Scudo anti spread, ma non è gratis. Berlusconi-Bersani: le due opposizioni

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 11 luglio 2012 14:38 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2012 16:25
Bersani e Berlusconi (LaPresse)

Bersani e Berlusconi (LaPresse)

ROMA – E’ in forma Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera: da un po’ di articoli ci “azzecca” con precisione e chiarezza. L’ultimo, sotto il titolo un po’ fuorviante “Terra incognita l’Italia che verrà”, fotografa lo schema di gioco dell’Italia politica per le elezioni 2013: da una parte del campo “due opposizioni” e nella metà del campo del governo nessuno. Due opposizioni, quella di Berlusconi che fa sapere torna in campo anche lui e la sorpresa al riguardo è molto relativa. E quella di Bersani. Due opposizioni, diverse tra loro per carità, ma entrambe decise a raccogliere voti e poi a governare sulla base di una critica severa a quel che il governo di prima, quello che c’è oggi, ha fatto. Correggere, smontare, rifare quel che l’Italia ha dovuto ingoiare da novembre 2011 a primavera 2013: questa sarà la proposta, l’identità, la campagna elettorale sia di Berlusconi che di Bersani. Poi ognuno scelga la diversa ricetta, ma la “pietanza” è quella.

Ad essere precisi le opposizioni non saranno due ma almeno tre: Beppe Grillo dove lo metti? Quella del Movimento 5 Stelle è opposizione a tutto titolo di quel che c’è stato e ci sarà nei diciotto mesi da fine 2011 a inizio 2013. A essere precisissimi di opposizioni c’è anche la quarta, quella della Lega di Maroni e la quinta, quella dell’Idv Di Pietro. E la sesta, quella di Sel di Vendola. E per gli incontentabili la settima, quella dei comunisti di Ferrero e l’ottava, quella dei neofascisti di Storace. Sicuri di averne dimenticata qualcuna, Polito si fermava a due, noi siamo arrivati a otto, di opposizioni è pieno il campo. Sembra ed è quello spot con tanti e tanti e tanti della stessa maglia che escono dallo spogliatoio e gli altri sono pattuglia mentre suona e ammicca lo slogan: “Ti piace vincere facile..?” Già, all’Italia politica ed elettorale nel 2013 piacerà vincere facile. E quindi tutti all’opposizione provando, per dirla con Polito, “a restare in Europa infischiandosene dell’Europa”.

Peccato però che l’Europa non si “infischia” di noi anzi osserva la corsa generale all’opposizione e quindi domanda e si domanda quanto valga la parola italiana. Questione astratta? Per nulla. Immediato e doloroso, a suo modo anche penoso esempio. Tutti più o meno contenti in Italia che Monti abbia ottenuto in Europa il principio e difeso anche la pratica dello scudo anti-spread. Avevano chiesto a Monti di farlo Berlusconi e Bersani e anche tutti gli altri. Bene, lo scudo c’è: se e come funziona non si sa, ma c’è. Però non è proprio gratis: si alza e difende i paesi in regola con gli impegni. In regola con gli impegni vuol dire per l’Italia il pareggio di bilancio “sostanziale”, cioè depurato solo dell’effetto negativo della recessione, a fine 2013. Se l’Italia rispetta questo impegno a fine 2013 la campagna elettorale di tutte e otto le opposizioni, da Berlusconi a Bersani fino a Grillo e Storace, si svuota di sostanza e diventa solo chiacchiera. Se l’Italia vuole lo scudo, deve volere il pareggio di bilancio. E se vuole il pareggio non può volere quello che già oggi vanno raccontando i vari Berlusconi e Bersani, nonché Grillo e Maroni e Di Pietro…

Immediato e doloroso, ognun lo vede. E perché anche penoso? Perché il Parlamento italiano deve al più presto ratificare il “sì” italiano al Fondo europeo che finanzia lo Scudo anti spread. Se dice sì a quel fondo il Parlamento italiano dice sì alla regola dello Scudo, cioè alla protezione per l’Italia se fa il pareggio di bilancio. Se dice sì, come fanno poi i partiti tra otto mesi a dire no a quello che oggi hanno votato? Ma se oggi il Parlamento dice no, allora getta a mare lo Scudo che ha appena voluto. Eccolo il “penoso” e non è poco: scudo gratis e tutti all’opposizione, questo è lo schema di gioco italiano, consigliato nei più rinomati “spogliatoi” della politica, anche quelli delle squadre neo promosse. Un gioco penoso che non fa pena.