l’euro, la Grecia e baracca e burattini europei. Figurarsi se non può avvicinare, e lo fa, Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Marco Travaglio e il leghismo anti europeo riverniciato alla Maroni e io sobollio anti euro del Pdl e l’antimondialismo alla Tremonti e l’anticapitalismo alla Fiom…

I confini delle trincee non son troppo netti, si continua a passare da una parte all’altra o a ritrovarsi in una trincea mentre si pensava di andare nell’altra. Ma il campo di battaglia è chiaro: da una parte i “non pagheremo la crisi e neanche il debito” alleati di fatto o di comodo con i “niente regole e tasse”, dall’altra quelli che si adattano al sistema meno peggio inventato dagli umani, la democrazia delegata e cercano di tenersi il sistema meno peggio in cui hanno finora vissuto gli umani, guarda caso soprattutto in Europa: il matrimonio d’amore e d’interesse tra mercato e welfare. Euro sì o no, con quel che comporta e consegue, il resto sono solo canzonette, litanie e sceneggiate di chi non capisce oppure non sa oppure non vuole né capire né sapere. “Popoli” tifosi compresi, anzi in gara coi loro leader a chi la nasconde e se la nasconde meglio la palla.